Via libera al Piano Salute Mentale. Malavasi (Pd): “Fondi inadeguati, serve più impegno”

Via libera al Piano Salute Mentale. Malavasi (Pd): “Fondi inadeguati, serve più impegno”

Via libera al Piano Salute Mentale. Malavasi (Pd): “Fondi inadeguati, serve più impegno”

Finalmente approvato il nuovo Piano, risultato di un'ampia convergenza politica. La critica principale riguarda però la sua sotto-finanziatura, con fondi insufficienti a tradurre in pratica, a partire dallo psicologo di base, gli ambiziosi obiettivi previsti.

A ridosso della fine dell’anno, finalmente, la Conferenza Unificata Stato-Regioni, Province autonome e autonomie locali ha approvato, dopo numerosi rinvii, il nuovo Piano nazionale per la salute mentale: un provvedimento di rilevanza strategica per la tutela e la promozione della salute individuale e collettiva.

L’odissea del suo iter era iniziata in estate con la presentazione di un primo documento giudicato da più parti irricevibile, inadeguato e insufficiente ad affrontare in modo serio le criticità legate alla salute mentale e al benessere psicologico. Un fenomeno che, in Italia come nel resto d’Europa, è in crescita esponenziale e che colpisce in particolare, ma non esclusivamente, le giovani generazioni, minando la tenuta economica, sociale e politica del Paese.

Il successivo coinvolgimento e la concertazione con le rappresentanze professionali, in particolare quelle degli psicologi, con le rappresentanze delle Regioni e con altri soggetti istituzionali hanno consentito di giungere all’approvazione di un nuovo Piano che, dopo dodici anni, sostituisce finalmente quello precedente.

È la dimostrazione che una buona politica è possibile, a partire dal diritto alla salute: un ambito nel quale si possono e si devono costruire convergenze ampie, ricercando il massimo consenso senza piantare bandierine di parte. In questi casi non vince una forza politica, ma la Repubblica nel suo complesso, nelle sue dimensioni istituzionale, politica, sociale ed economica.

Questo dovrebbe essere il metodo da adottare sui temi della salute: un metodo giusto, di buon senso, attento ai bisogni dei cittadini, capace di guardare al presente e al futuro del bene comune e non alle sole percentuali dei sondaggi. Purtroppo, è un approccio utilizzato raramente dall’attuale maggioranza, che privilegia lo scontro diretto e lo svuotamento del ruolo del Parlamento.

Per comune volontà politica, la salute mentale diventa dunque centrale e strategica nell’agenda istituzionale, attraverso un documento articolato che prevede interventi mirati e integrati per tutte le fasce d’età, fondati su una reale integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali. Il Piano individua come protagonista centrale e imprescindibile per la prevenzione e il contrasto del malessere psicologico, prima che degeneri in patologia psichiatrica, nonché per la promozione del benessere psicologico, l’esperienza dello psicologo di assistenza primaria, già adottata in undici Regioni. Questa esperienza diventa ora il modello nazionale, con l’auspicio che il testo unificato sullo psicologo di base depositato alla Camera nel novembre 2023 possa riprendere il suo iter parlamentare e trasformarsi in legge dello Stato nel corso di questa legislatura; proprio perché si tratta di un modello nato dal basso e non calato dall’alto.

Gli obiettivi del Piano sono giustamente ambiziosi e coerenti con la portata delle sfide, ma risultano purtroppo in netto contrasto con le risorse stanziate nella legge di bilancio appena approvata. Il fondo previsto non è nemmeno sufficiente a garantire il mantenimento dei servizi esistenti, figuriamoci l’attivazione di quelli nuovi, a partire da una presenza adeguata e strutturata dello psicologo di cure primarie nei Distretti sanitari e, in particolare, nelle Case della Comunità. Proprio lì dove il servizio di prossimità è essenziale per rendere operative le innovazioni previste dal Piano. Solo per lo psicologo di base infatti servirebbero 90 milioni, ma per la realizzazione di tutto il piano ce ne solo 80 per il 2026.

È evidente che l’attuale Governo non ha ancora piena consapevolezza del fatto che il costo del Servizio sanitario nazionale non rappresenta una spesa, bensì un investimento indispensabile: per la salute individuale e collettiva, per lo sviluppo dell’economia, per la competitività del paese, per la tenuta delle istituzioni, per la democrazia e per la coesione sociale. È ormai dimostrato che ogni euro investito in sanità ne restituisce almeno tre al sistema Paese. Un dato che, tuttavia, questa maggioranza sembra non aver ancora compreso.

On. Ilenia Malavasi
Capogruppo Pd Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati

Ilenia Malavasi

07 Gennaio 2026

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