Rinvio dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali: una scelta che indebolisce il Ssn

Rinvio dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali: una scelta che indebolisce il Ssn

Rinvio dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali: una scelta che indebolisce il Ssn

Gentile Direttore, ai non addetti ai lavori il rinvio di un anno dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali può sembrare una questione marginale. In realtà, si tratta di una decisione che produce effetti negativi sul Servizio sanitario nazionale, sui pazienti e sul personale...

Gentile Direttore,
ai non addetti ai lavori il rinvio di un anno dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali può sembrare una questione marginale. In realtà, si tratta di una decisione che produce effetti negativi sul Servizio sanitario nazionale, sui pazienti e sul personale. A meno di non ritenere che i Direttori Generali siano sostanzialmente irrilevanti, perché le aziende sanitarie si governano da sole o direttamente attraverso le Regioni.

La dott.ssa Marinella D’Innocenzo, in un articolo pubblicato su QS il 2 ottobre, ha illustrato in modo chiaro e approfondito i rischi derivanti dalla conversione in legge, avvenuta con voto di fiducia, del DL 144/2026, proponendo anche importanti correttivi per limitarne gli effetti. In questo contributo intendo evidenziare le principali conseguenze della norma e avanzare alcune ipotesi sulle ragioni che possono avere portato al mancato rispetto dei tempi previsti dalla legislazione vigente.

È noto che, per essere ammessi agli albi regionali, i candidati a Direttore Generale devono essere iscritti all’albo nazionale. Si tratta di un passaggio utile, perché consente allo Stato di svolgere una prima selezione e di costituire un bacino unico nazionale dal quale le Regioni possono successivamente attingere, applicando ulteriori criteri coerenti con le proprie esigenze.

Il ritardo nell’aggiornamento dell’albo nazionale, e la conseguente proroga dell’albo vigente, determinano un sostanziale congelamento dell’esistente con due effetti principali. Il primo è che restano iscritti all’albo soggetti che potrebbero non possedere più i requisiti richiesti per l’ammissione. Il secondo è che viene rinviato di almeno un anno l’ingresso di nuovi candidati.

D’Innocenzo sostiene che non si tratti di una questione generazionale. Su questo punto, tuttavia, dissento. È oggettivo osservare che il rinvio dell’aggiornamento favorisce i candidati più anziani a discapito di quelli più giovani, poiché la costruzione di un curriculum coerente con i requisiti previsti richiede tempo. Il naturale ricambio, che consente periodicamente l’ingresso di nuovi Direttori Generali, tendenzialmente più giovani di quelli già in carica, viene così rinviato di almeno un anno.

La norma, inoltre, non consente di eliminare dall’albo profili che non soddisfano più i requisiti previsti. Anche questo rappresenta un elemento negativo, perché finisce per ridurre la qualità complessiva del bacino nazionale dei candidati. In questo caso il problema non riguarda tanto il ricambio generazionale quanto la credibilità e l’efficacia del filtro preliminare che lo Stato dovrebbe garantire.

Va inoltre osservato che il sistema introdotto dal Decreto legislativo 171/2016, con un aggiornamento dell’albo ogni due anni, presenta già di per sé elementi di rigidità. Sarebbe preferibile un sistema dinamico, aperto in modo permanente ai nuovi ingressi e accompagnato da verifiche periodiche dei requisiti. Oggi una parte significativa di questo processo potrebbe essere gestita automaticamente attraverso adeguate piattaforme digitali. Se la digitalizzazione rappresenta una priorità strategica della sanità pubblica, dovrebbe essere utilizzata maggiormente anche per rafforzare gli strumenti di governance del Servizio sanitario nazionale.

Le conseguenze del rinvio risultano particolarmente penalizzanti anche per le donne. Nelle posizioni dirigenziali apicali, infatti, le donne tendono mediamente ad essere più giovani e, poiché sono ancora sottorappresentate, beneficiano maggiormente di processi di ricambio più rapidi. Un sistema di aggiornamento più frequente e possibilmente dinamico favorirebbe l’accesso delle donne ai vertici del Ssn. Si tratta di una questione rilevante, perché la percentuale di donne Direttori Generali rimane ancora troppo bassa e segnala la persistente presenza di un evidente “tetto di vetro” nelle posizioni di vertice delle aziende.

Le Regioni possono certamente aggiornare i propri albi, ma non possono ammettere nuovi candidati se questi non sono stati prima inseriti nell’albo nazionale. Questo rappresenta un danno per i professionisti esclusi, che potrebbero possedere non solo i requisiti formali ma anche le qualità necessarie per svolgere efficacemente il ruolo di Direttore Generale. È però soprattutto un danno per il sistema e, in ultima analisi, per i cittadini.

Limitare l’ingresso di nuovi potenziali direttori riduce gli spazi di scelta delle Regioni e restringe la possibilità di selezionare i vertici aziendali sulla base del merito. Il risultato è un sistema meno aperto, meno competitivo e meno orientato all’innovazione. Il rischio è quello di favorire una classe dirigente mediamente più anziana, prevalentemente maschile e, non necessariamente ma potenzialmente, meno preparata ad affrontare le sfide future.

Nel settore privato, la scelta dell’Amministratore Delegato o del Direttore Generale è considerata una decisione strategica, tanto da influenzare l’andamento borsistico delle imprese. Il caso di Leonardo costituisce un esempio noto. Non è raro che gli amministratori delegati delle grandi aziende percepiscano compensi di diversi milioni di euro proprio perché il loro contributo è ritenuto determinante per i risultati dell’organizzazione.

Anche nelle aziende sanitarie la qualità della leadership è decisiva. Certamente il Direttore Generale opera entro vincoli molto più stringenti di quelli presenti nel settore privato. Al tempo stesso, però, deve affrontare un contesto straordinariamente complesso, caratterizzato da relazioni istituzionali articolate con Regioni e Comuni e dalla gestione di migliaia di professionisti, molti dei quali dotati di elevata autonomia tecnica e professionale. Inoltre, i vincoli derivanti dai sistemi di controllo e vigilanza, dalla Corte dei Conti ai Collegi sindacali, dai NAS al Ministero della Salute, richiedono competenze specialistiche e capacità manageriali di alto livello.

Il fatto che l’impatto dei manager privati sia più facilmente misurabile attraverso indicatori finanziari non significa che il contributo dei Direttori Generali del SSN sia meno rilevante. Significa semplicemente che è più difficile misurarlo. Se il ricambio dei Direttori Generali rallenta, come accade con il rinvio previsto dal DL 144/2026, il rischio è che a pagarne le conseguenze siano i pazienti, attraverso una riduzione dell’efficienza e dell’efficacia delle aziende sanitarie.

Come ha opportunamente ricordato D’Innocenzo, la fase storica attuale richiede qualità manageriali straordinarie per affrontare la conclusione del PNRR e garantire la piena attuazione del DM 77/2022. Proprio per questo appare difficile comprendere una scelta che restringe ulteriormente le opportunità di selezionare nuovi profili qualificati.

Viene spontaneo chiedersi perché il Ministero della Salute abbia adottato questa decisione. In assenza di dichiarazioni ufficiali o di documenti esplicativi, è possibile formulare soltanto alcune ipotesi.

La prima è che il Ministero non sia stato in grado di completare nei tempi previsti il processo di aggiornamento dell’albo, per insufficienza di risorse organizzative o professionali. Pur disponendo di una piattaforma digitale già utilizzata in passato, potrebbero essere mancati il personale necessario per le attività istruttorie o le condizioni per costituire una commissione adeguata. Può sembrare sorprendente, ma non è un’ipotesi da escludere.

Questa possibilità suggerisce una riflessione più generale. Il Ssn ha bisogno di un livello centrale forte, autorevole e capace di fornire indirizzo strategico alle Regioni. Per svolgere efficacemente questa funzione è però necessario rafforzarne le capacità manageriali e organizzative, garantendo innanzitutto il corretto svolgimento delle responsabilità che gli sono attribuite dalla legge.

Una seconda ipotesi è che il Ministero stia lavorando a una riforma complessiva del sistema degli albi e delle nomine e abbia quindi deciso di guadagnare tempo in vista dell’introduzione delle nuove regole. È una spiegazione possibile. Tuttavia, allo stato attuale, la prima ipotesi appare più plausibile.

Rimane l’impressione che il Ministero abbia sottovalutato l’importanza del rispetto delle scadenze previste per l’aggiornamento dell’albo nazionale, non cogliendone pienamente il valore strategico. Perché quell’aggiornamento non rappresenta un semplice adempimento amministrativo: è uno strumento essenziale per favorire il ricambio generazionale, ampliare le opportunità per i professionisti più giovani, aumentare la presenza femminile nei ruoli di vertice e, in ultima analisi, migliorare la qualità della governance del Servizio sanitario nazionale.

Giovanni Fattore, PhD
Full Professor Department of Social and Political Sciences, ?CERGAS-SDA and F Dondena Università Bocconi

08 Ottobre 2026

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