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Il dottor Knock e la sanità integrativa

24 DIC - Gentile Direttore,
leggo in QS del 20 docembre scorso (Sanità integrativa. Vecchietti (Rbm) replica ai Cinque Stelle) l’intervento del dottor Vecchietti, consigliere delegato di RBM salute, che oggi potremmo definire un rappresentante dei pronipoti del dott. Knock. Il dott. Knock è il protagonista di un romanzo scritto nei primi del ‘900 da Jules Romains, che anteponeva il profitto personale alla tutela del bene comune: la salute. Il suo motto era: un sano non è che un ammalato che non sa di esserlo.
 
Difficilmente il dott. Knock avrebbe immaginato che i suoi pronipoti sarebbero stati i detentori/rappresentanti del capitale che hanno intravisto nella gestione della salute l’affare del futuro perché, si sa, la salute può rappresentare un “mercato” potenzialmente infinito. Nel 1976 questo pensiero fu efficacemente espresso da Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck: il nostro sogno è produrre farmaci per gente sana.
 
Questo “mercato” presenta quattro portatori d’interesse:

1 La persona, che vorrebbe rimanere sana e che, se malata, vorrebbe usufruire di buone cure, preferibilmente gratuite.  
2 Il medico, professionista della salute, il cui scopo è professare il bene degli altri prima che il proprio, oltre che agire secondo scienza e coscienza cercando di essere adeguatamente remunerato.
3 Lo Stato, garante della tutela della salute e dei servizi sanitari, che dovrebbe agire unicamente nell’interesse della comunità.
4 Il capitale, che fa da terzo pagante, il cui scopo è, legittimamente, la ricerca del profitto, ma che occupandosi di welfare sanitario configura un conflitto d’interesse. 
 
L’oggetto del contendere è rappresentato dai fondi sanitari integrativi e sostitutivi e dalle assicurazioni sanitarie. Più che disquisire sui numeri esposti nell’articolo che, come sappiamo, possono essere variamente interpretati, mi soffermerei sulle definizioni e sui fatti. Ad esempio, negli Stati Uniti questo tipo di sanità si è rivelata fallimentare, tranne che per le società di capitale.
 
In questo Paese il rapporto spese sanitarie/Pil è fra i più alti al mondo e nel contempo l’aspettativa di vita è fra le più basse dei paesi occidentali. In Italia questo rapporto è uno dei più bassi, tuttavia riusciamo a garantire una buona sanità e un’aspettativa di vita che è seconda solo al Giappone. Le prospettive per il futuro tuttavia non appaiono rosee. In dieci anni sono stati sottratti trenta miliardi di euro alla sanità pubblica. La situazione non può che peggiorare se si intende promuovere la defiscalizzazione del welfare sanitario (QS 28/11/2017).
 
A conferma di quanto scritto sopra, la lettura dell’appello della rete sostenibilità (QS 28/11/2017) appare illuminante. Si conferma che investendo sulla sanità integrativa, oltre a favorire le diseguaglianze, si determina il collasso del SSN.
 
Non è solo il SSN a essere insidiato dai terzi paganti! Sono condizionati e danneggiati anche la sanità privata pura, non convenzionata, e rappresentata soprattutto dai piccoli liberi professionisti, oltre che i pazienti. Il terzo pagante, per lucrare e mantenere il suo costoso apparato, ha la necessità di controllare i medici. Il controllo si attua con i tempari, i nomenclatori, i gestionali burocratizzanti, i tariffari e le modalità di rimborso che, in un rapporto di forze asimmetrico, determinerebbe la fine della libera professione pura sostituita dalla sanità privata convenzionata e governata.
I pazienti ottengono prestazioni sanitarie proporzionate a quanto versato come premio e per fare rispettare i propri diritti devono diventare esperti nell’interpretazione dei contratti perché il terzo pagante, nell’ottica della ricerca del profitto, cercherà di penalizzare il paziente con cavilli e clausole. Tutto ciò in presenza dei conflitti d’interesse sopra ricordati.
 
A conferma di quanto descritto basterebbe leggere le cronache. Già nel 2007 l’Espresso pubblicò un’indagine che evidenziava le criticità della sanità integrativa(Espresso n°36 del 13 settembre 2007 pp.28-34, “I pirati della sanità”), ma si potrebbero citare a centinaia i fatti di cronaca dove, in presenza di terzo pagante, si sono prodotte le truffe o i danni ai pazienti. Tutto ciò non significa che la presenza del terzo pagante induca sistematicamente la truffa e il danno. Significa però che il condizionamento può promuovere l’avidità e la necessità, illegittima, di alterare il tipo e il numero di prestazioni per rientrare nei costi a fronte di “tariffari” imposti dall’alto.
 
La sensazione è che i medici, come la rana bollita nella pentola a fuoco lento descritta da Noam Chomsky, stiano gradatamente svendendo la propria autonomia.
 
La professione, sempre più umiliata dalla burocrazia e insidiata dagli algoritmi e dalla automazione tecnocentrica, necessita di un cambiamento dei paradigmi per rendere sostenibile il SSN, così come tanto spesso evidenziato dalle illuminanti considerazioni del prof. Cavicchi. Occorre investire sulla prevenzione primaria per ridurre una domanda sanitaria sempre più mercificata e mercificante.
 
Occorre farsi rappresentare da una classe politica illuminata, non condizionata dalle lobby del capitale, che sappia tutelare quel bene primario che si chiama salute agendo efficacemente sui determinanti sociali, ambientali e comportamentali e recuperando risorse miliardarie dalle elusioni fiscali dei capitali.
 
Nick Sandro Miranda
Tesoriere Omceo Udine

24 dicembre 2017
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