Lo splendore della cura: viaggio negli ospedali storici italiani

Lo splendore della cura: viaggio negli ospedali storici italiani

Lo splendore della cura: viaggio negli ospedali storici italiani

Gentile Direttore,
carità, medicina, spiritualità, cultura: le radici degli antichi ospedali italiani rappresentano il cuore della nostra civiltà. ACOSI, l’Associazione Culturale degli Ospedali Storici Italiani è nata nel 2019 proprio con lo scopo di promuovere la conservazione, lo studio, la valorizzazione e la conoscenza di queste strutture, sottolineando l’importanza di essere custodi consapevoli delle nostre realtà ricche di passato e valori.

Paolo Galimberti, responsabile dei Beni culturali del Policlinico di Milano e membro di ACOSI, ha scritto un libro dal titolo “Lo splendore della cura”, che porta il lettore esattamente in questo affascinante viaggio in cui cura e cultura rappresentano un binomio inscindibile, e che è stato appunto anche il pretesto per affrontare il tema della bellezza e i valori degli ospedali storici italiani in un nuovo BAL Talk, evento promosso come al solito dalla Biblioteca Alessandro Liberati in collaborazione con il DEP Lazio.

L’incontro si è tenuto il 12 aprile presso uno degli ospedali storici italiani, l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, ed è stato preceduto da una interessante e suggestiva visita guidata del patrimonio storico-archeologico sito nella struttura, che ad oggi è custode di tali ricchezze culturali e artistiche.

Il successivo talk è stato poi introdotto da Tiziana Frittelli, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni e coordinato da Marina Davoli, direttrice del DEP Lazio, e si è disquisito dei temi poc’anzi accennati insieme a un parterre di relatori di cui ha fatto parte il sopraccitato Paolo Galimberti, Maria Teresa Natale, archeologa e presidente dell’Associazione culturale GoTellGo, e Domenico Rotella, camerlengo dell’Arciconfraternita di S. Maria dell’Orto.

“Dalla storia degli ospedali scopriamo la storia della trasformazione della città”, evidenzia Maria Teresa Natale presentandoci una mappa che mostra come nel corso del tempo tali strutture siano cambiate, spostate, dismesse, come ad esempio, tra i tanti, è accaduto all’ospedale di S. Maria dell’Orto che – ci dice Domenico Rotella – “ha chiuso i battenti nel 1799, ma un tempo ospitava gli iscritti alla Confraternita e anche i marinai che sbarcavano e che avevano bisogno di cure”. Tuttavia molti di questi ospedali hanno resistito al tempo e alla storia, in alcuni casi millenaria, che ha segnato quella di tutto l’Occidente, trovando in Italia uno dei terreni più fertili per la scienza e la medicina, come testimoniano, appunto, i numerosi ospedali storici ancora in funzione, sparsi per le nostre città.

Questi ospedali scandiscono di fatto le tappe di uno straordinario itinerario italiano di capolavori architettonici e artistici, e la sfida che devono perennemente affrontare è grande, poiché deve far coincidere tecnologia e innovazione con storia e bellezza. Queste strutture devono essere in grado di modificarsi seguendo le migliori pratiche e le migliori tecnologie al fine di dare i migliori servizi e le migliori cure in ambienti dove la cultura e la magnificenza sono presenti in maniera evidente.
L’innovazione è un proposito quotidiano insieme al rispetto e la salvaguardia dei beni attraverso una valorizzazione costante.

Questo è ciò che prova a fare da tre anni ACOSI, promuovendo la conoscenza e l’utilizzo del patrimonio scientifico e culturale degli ospedali storici italiani, bellissimi e ancora in funzione, evidenziando la necessità di tutelare e promuovere la loro storia e le loro collezioni.

ACOSI è stata fondata da cinque istituzioni che hanno al loro interno esposizioni museali e che nel frattempo sono diventate ben quindici, e l’Associazione resta aperta a tutte le organizzazioni sanitarie pubbliche e private che intendono condividere il proprio patrimonio culturale e scientifico come parte integrante del proprio ruolo sociale.

“Se oggi la parola ospedale – sottolinea Galimberti – ci rimanda a una determinata definizione, dobbiamo sempre considerare che lo ‘spedale nasce come assistenza gratuita al bisognoso, con una ampia gamma di bisogni, dalle disabilità, all’assistenza all’infanzia o anche assistenza carceraria, a luogo di accoglienza per viandanti e pellegrini, o ancora luogo di istruzione e formazione”.

Gli ospedali storici hanno una ricchezza infinita di arte, cultura e tradizione e vanno salvaguardati e valorizzati, perché – come sottolinea Tiziana Frittelli – abbiamo il dovere civico di passare il testimone agli altri, e farlo nel miglior modo possibile.

Tiziano Costantini
Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio

18 Aprile 2023

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