Gentile Direttore,
rispondo con estrema cautela e timidezza all’invito suo e del Prof. Cavicchi al dibattito “la sinistra e la sanità: quali prospettive?” e lo faccio da semplice militante iscritto ad un partito di sinistra anzi comunista. Ammetto di essere rimasto sorpreso dalla domanda, perché faccio fatica a cogliere un’idea di Sanità da parte della sinistra.
Forse la domanda che avrei preferito leggere sarebbe dovuta essere così formulata: “la tutela della salute e la sinistra: quali prospettive?”. Posta in questi termini permetterebbe di mantenere uno sguardo largo, aprendo alla critica sulla società liberista, culturalmente sdraiata sul concetto di salute come “bene disponibile”, pertanto appetibile al mercato.
Invece voi ci state chiedendo quale “sanità” ovvero quale sistema, sia necessario costruire oggi affinché esso partecipi attivamente alla risposta dell’art 32 nel complesso universo “salute”. Immagino, inoltre, voi vi interroghiate su come sia al contempo in grado di far rispettare ed evolvere le questioni contrattuali dei professionisti che lo abitano.
Potrei cavarmela ricordando “La Quarta Riforma” proprio di Ivan Cavicchi se ritenessi che la “sinistra”, universalmente intesa, fosse capace di farne sintesi programmatica e utilizzare quanto suggerito come azione di governo a tutti i livelli istituzionali.
Invece vorrei provare, anche se sinteticamente, a spostare il dibattito facendo leva sulla questione “politica” della domanda, così da evitare “liste della spesa” che potrebbero indurci a pensare che la “sanità” sia argomento bipartisan e, peggio ancora, riservato agli addetti ai lavori, ipotesi quest’ultima decisamente fuorviante.
Abbiamo tutti compreso che la difesa tout court dell’art.32, sbandierato come unico elemento di continuità nelle varie anime della sinistra, non è sufficiente per ricostruire un sistema sanitario che risponda realmente ai valori di uguaglianza e universalità (imprescindibili punti di partenza ma che abbiamo contribuito, involontariamente, a svuotare del loro vero significato). Tutto questo mi induce a pensare che l’apologia del diritto non salverà la “sanità” e non tutelerà la salute.
Il mondo che aveva visto nascere la 833 (spesso richiamata come punto di riferimento) e ancor prima la stagione della “medicina del lavoro”, le battaglie di “psichiatria democratica” o quelle sull’interruzione di gravidanza, è stato travolto. Cito gli anni 70 del 900 perché rappresentano in maniera limpida cosa abbia significato trasformare in lotta politica un dettato costituzionale. Sarebbe interessante che la Sinistra partisse proprio da quella stagione di riforme per interrogarsi sul come essa abbia lasciato sin da subito campo a chi introduceva il concetto di “sostenibilità” come dogma per la gestione del SSN, aderendovi totalmente, a partire dagli anni 90, fino ad oggi. La Sinistra di questi ultimi 30 anni non solo non ha osservato il mondo che cambiava, non solo non ha colto la sconfitta storica che culturalmente e politicamente subiva, ma ha provato a competere sul medesimo campo, finendo per esserne cooptata.
Dunque una “sinistra” che intenda interrogarsi seriamente sul quale “sistema sanitario” proporre o riformare, dovrebbe prima di tutto impegnarsi a ricostruire una posizione e una condizione culturale condivisa rispetto al concetto di “salute” nel nuovo millennio, appoggiando la propria analisi sui cambiamenti sociali che sono avvenuti e all’aggravarsi dei cambiamenti climatici.
La prova di quanto scrivo è tutta nella risposta del Presidente Bonaccini: il suo è un intervento che si richiama le politiche della “sostenibilità” che abbiamo già conosciuto, per le quali la sovrastruttura sociale rappresentata dalla sanità è totalmente subalterna alla struttura economica: “ecco l’amministratore di sinistra legato agli schemi ideologici del passato, che ripudia la presenza del privato a prescindere. Chi lo dice ha sbagliato indirizzo. Col privato in Emilia-Romagna lavoriamo benissimo”, è evidente che la sanità con questa “sinistra” non ha prospettive.
Una sinistra che si limita a contenere le contraddizioni senza interrogarsi su come rimuoverle non ha un pensiero riformatore. Marx sosteneva che per rimuovere una contraddizione occorre cambiare la realtà. Ho sentito tante volte esponenti autorevoli parlare di “rimozione della disuguaglianza” salvo non spiegare mai come intendano rimuoverla fattivamente.
La disuguaglianza sociale è una delle enormi contraddizioni che oggi stanno alla base della sanità: cittadini, che per la Costituzione sono portatori di medesimi diritti e doveri di fatto non hanno uguale accesso ai servizi sanitari. Dunque cambiare la realtà significa affrontare concretamente il tema della disuguaglianza al fine di “rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale”, che impediscono l’accesso ai Servizi.
Altro punto sul quale occorre fare chiarezza è che la salute è un diritto non negoziabile. Un pensiero politico che metta in discussione questa enunciazione non ha alcun diritto di conferire a se stesso un valore di sinistra.
La risposta alla vostra domanda può quindi trovarsi soltanto in un progetto politico capace di mettere in discussione il modello sociale dominante. Inutile ribadire, da sinistra, come un impianto capitalista non abbia alcuna intenzione di rendere la salute “un bene non negoziabile”.
Il virus ha tolto il velo di Maja alle controriforme avvenute in questi anni, il primo fra tutti quel “regionalismo”, tanto amato proprio da Bonaccini, dentro il quale si specchiavano i Presidenti ed i loro collaboratori.
Quale Paese ci consegnerà la pandemia è in parte già descritto nei volti degli operatori sfiniti, nel disagio psicologico a cui stanno andando incontro gli adolescenti, al rischio di un aumento della povertà relativa ed assoluta.
Se si ritiene ancora valido il principio per il quale la salute è un bene universale da tutelare, allora si deve agire nella rimozione delle contraddizioni di cui sopra e tornare ad una visione nazionale, consapevoli che, se da una parte subiamo le logiche di mercato dell’Europa, dall’altra la gestione a livello regionale, contribuisce allo svilimento dell’Art. 32 della Costituzione. Inoltre è profondamente inutile provare a raddrizzare un sistema scardinato da continue controriforme.
Chiudo ricordando ciò che scriveva Antonio Gramsci in una nota dei “quaderni dal carcere”: “Ogni collasso porta con sé disordine intellettuale e morale. Bisogna creare gente sobria, paziente, che non disperi dinanzi ai peggiori orrori e non si esalti a ogni sciocchezza. Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà”.
Occorre volare alti, con coraggio e determinazione: il diritto alla salute è ormai compromesso e più che difenderlo sarei per esortare a riconquistarlo e la sua riconquista riparte da un pensiero riformatore, che ad oggi pare non essere tra le pagine dei programmi di questa sinistra di governo.
Piero Caramello
Infermiere
Vedi gli altri interventi: Cavicchi, Bonaccini, Maffei, Rossi, Testuzza, Spada, Agnoletto, Zuccatelli, Mancin, Pepe, Asiquas,
Giannotti, Agnetti, Gianni, Agneni, Panti, Turi, Palumbo, Vangieri, Labate, Proia, Geddes.