Infermieri. Eurispes: “Il problema non è solo la carenza, ma un mercato del lavoro inefficiente”. Sul tavolo anche il modello del convenzionamento

Infermieri. Eurispes: “Il problema non è solo la carenza, ma un mercato del lavoro inefficiente”. Sul tavolo anche il modello del convenzionamento

Infermieri. Eurispes: “Il problema non è solo la carenza, ma un mercato del lavoro inefficiente”. Sul tavolo anche il modello del convenzionamento

Lo studio "Oltre il lavoro dipendente" propone un cambio di paradigma: non basta aumentare il numero di infermieri, serve ripensare l'organizzazione del lavoro. Tra le proposte, un modello di convenzionamento ispirato ai medici di medicina generale per coniugare autonomia, flessibilità e integrazione nel Servizio sanitario nazionale. IL DOCUMENTO

La carenza di infermieri in Italia è solo la parte più visibile di un problema molto più profondo: l’inefficienza del mercato del lavoro sanitario. È questa la tesi al centro dello studio Eurispes “Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica”, che invita a cambiare prospettiva e ad affrontare la crisi non soltanto come una questione di organici insufficienti, ma come il risultato di un sistema incapace di valorizzare, trattenere e impiegare in modo efficiente i professionisti.

Secondo il rapporto, il dibattito pubblico continua a concentrarsi prevalentemente sul numero degli infermieri mancanti, trascurando invece le criticità organizzative e le distorsioni che caratterizzano il mercato del lavoro. Gli autori distinguono infatti tre livelli del problema: la carenza quantitativa, il disallineamento organizzativo e, soprattutto, le inefficienze del mercato del lavoro, considerate la vera chiave per comprendere la crisi della professione.

Tra le principali disfunzioni vengono indicate precarietà, elevato turn-over, scarsa mobilità, difficoltà nel riconoscimento dei titoli esteri, condizioni contrattuali poco attrattive e limitate prospettive di carriera. Situazioni che possono portare, paradossalmente, alla coesistenza di carenza di personale e difficoltà di inserimento professionale, segnale di un mercato incapace di far incontrare efficacemente domanda e offerta. Per questo motivo, secondo Eurispes, aumentare semplicemente i posti nei corsi di laurea rischia di produrre risultati limitati se non accompagnato da una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro.

Il quadro italiano conferma le criticità strutturali. L’Italia dispone di 6,9 infermieri ogni mille abitanti, ben al di sotto della media europea di 8,9. Al 30 giugno 2026 risultano iscritti all’Albo unico Fnopi 464.193 professionisti, ma la distribuzione sul territorio è fortemente disomogenea: si passa dagli 86,2 infermieri ogni 10 mila residenti del Lazio ai 52,2 della Campania, con un marcato divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Lo studio richiama inoltre l’attenzione sulla struttura anagrafica della professione. L’età media degli infermieri italiani è di circa 45 anni e in molte regioni cresce il peso della popolazione prossima alla pensione, elemento che rende ancora più urgente una programmazione del ricambio generazionale.

Anche il nodo economico pesa sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere i professionisti. Lo stipendio medio di un infermiere italiano si attesta intorno ai 32.400 euro annui, contro una media Ocse di circa 39.800 euro. Per Eurispes questo differenziale salariale, insieme alle limitate possibilità di crescita professionale e agli elevati carichi di lavoro, rappresenta uno dei principali fattori che alimentano la mobilità verso il settore privato e verso l’estero.

Il fenomeno dell’emigrazione professionale continua infatti a interessare migliaia di infermieri. Nel 2025 gli infermieri italiani che lavorano all’estero sono circa 5.770, diretti soprattutto nel Regno Unito (44%) e in Svizzera (24%), attratti da retribuzioni più elevate e migliori prospettive di carriera.

Sul fronte opposto, il sistema sanitario ha fatto ricorso negli ultimi anni agli infermieri con titolo conseguito all’estero attraverso procedure derogatorie introdotte durante la pandemia. Secondo le stime richiamate nel rapporto, alla fine del 2025 erano quasi 20 mila i professionisti autorizzati con questo meccanismo. Una soluzione emergenziale che la stessa Fnopi ritiene ormai necessario superare, proponendo l’istituzione di elenchi dedicati per garantire controlli più efficaci sulle competenze, sulla formazione e sulla qualità dell’assistenza.

La parte più innovativa dello studio riguarda però le possibili soluzioni. Eurispes propone di esplorare modelli organizzativi che vadano “oltre il lavoro dipendente”, valorizzando le forme di esercizio professionale non subordinato, dalla libera professione ai modelli associati fino a ipotizzare un sistema di convenzionamento con il Servizio sanitario nazionale. Il riferimento è quello già adottato per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta: professionisti autonomi ma convenzionati con il Ssn attraverso accordi collettivi nazionali.

Secondo gli autori, un modello di questo tipo potrebbe rappresentare una soluzione intermedia tra il lavoro dipendente e la libera professione pura, consentendo di coniugare maggiore autonomia organizzativa, flessibilità e integrazione con il servizio pubblico, evitando al tempo stesso il rischio della precarizzazione. La condizione, sottolinea il rapporto, è che tali modelli siano accompagnati da un quadro regolatorio chiaro, da un equo compenso, da adeguate tutele contrattuali e da criteri di trasparenza.

Il tema, ricorda infine Eurispes, era già emerso nel dibattito parlamentare attraverso alcuni emendamenti al disegno di legge sulle professioni sanitarie, che prevedevano il reclutamento diretto di infermieri tramite contratti libero-professionali e il riconoscimento delle prestazioni infermieristiche nei Livelli essenziali di assistenza. Proposte poi non approvate ma che, secondo il rapporto, potrebbero rappresentare una base di partenza per una riforma strutturale del lavoro infermieristico.

La conclusione dello studio è netta: continuare a leggere la crisi infermieristica esclusivamente come una carenza numerica significa limitarsi a rincorrere l’emergenza con deroghe e misure temporanee. La vera sfida è costruire un mercato del lavoro capace di trattenere i professionisti, valorizzarne le competenze e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili. Solo un approccio integrato, che coniughi autonomia professionale, tutele, programmazione e innovazione organizzativa, può trasformare l’attuale crisi in un’opportunità di riforma del Servizio sanitario nazionale.

28 Luglio 2026

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