Farmaceutica. Soluzioni subito o il sistema rischia il default. Martini: “Serve un modello basato sul costo assistenziale per patologia”

Farmaceutica. Soluzioni subito o il sistema rischia il default. Martini: “Serve un modello basato sul costo assistenziale per patologia”

Farmaceutica. Soluzioni subito o il sistema rischia il default. Martini: “Serve un modello basato sul costo assistenziale per patologia”
La proposta dell'ex DG Aifa, e ora direttore della ricerca dell'Accademia nazionale di medicina, è per un modello di governance della spesa farmaceutica basato sui costi assistenziali della patologia e che metta insieme farmaceutica, ricoveri ospedalieri e specialistica. "Solo così potremmo valutare se un nuovo farmaco è anche in grado di ridurre la spesa"

Traballa la governance del settore farmaceutico. Tra tagli annunciati del Fsn e arrivo di farmaci innovatici, per il 2015-2016 si prevede uno sforamento del tetto programmato di spesa che supererà i 3,8 miliardi di euro. Una debacle che ne’ le regioni, né tantomeno le Aziende farmaceutiche, sulle quali grava l’onere dello sforamento, saranno in grado di evitare se non si troveranno rapidamente delle soluzioni.
 
Se n’è discusso nel corso del Workshop “Come evitare il default del settore farmaceutico” patrocinato dall’Accademia nazionale di medicina organizzato a Roma dove istituzioni, rappresentanti delle Regioni e farmaco-economisti si sono confrontati per trovare soluzioni.
 
“La giornata di oggi – ha detto Nello Martini, Direttore di Ricerca & Sviluppo dell’Accademia nazionale di medicina e per diversi anni alla guida dell'Aifa – vuole offrire degli elementi di analisi e approfondimento sui temi evocati per favorire un processo di decisione politica consapevole. Le scelte sono della politica ma è  importante che ci sia consapevolezza e che ci sia una cornice di riferimento su come sia possibile trovare un di punto di equilibrio tra una difficile sostenibilità e l’universalità del Ssn”.
 
Sono molte le criticità del settore farmaceutico e Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato non nasconde le sue preoccupazioni,
“Guardo con grande preoccupazione a quello che non considero solo un mercato, ma una parte importante per preservare l’universalismo del Ssn – ha detto – in particolare sono preoccupata per i farmaci innovativi: rischiamo di avere farmaci personalizzati all’avanguardia, ma a costi impossibili da sostenere sia dal sistema, sia dai cittadini. I 500mln stanziati non credo siano sufficienti, inoltre non c’è trasparenza sulla definizione del prezzo e sulla capacità delle regioni di erogarli”. E ancora, per Di Biase a peggiorare lo scenario è proprio l’assenza di una direttiva quadro sul prezzo dei farmaci: “Abbiamo un assoluto bisogno di una direttiva quadro per contrattare in  modo trasparente sul prezzo dei farmaci, ma la Ue ha deciso di non esaminare l’accordo su questa materia, siamo quindi in una situazione di deregolamentazione”.
Serve anche una riforma del prontuario che “spero sia fatta meglio di quella del nomenclatore legata al massimo ribasso”.
 
Altro tema caldo per risollevare il settore è quello della ricerca. “È stata delegata al Miur e non va bene – ha aggiunto De Biasi – il tema della ricerca in campo biomedico è fondamentale e vogliamo che progredisca  deve essere incrementato il rapporto pubblico privato, quindi tra Ssn, Miur e farmaceutica. Dobbiamo uscire dall’incubo di considerare l’intervento delle imprese come una tragedia.  Il rapporto pubblico privato per la ricerca e la produzione va codificato con un protocollo ad hoc altrimenti siamo destinati alla delocalizzazione”.
 
Il momento è quindi particolarmente critico ha ricordato Nello Martini. “Per il 2014 – ha evidenziato – i dati registrano per la farmaceutica territoriale un risparmio di 176milioni di  euro e per la farmaceutica ospedaliera uno sforamento di circa 1,3 miliardi di euro di cui il 50% (650 mln) a carico delle Regioni e l'altro 50% a carico delle Aziende farmaceutiche. Facendo delle proiezioni al 2015-2016 , che tengono conto del fondo dei farmaci innovativi e dei tagli annunciati del Fsn, lo sforamento del tetto programmato di spesa supererà i 3,8 miliardi di euro. È chiaro che alla luce di tutto ciò la spesa diventa  insostenibile per le regioni, in particolare per quelle in piano di rientro, ed anche per le aziende farmaceutiche. Quindi – ha aggiunto – il problema è fare delle proposte per una fase di riequilibrio.  Anche perché essendoci una differenza così importante tra finanziamento, cioè tetto, e spesa reale, significa che il meccanismo attuale non è adeguato e quindi bisogna pensare ad una nuova governance”.
 
Le soluzioni. Per Martini sono necessarie 2 fasi da implementare in modo contemporaneo e in parallelo: una fase “congiunturale” 2015-2016, per portare in riassetto la spesa farmaceutica ed evitare l'overspending e il superamento dei tetti, evitando le conseguenti procedure di payback a carico delle Regioni e delle Aziende; una fase "strutturale" da introdurre nella Legge di stabilità 2016, che definisca una nuova governance strutturale, in grado di assicurare accesso all'innovazione e sostenibilità economica, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio stabilito nel Patto per la Salute. “Abbiamo pensato – ha aggiunto – a un modello basato su costi assistenziali della patologia, un modello che mette insieme farmaceutica, ricoveri ospedalieri e specialistica in grado di valutare se ad esempio l’introduzione di un nuovo farmaco è in grado di ridurre la spesa, si può avere un compenso tra i processi di uno stesso costo assistenziale basato sulla patologia. Perché oggi quello che risulta non gestibile è il governo separato di variabili dello stesso processo”.
 
Infine sui tagli per il 2015, stabiliti dalla Stabilità (vedi anticipazione) Martini auspica siano evitati quelli lineari: “Ci sono spazi per realizzare manovre di buon senso come quella di attuare una revisione del prontuario per categorie omogenee, non schiacciando il prezzo al costo più basso ma operando una ponderazione di consumi e quindi evitando che per trattamenti sovrapponibili ci siano costi molto differenziati, eventualmente ipotizzando che chi ha un costo più elevato possa fare un discount. Ma l’importante è agire subito, i tempi sono troppo stretti e se non agiamo il settore farmaceutico rischia il default”.
 
Per Luca Coletto, assessore alla sanità della Regione veneto e coordinatore delle Regioni le soluzioni sono differenti:  basterebbe applicare i costi standard e far rispettare le norme che ci sono già.  “Che la sanità sia sotto finanziata è sotto gli occhi di tutti, la dead line era al 6,9% rispetto al Pil – ha sottolineato –  noi siamo al 6,6%, quindi già in una fase dove si comincia a rinunciare alle cure. I continui tagli che colpiscono in particolar modo la sanità in maniera peraltro immotivata perché basterebbe applicare i costi standard per evitarli. Soprattutto quanto riguarda la farmaceutica potrebbe essere un enorme passo in avanti far rispettare i tetti, visto che alcuni li rispettano a differenza di altri che continuano  a splafonare in maniera irrimediabile. Servirebbe un governo più ordinato della sanità e il Governo ha tutti i dati disponibili per realizzarlo. Basterebbe far rispettare le norme che ci sono già”.
 
L’Italia nel contesto europeo. Ma qual è la posizione dell’Italia rispetto al resto d’Europa? Per Claudio Jommi, del Cergas Bocconi Il mercato italiano non è collassato rispetto a quello degli altri paesi che comunque hanno adottato misure di regolamentazione del settore. In Italiua, ha spiegato, le politiche adottate hanno pro e contro. “Rispetto al resto di Europa – ha osservato – il vantaggio in Italia è che abbiamo un’agenzia con una gestione unitaria del processo di governance anziché più unità operative diverse, inoltre il nostro Paese si è mostrato più flessibile sulla negoziazione degli sconti rispetto ad altri Paesi, pensiamo all’Inghilterra ma anche alla Germania dove il 15% dei prodotti sono stati ritirati dal commercio perché gli sconti si sono mostrati inaccettabili all’industria. Di fatto anche se il processo non è trasparente l’Italia ha adottato, almeno in linea di principio, una valutazione multi-attributo cioè non si è organizzata come l’Inghilterra su una dimensione di costo efficacia. Ha poi adottato una logica potenzialmente positiva che è quella dell’accordo di rimborso condizionato”.

13 Aprile 2015

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