Fortunato il Ssn che non ha bisogno di ottimisti a tutti i costi

Fortunato il Ssn che non ha bisogno di ottimisti a tutti i costi

Fortunato il Ssn che non ha bisogno di ottimisti a tutti i costi

Gentile Direttore, il sottofinanziamento del Ssn viene ridimensionato con gli indicatori Ocse su aspettativa di vita e mortalità evitabile. Ma quei risultati sono il frutto del sistema in crisi e sono destinati a peggiorare.

Gentile Direttore,

il confronto sulla crisi del Ssn si combatte anche a suon di indicatori. Di solito sono soprattutto i dati OCSE ad armare di più i fronti contrapposti di chi sollecita un intervento sui fattori strutturali della crisi (gli “allarmisti”) e di chi vuole ridimensionare i loro effetti (gli “ottimisti”). In Appendice riprendo alcuni passaggi da un mio recente post nel Blog di Epidemiologia & Prevenzione su questa fonte di dati.

In base ai dati OCSE gli allarmisti come Gimbe segnalano l’enorme problema del sottofinanziamento pubblico della sanità. Di recente Gimbe, come riportato qui su Qs, partendo dal dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026, ha evidenziato come il dato sulla spesa sanitaria pubblica pro-capite collochi l’Italia al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. Gimbe stima il divario tra il finanziamento pubblico italiano e quello della media dei Paesi europei abbia superato i 36 miliardi di euro. A questi dati si è contropposta la posizione ottimista del Senatore Zaffini presidente della Commissione Sanità del Senato che come riportato qui su Qs  ha ricordato a Gimbe e a tutti noi che la nostra è una sanità che ottiene risultati spesso migliori degli altri Paesi in termini di esiti di salute citando tra l’altro l’aspettativa di vita alla nascita, la mortalità evitabile bassa e il basso numero di posti letto per acuti e cioè tutti indicatori che ci vedono praticamente da sempre in buona posizione tra i paesi OCSE. Ho già commentato questa posizione e quindi non ci torno. 

Ma il Senatore Francesco Zaffini è un politico che fa parte della maggioranza e quindi è comprensibile la sua difesa d’ufficio delle condizioni del Ssn. Più preoccupazione desta una analoga posizione ottimista che viene da una autorevole fonte tecnica anche se ministeriale, come ho ricordato nel già citato post nel Blog di Epidemiologia & Prevenzione. Nell’ambito delle audizioni di una Indagine conoscitiva della Camera dei Deputati sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni il Direttore della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute ha riportato in un documento messo a disposizione da Qs gli stessi dati ulteriormente integrati esibiti dal Senatore Zaffini:  “L’Italia si colloca ai primi posti in Europa su più fronti: nel 2024 la speranza di vita ha raggiunto 84,1 anni, il valore più alto nell’Unione europea insieme alla Svezia; la mortalità prevenibile è pari a circa un terzo in meno della media UE e quella curabile a circa il 30% in meno; i tassi di ospedalizzazione evitabile per patologie croniche come diabete, BPCO e scompenso cardiaco sono meno della metà della media europea.”

Diceva Agatha Christie che due indizi possono essere ancora una coincidenza e che ne occorre un terzo per arrivare a una prova, in questo caso la prova dell’esistenza di un manualetto interno a uso del Governo e dei suoi organi tecnici che in base ai dati OCSE consenta di rassicurare sulle sorti del Ssn. Ma basta “sfogliare” Qs per trovare non solo il terzo indizio, ma il quarto, il quinto… Basta andare a Qs del 6 maggio per ritrovare gli stessi dati OCSE nelle parole del Ministro Schillaci e nelle parole del presidente del Cnel, Renato Brunetta. 

Questo ottimismo che definirei sfacciato dimentica colpevolmente che proprio quegli indicatori utilizzati come “ricostituente” psicologico da somministrare ai cittadini sono il frutto di quel Ssn attualmente in enorme crisi. Si tratta di indicatori di medio-lungo termine, destinati inevitabilmente a peggiorare quando tutti i fattori di crisi in gioco (come le carenze di personale, il collasso della medicina generale e l’enorme carenza di tutta la assistenza territoriale da quella distrettuale a quella dei Dipartimenti di Prevenzione) eserciteranno i loro effetti su una popolazione più vecchia, più sola e più povera. 

Verrebbe da dire scomodando Bertolt Brecht “fortunato il Ssn che non ha bisogno di ottimisti”. 

Appendice Le fonti OCSE di dati 

L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è una organizzazione internazionale di studi economici di cui fanno parte 38 paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo (più o meno) di tipo democratico ed un’economia di mercato. L’OCSE cura un rapporto annuale, Health at a Glance (la salute in uno sguardo) in cui un ricco set di indicatori articolato per area viene calcolato per ciascun Paese membro. L’ultima edizione è quella del 2025 che utilizza per lo più i dati del 2023 o dell’ultimo anno per cui i dati utilizzati per il calcolo degli indicatori sono disponibili per quello specifico Paese. Sono poi disponibili per ogni Report annuale delle analisi per singolo Paese. Quella relativa all’Italia tratta dal rapporto 2025 è scaricabile qui. Le sezioni in cui si sviluppa l’analisi dell’OCSE  sono numerose e includono lo stato di salute, l’accesso alle cure e la loro copertura della popolazione, il personale sanitario, la spesa sanitaria, la qualità e i risultati delle cure, l’invecchiamento e la assistenza a lungo termine, i farmaci e le tecnologie e i fattori di rischio e gli altri determinanti non sanitari di salute.  Anche l’Eurostat (l’Ufficio statistico dell’Unione europea) produce un rapporto  annuale con dati utili per un confronto sulle condizioni di vita nei Paesi dell’Unione (Key figures on European living conditions) di cui è appena uscita l’edizione 2026. La Commissione Europea cura poi una analisi dello stato di salute  per singolo Paese (l’ultima dell’Italia del 2025 è scaricabile qui) partendo dai dati OCSE ed Eurostat. E’ poi consultabile per avere i dati più aggiornati il dataset OECD Health Statistics. 

29 Settembre 2026

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