Ospedali di comunità nel caos

Ospedali di comunità nel caos

Ospedali di comunità nel caos

Gentile Direttore, la Giunta regionale vuole utilizzare i posti letto degli ospedali di comunità per decongestionare i Pronto Soccorso, bypassando le Centrali Operative Territoriali. Professionisti contrari: “Scelta politica, inefficace e rischiosa per i pazienti”. Il sospetto: “L’effetto filiera” la farà franca.

Gentile Direttore,

Quotidiano Sanità nelle pagine regionali ha qualche giorno fa riportato la notizia di una Delibera della Regione Marche finalizzata ad accelerare le dimissioni dagli ospedali per acuti e il contenimento del boarding nei Pronto Soccorso. La Delibera dà una interpretazione del ruolo e dei processi degli Ospedali di Comunità che stravolge le chiarissime indicazioni del DM 77. In estrema sintesi prevede che questi ospedali riservano quote predefinite di posti letto ai Pronto Soccorso (almeno il 20%) e ai reparti per acuti degli ospedali (almeno il 30%). Questi posti letto corrispondono ai percorsi A e B che prevedono un accesso diretto all’ospedale di comunità senza coinvolgimento della Centrale Operativa Territoriale e della Unità di Valutazione Integrata. Il Percorso C prevede invece che ciascuna Azienda Sanitaria Territoriale garantisca attraverso la Centrale Operativa Territoriale (COT) la quota di posti letto negli Ospedali di comunità ancora disponibile ai pazienti provenienti da dimissione protetta da Ospedale per acuti, da domicilio, da Struttura Residenziale. I pazienti provenienti da dimissione protetta hanno in questo percorso la priorità rispetto alle altre provenienze, al fine di ottimizzare il flusso dei pazienti e il conseguente appropriato utilizzo dei posti letto per i ricoveri in acuzie. La ammissione nella struttura può avvenire nelle ore in cui il medico non è presente (“l’infermiere accetta il ricovero anche in assenza del Medico ed attiva tempestivamente quest’ultimo”). I percorsi prevedono ovviamente l’utilizzo di criteri di inclusione ed esclusione per l’accesso nell’ospedale di comunità, che si traducono in scale di valutazione dell’intensità assistenziale del caso e in check list per il medico proponente e quello accettante.

Il razionale (si fa per dire) di questa impostazione che stravolge il ruolo dell’Ospedale di Comunità e le regole che ne definiscono il funzionamento in base al DM 77 si ricava dalla descrizione degli obiettivi che secondo la Regione Marche caratterizzano gli Ospedali di Comunità. Ai primi due posti, infatti, secondo la Regione Marche ci sono questi due obiettivi che non compaiono nella dicitura del DM 77:

  • facilitare le dimissioni da Pronto Soccorso;
  • prevenire gli accessi in Pronto soccorso e le ospedalizzazioni impropri.

La motivazione alla base di questa impostazione è solo politica e nasce dalla volontà di dimostrare che nelle Marche si sta facendo qualcosa per alleviare il peso che grava sui Pronto Soccorso. Peccato che sia una scelta che contemporaneamente: sottrae al territorio la possibilità di gestire come propria struttura l’Ospedale di Comunità (in ovvia integrazione con gli ospedali); deprime il ruolo delle Centrali Operative Territoriali, dei professionisti che operano nella gestione e organizzazione degli Ospedali di Comunità e della Unità di Valutazione Integrata; aumenta il rischio clinico; crea corticircuiti per l’accesso agli Ospedali di Comunità (chi va in Pronto Soccorso passa davanti) e oltretutto è totalmente inefficace rispetto all’obiettivo di supportare i Pronto Soccorso degli Ospedali delle Marche. Non è un caso che i professionisti non abbiano apprezzato la scelta della Regione Marche. Lascio a loro e alle loro Associazioni la possibilità di esplicitare nel dettaglio le loro osservazioni.

A proposito della inefficacia del provvedimento, faccio presente che dei circa 500 posti letto di ospedale di Comunità previsti a regime nelle Marche, poco meno della metà corrispondono a posti letto già esistenti (e già con problemi di liste di attesa) da oltre 10 anni in ex piccoli ospedali riconvertiti, mentre gran parte degli altri rimane da fare e avrebbe bisogno di personale che mancherà per via della “esuberanza” della rete ospedaliera delle Marche, frammentata e piena di duplicazioni a breve distanza geografica. Il contenimento del fenomeno del boarding e la risposta alle altre criticità dei Pronto Soccorso delle Marche richiedono ben altre misure, come il potenziamento della residenzialità e della assistenza domiciliare, che richiedono però scelte difficili e impopolari che la Giunta non vuole fare, come il dimagrimento forzato della rete ospedaliera pubblica. Altre questioni più locali come la irrazionalità nella distribuzione dei posti letto di Ospedale di Comunità tra le varie Aziende Sanitarie Territoriali e la confusione che permane nelle Marche tra ospedali di Comunità e posti letto di cure intermedie le lascio fuori da questo intervento.

Rimane aperta una domanda: come può una Regione uscire così esplicitamente dai binari del DM 77 sperando di “farla franca”? La risposta è semplice: la Regione Marche lo ha già fatto e continua a farlo sia rispetto al DM 70 sulle reti ospedaliere che rispetto all’uso dei fondi del PNRR trasferiti dal rischio sismico alla costruzione di palazzine dell’emergenza. La fiducia nel cosiddetto “effetto filiera” (chi governa a livello centrale supporta chi governa a livello regionale se espressione della stessa coalizione) fa fare questo ed altro.

Claudio Maria Maffei

25 Maggio 2026

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