“Passata l’emergenza Covid 19 bisognerà riprogrammare 410 mila interventi chirurgici. E le liste d’attesa rischiano di raddoppiare”

“Passata l’emergenza Covid 19 bisognerà riprogrammare 410 mila interventi chirurgici. E le liste d’attesa rischiano di raddoppiare”

“Passata l’emergenza Covid 19 bisognerà riprogrammare 410 mila interventi chirurgici. E le liste d’attesa rischiano di raddoppiare”
Analisi Nomisma sul blocco degli interventi durante l'epidemia. Nel periodo di sospensione dei ricoveri differibili e non urgenti, sono stati rimandati il 75% dei ricoveri per interventi chirurgici in regime ordinario (tralasciando i day hospital e i ricoveri con diagnosi di tipo oncologico), con quote più o meno elevate a seconda delle categorie diagnostiche. “Probabile che si rallenterà anche il fenomeno della mobilità sanitaria”.

“In termini assoluti, considerando un blocco totale della attività programmate pari a due mesi e ad un periodo di ugual durata per la piena ripresa degli interventi, questo si tradurrà in circa 410mila ricoveri per interventi chirurgici da riprogrammare”. E’ la stima elaborata da Nomisma all’interno dell’analisi “Riprogrammazione degli interventi chirurgici, liste d’attesa e mobilità sanitaria: il Covid spingerà gli italiani a curarsi vicino a casa?”.
 
Nomisma ha stimato come, nel periodo di sospensione dei ricoveri differibili e non urgenti, siano stati rimandati il 75% dei ricoveri per interventi chirurgici in regime ordinario (tralasciando i day hospital), con quote più o meno elevate a seconda delle categorie diagnostiche. Da questo conteggio sono esclusi i ricoveri con diagnosi di tipo oncologico. 
 
“Ogni anno – si legge in un comunicato – sono circa 750.000 i cittadini che affidano le proprie cure ospedaliere a strutture di regioni diverse da quella di residenza. Di questi, oltre il 90% si sposta per ricoveri acuti in regime ordinario (69%) e in regime diurno (23%). I saldi di mobilità e i dati sulla compensazione economica fra Regioni identificano la Lombardia e l’Emilia Romagna come le due regioni maggiormente attrattive; al lato opposto della classifica, invece, Campania e Calabria, a conferma dello storico fenomeno delle “fughe” da Sud verso Nord. Al netto dei flussi “fisiologici”, migliaia di persone risalgono l’Italia, sobbarcandosi spese spesso elevate, per sé stessi e per i propri accompagnatori, affrontando disagi di spostamento e ricoveri in solitudine, alla ricerca di cure di alta specializzazione o migliori o presunte tali. Tutto questo ha avuto un blocco a febbraio 2020 con lo scoppio dell’emergenza Covid.”
 
Secondo la ricerca “le quote di interventi rimandati variano sensibilmente a seconda della categoria diagnostica: le stime passano dal 56% dei ricoveri per interventi legati a malattie e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio alla quasi totalità dei ricoveri per patologie afferenti all’otorinolaringoiatria e al sistema endocrino, nutrizionale e metabolico. Un terzo degli interventi da riprogrammare riguarda l’area ortopedica, dove si valuta saranno 135mila i ricoveri per interventi chirurgici rimandati per l’interruzione e, alla ripresa, il rallentamento del servizio”.
 
“Il blocco degli interventi chirurgici non urgenti avrà naturalmente un significativo impatto sulle liste di attesa: per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica coronarica, dove l’attesa media nazionale si aggira intorno ai 20/25 giorni, le attese potranno raggiungere i quattro mesi, mentre per un impianto di protesi d’anca i tempi di attesa potranno raddoppiare superando i sei mesi”, dichiarano Maria Cristina Perrelli Branca e Paola Piccioni analiste di Nomisma.
 
Tutto questo rallenterà la mobilità sanitaria di breve/medio periodo? “È presumibile che ciò accada, anche in considerazione di altri fattori, quali il persistente timore del contagio, accentuato nel caso di condizioni di salute precarie, e le attuali criticità legate agli spostamenti (prime fra tutti la disponibilità e i costi dei biglietti aerei)”, evidenziano Perrelli Branca e Piccioni.

27 Maggio 2020

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