Le Italie dell’assistenza oncologica

Le Italie dell’assistenza oncologica

Le Italie dell’assistenza oncologica
La Favo e il Censis pubblicano il II Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici. I tumori costano lo 0,58% del Pil, ma non tutti i malati ne beneficiano allo stesso modo. Ritardo nell’accesso ai farmaci innovativi e DRG inadeguati alcuni dei nodi da sciogliere.

Costano i tumori. Ma spesso l’assistenza fornita ai malati non è all’altezza della spesa sostenuta. È questo uno dei dati salienti del Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici presentato nei giorni scorsi in occasione della Giornata nazionale del malato oncologico.
Il documento, realizzato da Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e Censis è giunto alla sua seconda edizione e “ha il merito di offrire un quadro ampio e dettagliato dei vari aspetti che fanno capo alle patologie tumorali, partendo dall’epidemiologia, passando ad analizzare ciascuno dei tasselli del percorso che va dalla fase acuta a quella post-terapeutica della malattia, sino ad una prima valutazione degli impatti economici e sociali”, ha affermato Giuseppe De Rita, Presidente del Censis nella conferenza stampa di presentazione. “Un quadro a tutto tondo delle patologie tumorali come fenomeno complesso, che coinvolge in modo intenso la vita delle persone e delle comunità”.
E questo fa il rapporto partendo dall’epidemiologia: a oggi sono quasi due milioni gli italiani che vivono con un esperienza di tumore, dal quale sono guarite o con il quale convivono in forma cronicizzata. Circa 255 mila i nuovi casi annui, con un aumento rispetto al 2005 del 12,7%. In compenso, con 220,5 decessi per 100 mila abitanti, è in calo la mortalità (-5,3 per cento rispetto al 2005). Per quanto concerne la sopravvivenza, l’Italia presenta valori simili a quelli medi europei, mentre ha esiti migliori per il tumore della mammella, del colon, della prostata, della laringe, dello stomaco e per i linfomi non Hodgkin e i mielomi multipli. Mostra però una prognosi peggiore per i pazienti anziani (75 anni e oltre) rispetto a quella osservabile nel Vecchio Continente.
Impressionanti i costi economici: la spesa annuale per la gestione e il trattamento dei tumori ammonta a oltre 8,3 miliardi di euro (pari allo 0,58% del Pil), con un costo complessivo per paziente pari a circa 25,8 mila euro l’anno.
Il cuore del rapporto tuttavia, risiede nella fotografia delle emergenze e delle disparità nell’accesso dei malati oncologici ai trattamenti terapeutici e assistenziali.
L’aumento della sopravvivenza si è tradotta in una progressiva cronicizzazione della malattia. Un evento che rappresenta una sfida senza precedenti per il sistema sanitario e per il Welfare in genrale: “la domanda di assistenza non riguarda più accertamenti diagnostici e terapie efficaci – scrivono gli estensori – ma concerne una molteplicità di misure suscettibili di incidere sulla qualità della vita residua, sulla possibilità di sostegno economico e sul reinserimento nella vita lavorativa in forme compatibili con la patologia latente sottostante”.
E su questi fronti, nonostante i progressi, non sempre la risposta ai malati è sufficiente a soddisfare i bisogni.
Uno degli aspetti indagati – e che non riguarda soltanto i tumori – è quello della sedazione del dolore e quello dell’accompagnamento nella fase terminale. Nonostante la “legge sulla terapia del dolore, approvata dal Parlamento il 9 marzo 2010 – si legge nel rapporto – la situazione resta carente e permane una domanda insoddisfatta in entrambi i campi. Dai dati raccolti a livello territoriale […] la dotazione degli hospice risulta ancora inadeguata al bisogno espresso, con una situazione molto diversificata da Regione a Regione” (cfr. l’approfondimento “La rete assistenziale nelle Regioni italiane”)
Difformità che si registra anche nella messa a disposizione dei farmaci innovativi: i tempi mediani di ritardo tra l’approvazione dell’Aifa e l’inserimento nei Prontuari regionali presentano variazioni molto ampie (50,5 mesi per il Cetuximab; 45,4 mesi per l’Ibritumomab; 36,3 mesi per il Sorafenib, tanto per fare qualche esempio). In sostanza, esistono farmaci per i quali prima della dispensazione in una Regione, si registra un ritardo anche di anni.
Inadeguato anche il riconoscimento dei costi reali per i ricoveri ospedalieri e nei day hospital, con DRG insufficienti a coprire i costi delle cure oncologiche. Per ogni paziente oncologico preso in carico, il costo reale rispetto al riconoscimento tariffario del DRG è superiore in media del 32%, con un 59% per i ricoveri ordinari e 25% in regime di day hospital.
Infine, la riabilitazione. Il rapporto fotografa le carenze e differenze in materia di riabilitazione alle donne operate di tumore al seno attraverso un’indagine svolta tra i medici oncologi associati all’AIOM. Permane una carenza generale di servizi di riabilitazione e, ancora una volta, sono presenti forti differenze tra aree geografiche del Paese, tuttavia le carenze istituzionali vengono sovente supplite dall’iniziativa del volontariato oncologico, che nella macro area Sud ed Isole arriva a coprire il 20% dei servizi attivi.
 
A.M.

17 Maggio 2010

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