Zullo (FdI): “Prevenzione e territorio al centro della riforma del Servizio sanitario nazionale”

Zullo (FdI): “Prevenzione e territorio al centro della riforma del Servizio sanitario nazionale”

Zullo (FdI): “Prevenzione e territorio al centro della riforma del Servizio sanitario nazionale”

Il senatore Zullo (FdI) sottolinea che la sfida del Ssn è rispondere all'invecchiamento della popolazione e all'aumento delle cronicità, puntando su prevenzione, potenziamento del territorio e un nuovo modello di finanziamento ospedaliero che metta al centro la persona.

“Un Servizio sanitario nazionale moderno deve essere in grado di rispondere in modo efficace e appropriato ai reali bisogni di salute della popolazione. Per farlo è indispensabile conoscere e governare la trasformazione demografica ed epidemiologica in atto”.

Lo ha dichiarato il Senatore Ignazio Zullo, membro della 10ª Commissione Sanità, Lavoro e Previdenza sociale di Palazzo Madama, intervenendo al convegno “La salute al primo posto, un futuro che costruiamo insieme”, promosso dal Presidente della Commissione, sen. Francesco Zaffini, in occasione della presentazione alla Sala Zuccari in Senato a Roma del nuovo Report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“Viviamo una fase storica segnata da denatalità, invecchiamento della popolazione e aumento delle patologie croniche e degenerative – ha sottolineato Zullo –. Questa è la vera emergenza del nostro tempo e rappresenta la sfida che il sistema sanitario deve affrontare con visione e responsabilità”.

Secondo il Senatore Zullo, l’obiettivo deve essere quello di invecchiare preservando il più possibile l’autosufficienza, riducendo la dipendenza dai caregiver e mantenendo abilità e relazioni di mutuo aiuto, anche in considerazione della progressiva riduzione delle nuove generazioni. “Per questo – ha aggiunto – è necessario investire con decisione nella prevenzione e nella promozione della salute”.

Zullo ha richiamato l’importanza della prevenzione primaria, che passa dall’utilizzo di vaccini efficaci e sicuri e dal controllo dei determinanti della salute, sia endogeni sia esogeni. “La valorizzazione della genetica e della biochimica – ha spiegato – apre la strada alla medicina personalizzata, predittiva e di precisione. Allo stesso tempo, vanno affrontati con politiche di promozione della salute fattori come istruzione, solitudine, inquinamento indoor e outdoor, corretti stili di vita, alimentazione, attività fisica e il contrasto a tabagismo, alcol e sostanze”.

“Negli ultimi anni – ha osservato – abbiamo spesso confuso il ‘più’ con il ‘meglio’ in sanità, puntando su interventismo terapeutico e tecnologia, perdendo di vista il valore dell’informazione, dell’educazione sanitaria, dell’umanizzazione delle cure, del dialogo con la persona e del supporto psicologico”.

Ampio spazio anche alla prevenzione secondaria, con la necessità di garantire diagnosi precoci: “Il dramma delle liste di attesa rappresenta oggi un serio ostacolo”, ha evidenziato Zullo, che ha poi richiamato il ruolo della prevenzione terziaria e della riabilitazione, “ancora oggi sottovalutata, ma fondamentale se avviata tempestivamente e in modo intensivo nella fase post-acuta”.

Nel suo intervento, il Senatore di FdI ha definito “un’occasione da non perdere” l’approvazione del disegno di legge del Governo Meloni sulla delega per il riordino del Servizio sanitario nazionale, sottolineando la necessità di affiancare al rafforzamento della prevenzione un deciso potenziamento del territorio, in raccordo funzionale con gli ospedali di base.

“Il domicilio deve diventare il luogo privilegiato di cura – ha affermato – attraverso reti di assistenza per anziani non autosufficienti, salute mentale, oncologia, dipendenze e disabilità, basate sull’integrazione socio-sanitaria e sulla presa in carico globale e continuativa della cronicità”.

Infine, Zullo ha affrontato il tema dell’assistenza ospedaliera, giudicando positiva la stratificazione degli ospedali per livelli di complessità, ma proponendo una riflessione sul sistema di finanziamento: “Il pagamento per DRG non può valere per tutte le strutture. Per gli ospedali di base occorre tornare a un modello che garantisca una valutazione globale della persona, evitando ricoveri ripetuti e frammentati”.

“È una provocazione consapevole – ha concluso – ma necessaria, se vogliamo davvero rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e con comorbidità, mettendo la persona, e non la singola prestazione, al centro del sistema sanitario”.

16 Gennaio 2026

© Riproduzione riservata

Milleproroghe. Scudo penale, medici in corsia fino a 72 anni, deroga incompatibilità e ricetta elettronica. Ecco il testo in Aula alla Camera
Milleproroghe. Scudo penale, medici in corsia fino a 72 anni, deroga incompatibilità e ricetta elettronica. Ecco il testo in Aula alla Camera

L’Aula della Camera si appresta a varare il testo del decreto Milleproroghe, così come modificato durante l’esame in Commissione Bilancio. Il testo interviene su diversi fronti: dalla responsabilità penale dei...

Autonomia differenziata. L’altolà dei medici. Anelli (Fnomceo): “Senza modifiche sulla governance, si rischia di far finire il Ssn”
Autonomia differenziata. L’altolà dei medici. Anelli (Fnomceo): “Senza modifiche sulla governance, si rischia di far finire il Ssn”

“In questi 20 e più anni di sanità delle Regioni in realtà le disuguaglianze regionali non sono state colmate”, secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e...

Zaffini difende l’autonomia differenziata: “Pregiudizio ideologico. Si mantiene solidarietà nazionale tra Regioni”
Zaffini difende l’autonomia differenziata: “Pregiudizio ideologico. Si mantiene solidarietà nazionale tra Regioni”

"Temo che ci sia un po' di pregiudizio e di substrato ideologico. Le scelte dell'autonomia differenziata tendono a responsabilizzare le Regioni e i territori laddove non riescono a garantire prestazioni,...

Schillaci: “Non può essere il Cap a decidere quanto si vive”. E un rapporto lancia allarme su cronicità e disuguaglianze: 10% cittadini rinuncia a cure
Schillaci: “Non può essere il Cap a decidere quanto si vive”. E un rapporto lancia allarme su cronicità e disuguaglianze: 10% cittadini rinuncia a cure

L’aspettativa di vita non può dipendere dal Cap di residenza né dal titolo di studio. È da questa constatazione, netta, che il ministro della Salute Orazio Schillaci ha aperto alla...