Fine vita. Piemonte alla Asl: “Diritto va garantito”

Fine vita. Piemonte alla Asl: “Diritto va garantito”

Fine vita. Piemonte alla Asl: “Diritto va garantito”

Circolare dell’assessorato alle Asl affinché garantiscano il suicidio medicalmente assistito. L’atto per risolvere il caso del primo paziente piemontese a cui la Asl ha riconosciuto i requisti ma anche detto di non potere eseguire la procedura perché non previsto dalla sentenza della Consulta. 

Il diritto al suicidio medicalmente assistito, in presenza dei requisiti previsti, va garantito. Il diktat arriva dalla Regione Piemonte a tutte le Asl attraverso una circolare della Direzione Sanità. Secondo le indiscrezioni di stampa, i farmaci e i dispositivi necessari per erogarli saranno pagati dalla stessa Regione, ma la stessa ha smentito in una nota spiegando che “non è mai stato detto infine che sarà la Regione a pagare il farmaco fine-vita. Si è detto invece che tali farmaci devono comunque essere forniti dalle Asl in applicazione di quanto previsto dalla sentenza dell’Alta Corte 204/2025”. Per la precisione, “per quanto concerne la relativa spesa – spiega la nota di chiarimento della Regione – occorre infatti applicare la normativa in essere in tema di costi Lea/ extra-Lea, a proposito della quale la Regione ha avviato un’ interlocuzione con il Ministero della Salute per avere chiarimenti in merito: se si tratta di Lea la spesa dovrà essere a carico del Servizio sanitario regionale, diversamente sarà a carico del richiedente. La Regione pertanto si atterrà alle indicazioni che riceverà in merito”, conclude la nota della Regione.

La nota della Regione arriva a seguito delle indiscrezioni della stampa. Si trattava di un provvedimento atteso, vista la necessità di dirimere il caso del primo uomo che ha avanzato in Piemonte la richiesta per accedere al suicidio medicalmente assistito e che, pur avendo ottenuto il parere positivo da parte del Comitato Etico per il riconoscimento dei requisiti previsti dalla sentenza Consulta del 2019, si è visto dire dalla Asl che l’esecuzione effettiva della prestazione era impossibile. Questo perché, spiega La Stampa in un articolo che cita la Direttrice sanitaria della Asl, la sentenza della Consulta “parla della ‘non punibilità’ del singolo professionista, non dell’Asl, e non esistono un protocollo né una norma che parla del ‘dopo’”. Così come non verrebbe specificato chi dovrebbe fornire e sostenere le spese per i farmaci e per l’attrezzatura da utilizzare.

Nella circolare dell’assessorato alla Sanità, secondo quanto riferito dai giornali, vengono riportate parole della Corte costituzionale sul fine vita e si stabilisce “il diritto della persona di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione della procedura”, ribadendo che “tali principi dovranno essere aggiornati alla luce di eventuali future pronunce della Corte costituzionale o interventi del legislatore nazionale”.

È stato trasmesso, riferisce la Stampa, anche una sorta di vademecum di quattro pagine su come procedere. Entro 48 ore dall’arrivo della richiesta da parte del paziente deve essere convocata la commissione di valutazione e deve essere coinvolto il comitato etico territoriale. Esaminati i requisiti sostanziali previsti dalla normativa, la commissione invierà una relazione al comitato etico. L’Asl dovrà comunicare al paziente l’esito delle valutazioni e, se la domanda risulterà accolta, passare il caso all’équipe responsabile della procedura che dovrà “tempestivamente perseguire nel suo intento”.

06 Febbraio 2026

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