Se la ricetta Ocse è forse più utile degli anatemi quotidiani

Se la ricetta Ocse è forse più utile degli anatemi quotidiani

Se la ricetta Ocse è forse più utile degli anatemi quotidiani
Si tratta, per rimanere nella espressione del titolo, di una ricetta difficile da preparare, ma che ci riporta al duro e artigianale lavoro della cucina e quindi, per venire alla crisi diffusa dei sistemi sanitari compreso il nostro, allo studio e alla analisi dei tanti determinanti che influenzano questa crisi e alla conseguente formulazione di proposte correttive o “contenitive”.

Ieri ho trovato con molto piacere pubblicata su Qs col commento di Cesare Fassari (che saluto e ringrazio ancora una volta) quella che è stata chiamata nel titolo la ricetta OCSE per finanziare la sanità in questo periodo di crisi. Si tratta, per rimanere nella espressione del titolo, di una ricetta difficile da preparare, ma che ci riporta al duro e artigianale lavoro della cucina e quindi, per venire alla crisi diffusa dei sistemi sanitari compreso il nostro, allo studio e alla analisi dei tanti determinanti che influenzano questa crisi e alla conseguente formulazione di proposte correttive o “contenitive”.

Trascrivo dalla Treccani online che una ricetta può essere definita come “Indicazione degli ingredienti, delle dosi e delle modalità di confezione, con cui preparare pietanze, dolci, conserve, bibite e bevande varie, o anche prodotti non alimentari”. Questa definizione della Treccani viene molto utile per sottolineare come gli ingredienti della ricetta Ocse debbano essere poi adattati alle realtà dei singoli sistemi sanitari nazionali, e quindi anche del nostro Servizio Sanitario Nazionale, in termini di dosi e di modalità di confezione.

Rimando alla lettura del documento originale dell’Ocse per un approfondimento, ma intanto prendo la efficace sintesi fatta da Cesare Fassari per ricordare che il principale ingrediente della ricetta OCSE è in questa fase identificare e tagliare le spese inutili, azione, o meglio complesso di azioni, che l’Ocse suggerisce di tornare a considerare una priorità.

Allo scopo l’Ocse rimanda ad un suo precedente documento del 2017 e indica alcune possibili misure per tagliare la spesa che “non produce risultati migliori o che è troppo dispendiosa” quali: la riduzione degli sprechi collegati alla pratica medica; la introduzione di approcci collaudati per aumentare la produttività; la previsione di leggi e regolamenti che estendano l’ambito delle competenze per i “non medici” e che possono produrre risparmi sui costi senza effetti negativi sulla qualità dell’assistenza; la effettuazione di interventi sul prezzo dei prodotti farmaceutici; il maggiore spazio alle valutazioni delle tecnologie sanitarie (HTA) e allo sviluppo della digitalizzazione; la migliore qualità e il migliore utilizzo dei dati sanitari; la introduzione dei cambiamenti e dei protocolli sviluppati durante la pandemia; la promozione di stili di vita più sani.

Ovviamente il documento dell’Ocse è criticabilissimo sia nel merito delle azioni proposte per la riqualificazione della spesa sanitaria pubblica che nel suo impianto generale che prevede a lungo termine anche la rivalutazione dei confini tra spesa pubblica e privata, ma mi convince l’indicazione di lavorare nel dettaglio sulle misure da adottare per gestire la attuale crisi dei sistemi sanitari nazionali compreso il nostro. E’ questo del resto il senso del recente intervento di Filippo Palumbo qui su Qs in cui dopo una ricostruzione della storia e degli effetti del sottofinanziamento della sanità in Italia è stata elencata una serie di aree di intervento cui dare priorità in questa fase.

Palumbo ne identifica 10 e nel merito di ognuna si deve aprire un confronto, così come altre se ne possono aggiungere come, sono una mia “fissa”, la qualificazione della attività centrale di monitoraggio dei LEA e la revisione del rapporto pubblico/privato con misure puntuali come quella della modifica del DM 70/2015 nella parte che lo riguarda.

Ma sono stati anche altri i contributi riportati qui su QS che propongono un approccio di sistema alla gestione della attuale crisi del Ssn (vedi ad esempio l’ultimo Rapporto GIMBE ), una crisi che trova corrispondenza nella crisi di altri sistemi sanitari nazionali come quello inglese, tanto per fare un nobile esempio, o quello spagnolo, più vicino a noi. Ecco credo che siano contributi come quelli che ho citato ad essere più utili in questa fase o comunque contributi che entrano nel dettaglio dei punti specifici dentro un quadro di riferimento complessivo

Ritengo invece e meno utili gli interventi che qui su QS adottano un approccio “ad anatema” in cui si propone la messa al bando di qualcosa o qualcuno che eserciterebbe un insopportabile peso sul Ssn. Il principale bersaglio di questi anatemi è sicuramente il privato, definito da Cavicchi “la grande marchetta”, espressione che è piaciuta molto anche a Rosario De Falco che la identifica però nei “costi nella Sanità della politica nazionale e dei politici del territorio”. Questi anatemi hanno una grande efficacia comunicativa, ma non mi sembrano altrettanto utili. Parere mio, ovviamente.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

20 Febbraio 2023

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