Seconda giornata di Consultazioni al Quirinale. Ma possibile intesa per il Governo è ancora lontana. Mattarella: “Servirà più tempo”

Seconda giornata di Consultazioni al Quirinale. Ma possibile intesa per il Governo è ancora lontana. Mattarella: “Servirà più tempo”

Seconda giornata di Consultazioni al Quirinale. Ma possibile intesa per il Governo è ancora lontana. Mattarella: “Servirà più tempo”
Oggi è stato il turno dei 'big', sono infatti saliti da Mattarella Partito Democratico, Forza Italia, Lega e MoVimento 5 Stelle. La situazione di stallo è dettata dal veto di Di Maio alla presenza di Berlusconi al Governo. Un Esecutivo a trazione Lega-M5S dovrebbe passare da una rottura della coalizione di Centro Destra ad oggi esclusa da Salvini. Sull'altra sponda, resta invece salda la volontà da parte della 'corrente' dem legata a Renzi di restare all'opposizione nonostante gli inviti del M5S.

Hanno preso nuovamente il via questa mattina le consultazioni al Quirinale per sondare la possibilità di formare un nuovo Governo. A colloquio con Sergio Mattarella oggi Partito Democratico, Forza Italia, Lega e MoVimento 5 Stelle. Nessuna possibile intesa all'orizzonte. Come previsto, sarà necessario almeno un ulteriore giro di consultazioni la prossima settimana. A confermarlo in serata è lo stesso Mattarella: "A oggi non si registra nessuna possibilità per formare il nuovo governo. Servirà più tempo ai partiti come loro stessi mi hanno chiesto, e servirà più tempo anche a me per valutare".

La situazione di stallo è dettata da una serie di veti incrociati. Il leader del M5S, Luigi Di Maio, uscendo dal colloquio con il Capo dello Stato ha rilanciato la proposta di un contratto di governo alla tedesca da sottoscrivere con la Lega o con il Partito Democratico. "Chiederò subito un incontro con Salvini e Martina per cominciare a lavorare alla strutturazione di questi contratti, poi dopo le prime interlocuzioni capiremo con chi c'è più convergenza sui temi e decideremo la forza politica che avremo scelto più affine a nostri temi". Il M5S resta però fermo sulla chiusura a Forza Italia, non riconoscendo la coalizione di Centro Destra: "Io non la riconosco perché le forze politiche che ne facevano parte si sono presentate con 3 candidati premier e si sono presentate divise per le consultazioni. Inoltre hanno idee totalmente opposte sul M5S".
 
Matteo Salvini, però, non sembra essere intenzionato a rompere la coalizione che può contare sul 37% delle preferenze e di cui è diventato ora il leader: "Bisogna smussare degli angoli. Se ognuno resta sulle sue impuntature l'unica soluzione, che noi non ci auguriamo, è tornare subito al voto". Allo stesso tempo, a chiudere le porte ad ogni possibile accordo i pentastellati è il leader di Forza Italia, Sivlio Berlusconi: "Non siamo disponibili a un governo fatto di pauperismi e giustizialismi e populismi e odio".
 
Da qui le aperture del M5S al Partito Democratico per un possibile accordo di Governo, accompagnate da alcune rassicurazioni: "Io non ho mai voluto spaccare il PD, non ho mai chiesto una scissione interna, io mi rivolgo al PD nella sua interezza, non ci permettiamo di interferire nelle loro dinamiche interne", ha precisato oggi Di Maio. Ma al momento i dem sembrano poter restare arroccati su quella posizione di opposizione richiamata dall'ex segretario Matteo Renzi, subito dopo la debacle elettorale dello scorso 4 marzo. "L'esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino in coerenza con il programma che abbiamo presentato agli elettori", ha chiarito il segretario Maurizio Martina.
 
La situazione resta dunque ingarbugliata e non si può al momento escludere un possibile ritorno alle urne già dal prossimo giugno. Si dovrà attendere i faccia a faccia tra M5S, Lega e PD della prossima settimana per capire se sia possibile uno sblocco dell'attuale situazione di impasse.
 
Sullo sfondo restano le elezioni regionali del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia e, il 22, in Molise. Una vittoria leghista a Nord e una conferma del M5S al Sud potrebbero consacrare ulteriormente il primato nella Lega nel Centro Destra e al Nord, e quello pentastellato nel Meridione. A quel punto, la spinta ad allearsi potrebbe subire una repentina accelerazione.
 
 
Giovanni Rodriquez

05 Aprile 2018

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