Quando il tuo peggior nemico sei tu

Quando il tuo peggior nemico sei tu

Quando il tuo peggior nemico sei tu

Gentile Direttore,
a mio modesto parere il primo nemico dei professionisti sanitari tutti: infermieri, ostetrici, riabilitatori e tecnici non è costituito dalla classe medica (che è seconda in questo indice), ma dalle loro stesse classi professionali. Perché?
 
Perché fin tanto che non si svilupperà autogenamente una consapevolezza professionale esperta, tanto in ambito tecnico quanto intellettuale, che farà sì che le azioni professionali di tutti i giorni parlino di una – giammai mediata in qualsivoglia modalità – propria autonomia ormai matura e di un agire professionale “ripulito” e scevro da ogni pur minimo atteggiamento servile ed ancillare che faccia guadagnare terreno “sul campo”; che parli di prese di posizioni dialetticamente discusse in aperto contraddittorio “peer to peer”; che parli di proposte concrete alle soluzioni dei problemi derivanti da una complessità dei sistemi sanitari in continuo divenire; che parli di rivendicare e tradurre pragmaticamente nei propri status e diritti quanto duramente conquistato sul campo (pandemia docet).
 
Si continuerà a fare – come giustamente ora lamenta il dott. Primerano qui su QS – solo tanta fuffa e nient’altro. Guardando alla sua nuova iniziativa, spiace molto diro (e spero di sbagliarmi clamorosamente), ma qualsiasi cosa non sia una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare finirà in qualcos’altro che non darà nulla alle professioni non mediche. Sembra un auto sabotaggio dovuto ad una incapacità di gestire autonomamente i propri problemi. Una mai risolta “sindrome dell’impostore” che rende i professionisti non medici inadeguati al proprio evoluto ruolo.
 
Per risolvere lo stallo delle situazioni reiterate dal collega di neurofisiopatologia serve raccogliere 50.000 firme.
 
Serve raccogliere le firme nei gazebo in ogni ospedale d’Italia. Nell’epoca dei social e della comunicazione a tutti i costi (e ad ogni possibile contenuto) sarebbe più semplice a farsi che a dirsi; forse proprio per questo non lo si fa: perché è una cosa troppo seria per un periodo di oscurantismo da inutili facezie (spesso anche dannose).
 
Serve la collaborazione degli ordini e dei sindacati, che una volta tanto andrebbero messi con le spalle al muro e contro le proprie responsabilità.
 
In definitiva serve qualcosa che traduca finalmente nei fatti quel riconoscimento di professione intellettuale e scientifica che pure la Commissione Europea ha conferito ad alcune professioni (come per i c.d. “Radiographers”, nel 2018), ma di cui ancora non si percepisce alcun effetto concreto.
 
Pertanto, non servono “reti territoriali digitali”, non servono “cause legali pilota”, serve raccogliere 50.000 firme. Questo serve fare … null’altro.
 
Dott. Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale, Gallarate

31 Marzo 2022

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