Cancro della pelle. Non basta proteggersi mentre si prende il sole. Metà dei danni arriva dopo ore dall’esposizione

Cancro della pelle. Non basta proteggersi mentre si prende il sole. Metà dei danni arriva dopo ore dall’esposizione

Cancro della pelle. Non basta proteggersi mentre si prende il sole. Metà dei danni arriva dopo ore dall’esposizione
Ben il 50% delle dannose variazioni genetiche dei raggi UV viene trasferita al Dna anche in assenza della luce solare, creando una mutazione nociva identica a quella avvenuta durante l’esposizione alla luce. Secondo gli scienziati, si potrebbero sviluppare opportune creme protettive evening-after (‘dopo-sera’) per prevenire tali danni. Lo studio* è su Science

I raggi ultravioletti danneggerebbero la pelle anche svariate ore dopo che è terminata l’esposizione al sole: ad affermarlo è uno studio condotto dalla Yale Univesity, che sottolinea la potenziale opportunità di creme protettive evening-after  (‘dopo-sera’) studiate per bloccare tali danni. Lo studio è stato pubblicato* su Science.
Questo danno rappresenta la principale causa di tumore della pelle, una delle neoplasie maligne ad incidenza globale in crescita e il tumore più comune negli Stati Uniti.

I raggi UV possono modificare il Dna dei melanociti, cellule della cute che sintetizzano melanina, un pigmento scuro responsabile della colorazione della pelle. La melanina assume due ruoli opposti: da un lato funziona come scudo protettivo per il genoma contro agenti nocivi; dall’altro, come in questo caso, può  diventare veicolo del danno cellulare.
                                                                                                  
Per studiare il fenomeno, per la prima volta il Professor Douglas E. Brash della Yale School of Medical ed i co-autori dello studio hanno esposto cellule umane e cellule di topo a luce ultravioletta mediante una lampada Uv. La radiazione ha causato una variazione genetica nota come dimero di ciclobutano (Cpd), in cui due ‘lettere’ del Dna attaccano e legano il codice, impedendo che l’informazione contenuta in esso possa essere letta correttamente. La sorpresa, per i ricercatori, è arrivata quando hanno osservato che i melanociti generano questo composto non solo immediatamente, ma continuano a produrlo anche a distanza di ore dall'esposizione alla luce; al contrario le cellule senza melanina generano il Cpd soltanto durante l’esposizione.
Testando l’entità del danno nel modello murino, i ricercatori hanno osservato che la metà delle variazioni cellulari (produzione di Cpd) erano avvenute ‘al buio’, cioè una volta terminata l’esposizione al sole.
Lo studio, dunque, conferma che la melanina è associata con il danno cellulare della pelle ed evidenzia un fenomeno nuovo: l'ampia estensione del periodo di tempo nel quale avvengono i danni cellulari.

In particolare, Sanjay Premi, ricercatore associato presso il Brash Laboratory a Yale, ha scoperto che la luce UV attiva due enzimi che riescono ad ‘eccitare’ un elettrone nella melatonina, un processo chiamato chemi-eccitazione. L'energia generata da tale fenomeno viene trasferita al Dna anche in assenza della luce solare (al buio), creando una variazione nociva identica a quella avvenuta durante l’esposizione alla luce. I ricercatori sottolineano che la chemi-eccitazione era stata osservata soltanto nelle piante e negli animali inferiori. 
Secondo gli scienziati, in futuro mediante filtro protettivo si potrebbe provare a bloccare, dopo l'epsosizione al sole, il trasferimento di energia a livello cellulare, il principale interruttore del danno.
 
Viola Rita
 
*Douglas E. Brash et al. Chemiexcitation of melanin derivatives induces DNA photoproducts long after UV exposure. Science, February 2015 DOI: 10.1126/science.1256022

Viola Rita

22 Febbraio 2015

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