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07 AGOSTO 2022
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I Forum Di QS. La sanità e la sinistra Proia: “Una nuova riforma deve ripartire dal capitale umano”

di Saverio Proia

Il tema di questo dibattito è: riusciranno i nostri eroi, cioè i politici di sinistra, a recuperare la spinta propulsiva sulla sanità? Per farlo dovrebbero iniziare dal considerare il capitale umano professionale del SSN non solo degno del premio Nobel o essere considerato patrimonio dell’umanità ma la componente nei confronti della quale investire perché è la risorsa principale per garantire il diritto alla salute

09 APR - Nei diversi ruoli nei quali mi sono trovato a collaborare, nel bene e nel male, nel processo riformatore in sanità, quello svolto all’interno dei Gabinetti del Ministero della Salute nei Governi in cui era presente la sinistra è merito o colpa, a seconda le angolazioni, proprio di Ivan Cavicchi, allorché consigliò il mio nome all’allora Sottosegretaria alla Sanità Monica Bettoni la quale gli aveva chiesto un indicazione per un consulente sui problemi del personale del SSN, anche per riconoscenza e non solo per amicizia intervengo in questo dibattito, dopo aver letto l’ultima sua produzione letteraria.
 
Come è noto ai lettori di questo prestigioso quotidiano online tra me ed il mio antico amico Ivan ci sono state e ci sono divergenze note e pubbliche su come si stava attuando il processo di attuazione e talora di destrutturazione del processo riformatore in sanità…alla nostra diversamente giovane età non vorrei che si ripetesse la scena finale del film di Bertolucci “Novecento parte seconda”…senza dire chi sia Olmo e chi sia Alfredo…
 
Certamente l’origine di queste differenti “ weltanschauung” trae motivo nei diversi ruoli che abbiamo avuto in questo ormai mezzo secolo: a lui il ruolo di teorico, pensatore, scrittore filosofo e sociologo della medicina e della sanità a me il ruolo di chi doveva e deve ancora intervenire nei processi in corso per trovare soluzioni positive o, almeno, a tentare di limitare i danni per le scelte negative.
 
Dall’inventarsi, riuscendoci, risposte a come trasformare animatori psichiatrici precari della legge Basaglia a dirigenti psicologi a tempo indeterminato a come negli anni ottanta stabilizzare con una sola legge oltre 150.000 precari in sanità, sbloccando i concorsi, inventarsi e attuare scelte coraggiose per affrontare la disoccupazione medica negli anni ottanta, sino alla rottura della subalternità alla presunta egemonia medica di quelle professioni chiamate per negazioni “non mediche” portando la loro formazione all’università creando una carriera sino alla dirigenza e inoltre provare ad inserire nei contratti innovazioni per i cittadini e per operatori e professionisti.
 
Un piccolo stralcio di opere compiute parallelo alla produzione intellettuale di Ivan…una vita da mediano la mia, come dice il direttore di questo giornale, che ha permesso tanti tiri in porta all’attaccante ma, purtroppo, qualche volta nonostante il mio corretto passaggio di palla all’attaccante, quest’ultimo ha tirato fuori porta.
 
La legge 833/78, come le leggi di settore che l’hanno preceduta sono state ideate, scritte e votate da “semidei” della politica, che purtroppo non esistono più, come è per la nostra Costituzione Repubblicana anche questa è la legge più bella al mondo.
 
Tuttavia, purtroppo, la sua attuazione e le modifiche introdotte successivamente ne hanno limitato notevolmente il potenziale effettivo riformatore; la tragica vicenda della attuale pandemia hanno ringiovanito il dibattito sulla questione sanità facendo riemergere e ritrovare come quanto mai sempreverdi ed attuali i concetti cardini della legge di riforma sanitaria: ora da parte della politica c’è un pentimento generalizzato sulle scelte effettuate negli anni precedenti.
 
I “semidei” avevano affidato all’amministrazione più vicina ai cittadini, gestore di gran parte dei servizi alla persona, la titolarietà della sanità prefigurando che i membri del comitato di gestione della USL fossero consiglieri comunali o circoscrizionali quindi tra gli eletti direttamente dal popolo sovrano e da questo verificato il loro operato nel segreto dell’urna: questa scelta profondamente innovativa fu subito disattesa, salvo le solite rarissime eccezioni, dalle giunte comunali le quali con la scusa dei compiti pesanti affidati ai comuni con il decentramento amministrativo dallo stato agli enti locali, designarono nei comitati di gestione o gli stessi componenti degli enti sciolti dalla 833 che avevano già portato allo sfascio le amministrazioni sanitarie preriforma oppure presunti esperti o personale politico non risultato eletto cioè l’esatto contrario dello spirito riformatore: amministratori designati dagli eletti da questi solo verificati e non amministratori eletti e verificati dai cittadini.
 
Eppure era un concetto della sinistra o meglio di quelle forze politiche che poi si ritrovarono nell’attuale centrosinistra quello dell’Italia dei Comuni
contrapposta al centralismo statale e così per la malagestione di gran parte dei comitati di gestione si passò progressivamente alla regionalizzazione della sanità e qui uno degli altri cardini del pensiero di sinistra fu abbandonato: la regione da ente di programmazione divenne per la maggior parte del suo bilancio ente di gestione ed arrivarono gli anglofili bocconiani che ci dissero che la regione era una “holding” che controllava le aziende sanitarie.
 
Ma che nella realtà le gestiva con le sue emanazioni dirette costituite dalle direzioni generali aziendali. Da lì iniziò la vera gestione economicista della sanità facendo alla sinistra tradire un concetto non solo etico ma scientificamente provato, purtroppo ora verificato dalla quotidiana ecatombe di deceduti per Covid, per cui la spesa sanitaria non è uno spreco ma un investimento per l’oggi e per il domani del Paese.
 
Uno dei concetti fondamentali…i bocconiani direbbero strategici, della riforma sanitaria il concetto o meglio il primato della prevenzione: rispetto alle attese messianiche della prima ora, questo aspetto perse progressivamente la sua centralità sino al dramma odierno, passando dalla separazione scellerata per effetto di un referendum “protopopulista” che tolse la competenza della prevenzione ambientale al SSN con la creazione delle ARPA.
 
Il tema della prossimità di intervento sulla salute venne sempre meno: quello che doveva essere una delle novità più pregnanti della legge 833/78, dell’altra, la prevenzione, ne abbiamo già parlato, cioè la pari dignità tra la sanità territoriale, che avrebbe dovuto avere rinforzo dall’integrazione sociosanitaria e la sanità ospedaliera in gran parte del Paese non si è realizzato, certo ci sono sempre le realtà virtuose ed esemplari ma non è la normalità.
 
La prossimità si è perduta in ASL con territori sempre più enormi e dispersivi, in distretti che dovevano avere un bacino appunto ristretto nomen omen per garantire la prossimità divennero di un’ampiezza tale da comprendere spesso il territorio delle precedenti UU.SS.LL…ma questo ormai è un luogo comune che conosce anche la solita povera massaia di Voghera…
 
Ora il tema di questo dibattito è: riusciranno i nostri eroi, cioè i politici di sinistra, a recuperare la spinta propulsiva sulla sanità?
Per un inguaribile ottimista quale sono io l’affermazione sarebbe scontata però ci sarebbe da chiarire una cosa fondamentale: che cosa è la sinistra.
Per uno come me che da più di mezzo secolo è rimasto politicamente a sinistra nell’attesa messianica, che mai si è ancora realizzata, di un partito come quelli socialdemocratici del nord europa (sarà un problema di DNA)…accontendandosi anche di un similSPD…, la sinistra italiana è un soggetto plurale dall’enorme potenziale espansivo ma nata per perdere e per dividersi peggio della scissione dell’atomo e che vince non per suoi meriti ma quando l’avversario sbaglia.
 
Non solo, quando vince per un soffio (vicenda Prodi 1 e Prodi 2) riesce dopo poco a tradirlo riaprendo le porte del governo alla destra, negando all’unico suo vincitore successivamente anche la meritata nomina a Presidente della Repubblica (ma almeno un nome dei 100 deputati omertosi che non l’hanno votato nel secreto dell’urna dopo averlo acclamato non si è mai saputo).
 
Ora con il ritorno del “Conte di Montecristo” si spera che il miracolo di una vera sinistra di governo si possa concretizzare con un campo ampio e aperto di alleanze e di convergenze oltre la sinistra stessa..
 
Perché i nostri eroi ci riescano a trovare o meglio a ritrovare quella capacità di elaborazione, di aggregazione e di movimento come fu negli anni settanta che portarono all’approvazione della legge 833/78, quali sono le scelte da fare?
 
La prima è certamente in merito alla regionalizzazione spinta del SSN: i limiti e talora i danni dei 21 sistemi sanitari diversificati per regioni e province autonome sono sotto gli occhi di tutti in questa ormai lunga tragedia e, pertanto, c’è la necessità di un recupero dell’autorità e dell’autorevolezza dello Stato nella programmazione, nell’indirizzo, nel controllo del SSN.
 
L’altra questione da affrontare è il riaffermare il primato della politica, la politica quella buona che non è estinta né offuscata: è stato giusto separare la politica dall’amministrazione rendendole autonome nelle proprie competenze ma non si tratta di rendere subalterno l’indirizzo politico alle valutazione della burocrazia, nella sua accezione positiva hegeliana bensì avere una caratura da statista che fa scelte di prospettiva e non legate al sondaggio periodico delle ipotetiche scelte politiche dei cittadini o alla prossima tornata elettorale.
 
Tanto per citare la mia esperienza nei Gabinetti ministeriali alcune scelte storiche sulla sanità italiana quali ad esempio la legge 42/99 ma anche la 251/00 non sarebbero mai state approvate nell’attuale forma se la sottosegretaria di stato e la ministra di allora si fossero attenute alle valutazioni negative e riduttive scritte dal dirigente di turno su queste proposte di legge e, per fortuna, si sono affidate all’opinioni di consulenti, tra i quali c’ero anche io, oppure avessero ceduto alle proteste di chi era contrario a queste profonde innovazioni.
 
Così come il primato della politica buona, quella da statista, dovrebbe essere messa in essere dal governante pro tempore specie nelle questioni attinenti il personale ed in particolare ai rapporti tra medici e le altre professioni sanitarie: è una questione trasversale tra le forze politiche ma nella sinistra la medicodipendenza come il medicocentrismo erano anomali se non estranei al suo DNA: il concetto di salute contenuto nella legge 833/78 prevede il concorso di più professioni nel assicurarne il diritto, tutte le leggi di riforma delle professioni sanitarie ad iniziare da quelle infermieristiche si sono attuate, dopo decenni di risposte negative, proprio con i primi governi di centrosinistra Prodi, Amato, D’Alema, questa coraggiosa scelta di campo - che, va detto, non è stata solo patrimonio della sinistra in quanto si tratta di leggi votate all’unanimità - ha dato luogo a un processo riformatore così profondo ed innovativo che non ha parallelo in nessun altro comparto.
 
Questa spinta propulsiva, purtroppo, fu persa progressivamente sino alle note vicende della non attuazione dell’Accordo tra Stato e Regioni sulla Cabina di Regia con sindacati e ordini per la concertazione delle scelte nel SSN che, se realizzata, avrebbe cambiato la storia di questi ultimi anni così come sulla vicenda delle competenze avanzate e specialistiche con la resa sostanziale del Ministero alle pressioni di parte del mondo medico lasciando sole le Regioni, quelle poche virtuose gestite da giunte sia di destra che di sinistra, ad attuarle e con la sola copertura conquistata nel CCNL del comparto sanità e, soprattutto, della magistratura penale e amministrativa che le ha sempre giudicate corrette e non lesive delle competenze mediche.
 
Esemplare fu la vicenda della radiazione dell’Assessore Venturi, vero atto eversivo, risolto dalla Magistratura senza che il Governo centrale, il Ministero vigilante facesse nulla per impedirla, altro che Pilato…per fortuna c’è sempre un Giudice a Berlino per queste vicende…
 
Un attento lettore di questo quotidiano avrà già letto di quante e quali proposte ho già scritto che per la sinistra e non solo per essa, potrebbero essere spunti per modifiche, innovazioni o rivisitazioni quasi in ogni settore organizzativo e lavorativo del SSN ad iniziare dalla questione delle questioni costituita da come valorizzare il personale del SSN e constato che in parte sono state fatte proprie da proposte di legge e da emendamenti presentate dai gruppi parlamentari in particolare del PD.
 
I nostri eroi invece dovrebbero considerare il capitale umano professionale del SSN non solo degno del premio Nobel o essere considerato patrimonio dell’umanità ma la componente nei confronti della quale investire perché è la risorsa principale per garantire il diritto alla salute attraverso:
- lo sviluppo di reali forme di partecipazione alle scelte di politica sanitaria e sociosanitaria nazionale, regionale ed aziendale che non siano formali ma sostanziali in grado di promuovere e garantire un nuovo protagonismo positivo, anche critico se necessario, dei professionisti, degli operatori anche con le loro rappresentanze, alla programmazione, al monitoraggio e alla valutazione delle decisioni, perché diventino comprese, concertate e condivise;
 
- questo presuppone che a livello aziendale si riveda il ruolo monocratico del direttore generale e del suo conseguente potere quasi assoluto, che costituisce la principale fonte di stress e disagio lavorativo in azienda;
 
- avere il coraggio politico, superando ogni timidezza politica subalterna a logiche pauperistiche ed erroneamente egualitarie, di considerare il comparto del personale del SSN una categoria speciale per l’unicità della sua componente maggioritaria costituita da trenta professioni sanitarie con un autonomo ambito professionale che non pari in altri comparti e quindi con la necessità di una contrattualistica tutta specifica ed originale che preveda in tempi rapidi l’adeguamento delle retribuzioni alle medie stipendiali degli Stati dell’Unione Europea;
 
- fermo rimanendo il livello universitario della formazione delle professioni sanitarie, medici compresi, esaltare e valorizzare con pari dignità l’assioma per cui queste professioni si formano e si specializzano laddove queste professioni operano cioè nel SSN, sistema che a tal scopo mette a disposizione sedi, docenti e risorse perché considera la didattica una risorsa su cui investire;
 
- superare ogni forma non solo di precariato ma di qualsiasi rapporto di lavoro flessibile attraverso una profonda operazione di stabilizzazione ma anche di forte reclutamento di nuovo personale a tempo indeterminato, visti i gravi e pericolosi vuoti d’organico, reinternalizzando quanto più possibile ad iniziare dalle attività core…ma non solo… e negando qualsiasi ricorso a sedicenti cooperative di professionisti ed operatori sanitari e sociosanitari;
 
- sviluppare realmente il lavoro interprofessionale che non preveda alcun primato o primazia professionale ma consideri che ogni professione sanitaria e sociosanitaria concorre con le proprie competenze, i propri saperi (che possono evolvere, implementarsi e specializzarsi per adeguarsi al mutato quadro epidemiologico e nosologico e all’evoluzione scientifica e tecnologica), la propria specificità e la propria dignità ed etica professionali ad attuare il diritto alla salute così come indica l’OMS e cioè “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”;
 
- in questa innovata organizzazione del lavoro sanitario il ruolo del medico non è né svilito né aggredito, tutt’altro, riacquista il suo ruolo specifico e precipuo e, usiamo la parola giusta, centrale nell’erogazione del diritto alla salute.
 
Sono fiducioso sulla possibilità di dare vita a queste innovazioni e non perché sono un inguaribile ottimista ma perché constato che sta crescendo nelle forze politiche, comprese quelle di sinistra, una revisione delle scelte sinora fatte con la convinzione che sono stati fatti errori profondi nella gestione del SSN e che è possibile invertire la tendenza proprio ritornando ai principi fondamentali della legge 833/78, certo con gli aggiustamenti necessari frutto di una valutazione ponderata ma senza toccare minimamente il suo impianto legislativo principale e fondante.
 
Ottimismo di maniera? Speriamo di no... segnali positivi li intravedo nei gruppi parlamentari, specie di centrosinistra, nelle organizzazioni sindacali, negli ordini delle professioni sanitarie, nella consapevolezza diffusa che il bene maggiore di una nazione e di uno stato è costituito dalla salute delle persone e che un sistema sanitario, pubblico, solidaristico e universale sia l’unico strumento che abbiamo per tutelarla.
 
Sta al Governo Nazionale e a quelli Regionali attuare ora quelle scelte che mettano in grado il Ssn di attuare positivamente il massimo del suo potenziale di tutela, di prevenzione, cura e riabilitazione…appunto come indica la legge 833/78.
 
Saverio Proia
 
Vedi gli altri interventi:  CavicchiBonacciniMaffeiRossiTestuzzaSpadaAgnolettoZuccatelliMancin, PepeAsiquasGiannottiAgnettiGianniAgneni
PantiTuriPalumboVangieriLabate.

09 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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