La riforma della sanità integrativa divide la Commissione Sanità del Senato. Le opposizioni hanno presentato una risoluzione che punta a invertire la rotta rispetto alla crescita del secondo pilastro, considerato un surrogato pericoloso dell’arretramento del servizio sanitario nazionale. Il presidente della Commissione, Francesco Zaffini (FdI), ha però proposto di rinviare il seguito dell’esame congiunto alla ripresa dei lavori parlamentari, alla prima seduta utile, per consentire approfondimenti propedeutici a una possibile convergenza tra la proposta delle opposizioni e la sua risoluzione, anticipata nei giorni scorsi da Quotidiano Sanità.
“Al di là delle differenti impostazioni politiche di fondo – ha spiegato Zaffini – si possono cogliere nei due testi alcuni elementi comuni”. Il presidente ha inoltre rammentato la rilevanza della trattazione degli atti di indirizzo in questione nella prospettiva di una successiva iniziativa legislativa di riforma del settore.
La proposta delle opposizioni: più Ssn, meno fondi privati
La risoluzione presentata dalle opposizioni muove da un dato che ritengono inaccettabile: la spesa sanitaria privata ha raggiunto i 41,5 miliardi di euro nel 2022, in crescita dello 0,8 per cento rispetto all’anno precedente, e considerando anche le prestazioni socioassistenziali, il totale della spesa sostenuta dai cittadini “di tasca propria” si aggirerebbe intorno ai 70 miliardi di euro, di cui solo 5 di spesa intermediata.
A beneficiare della sanità integrativa, sottolineano i firmatari, sono soprattutto lavoratori dipendenti e redditi medio-alti, mentre le categorie più fragili – pensionati, disoccupati, precari – ne usufruiscono in misura molto minore. Un sistema legato ai contratti di lavoro e alle polizze individuali, secondo le opposizioni, “non comprende strutturalmente chi non lavora”, in contrasto con il principio di equità del servizio sanitario nazionale.
L’Ufficio parlamentare di bilancio, richiamato nella risoluzione, ha certificato che nel 2023 il Ssn copriva il 73,1 per cento della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue superiore all’80, mentre la spesa out of pocket delle famiglie ha superato di quasi 9 punti percentuali la media europea. Nel frattempo, gli iscritti ai fondi sanitari sono cresciuti da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023.
Secondo gli auditi dalla Commissione, la crescita della spesa privata non ha determinato un’equivalente riduzione delle liste d’attesa. Il 67,3 per cento dei cittadini che si sono rivolti al privato lo ha fatto a causa dei tempi di attesa troppo lunghi nel pubblico, mentre i cittadini con condizione socioeconomica più bassa tendono a rassegnarsi alle liste anziché ricorrere alla spesa privata.
I sei punti dell’impegno per il Governo
La risoluzione delle opposizioni impegna il Governo su sei direttrici:
1. Aumento del finanziamento pubblico. Richiesta di incrementare il fabbisogno sanitario nazionale fino al 7 o al 7,5 per cento del Pil, in linea con la media europea, “quale risposta prioritaria dello Stato al fabbisogno di salute dei cittadini”.
2. Accesso omogeneo al pubblico. Garantire le prestazioni essenziali esclusivamente attraverso la rete pubblica, evitando che il finanziamento delle cure sia ricondotto al salario dei lavoratori.
3. Esenzione ticket per precari, disoccupati e pensionati. Rafforzando il fondo sanitario nazionale e non attraverso l’accesso volontario ai fondi.
4. Esclusione di compiti di vigilanza ai fondi. Non attribuire ai fondi sanitari funzioni di vigilanza o recupero delle omissioni contributive.
5. Revisione regolatoria del modello dei fondi. Con misure più stringenti su trasparenza, efficienza e rendicontazione; partecipazione di parti sociali, Regioni e terzo settore alla governance; rafforzamento dell’Osservatorio e dell’Anagrafe presso il Ministero della salute; coordinamento con IVASS e AGENAS; indirizzo progressivo dei fondi a prestazioni extra Lea.
6. Revisione al ribasso delle agevolazioni fiscali. Fino all’azzeramento per i redditi alti, con destinazione dell’extragettito al finanziamento del Ssn, accompagnata da una valutazione dell’impatto sulla “convenienza sociale” per verificare se le risorse pubbliche impiegate per la sanità integrativa producano benefici superiori a quelli ottenibili mantenendo le stesse risorse nella fiscalità generale.
Il rinvio e la prospettiva di una convergenza
La proposta di Zaffini di rinviare l’esame alla ripresa dei lavori parlamentari lascia aperta la possibilità di un’intesa tra maggioranza e opposizione. Il presidente della Commissione ha infatti richiamato gli elementi comuni tra i due testi e la prospettiva di una successiva iniziativa legislativa di riforma del settore.
La partita, insomma, è solo rinviata. Ma il dibattito sulla sanità integrativa – e sul ruolo che i fondi privati devono avere nel sistema italiano – resta aperto e destinato a tornare al centro dell’agenda politica dopo la pausa estiva.