Emergenze sanitarie. Schillaci: “Oggi siamo più pronti, ma l’Oms va migliorata non lasciata”

Emergenze sanitarie. Schillaci: “Oggi siamo più pronti, ma l’Oms va migliorata non lasciata”

Emergenze sanitarie. Schillaci: “Oggi siamo più pronti, ma l’Oms va migliorata non lasciata”
Il ministro rivendica che oggi “c'è un piano pandemico che è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni. Lo abbiamo aggiornato in collaborazione con una qualificata rete di esperti e con la Finanziaria del 2025 abbiamo garantito le risorse necessarie per l'attuazione del piano con fondi fino a 300 milioni”.

Lunedì 9 marzo 2020 l’Italia travolta dal Covid si svegliava in quarantena. Alla vigilia del quinto anniversario da quel primo lockdown, possiamo sentirci più forti contro una futura emergenza sanitaria? Per il ministro della Salute, Orazio Schillaci, la risposta è “sì”. Oggi “c’è un piano pandemico che è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni. Lo abbiamo aggiornato in collaborazione con una qualificata rete di esperti e con la Finanziaria del 2025 abbiamo garantito le risorse necessarie per l’attuazione del piano con fondi fino a 300 milioni”. Ma soprattutto, si è capito che “per affrontare le emergenze bisogna investire nel Servizio sanitario nazionale e puntare sulla prevenzione. Il Governo si sta muovendo in questa direzione”, assicura il responsabile della sanità italiana in un’intervista a Famiglia Cristiana.

Tra le cose che abbiamo imparato dalla pandemia, c’è il fatto che “i virus non hanno confini” ed è per questo che l’Organizzazione mondiale della sanità “va migliorata, ma non abbandonata” come vogliono fare ad esempio gli Stati Uniti. “Appare poco ragionevole pensare di poter affrontare future emergenze sanitarie isolati nei propri confini – riflette il ministro – Ho detto chiaramente che dobbiamo migliorare i limiti, che certamente ci sono, della governance e del finanziamento dell’Oms. L’uscita di per sé non è un modo per risolverli. Gli Stati hanno garantita la propria sovranità e possono incidere per fare in modo che questo organismo sia più efficiente”.

Guardando all’Italia, Schillaci tranquillizza sullo stato del nostro Servizio sanitario nazionale. “Sta bene”, dice, anche se “ovviamente, dopo 47 anni dalla sua istituzione, ha bisogno di una revisione ed è quello che stiamo facendo“. Come? “Da subito – spiega il ministro – abbiamo investito risorse per migliorare le condizioni di lavoro del personale e adottato provvedimenti per garantire più sicurezza. Stiamo attuando gli investimenti del Pnrr per rafforzare l’assistenza territoriale: è partito oltre il 70% dei cantieri delle Case e degli Ospedali di comunità. Altro obiettivo di cui sono particolarmente orgoglioso riguarda il numero di persone over 65 assistite al domicilio, parliamo di oltre 400mila pazienti in più rispetto al target prefissato. C’è poi una spinta significativa sulla digitalizzazione. La telemedicina e il Fascicolo sanitario elettronico sono strumenti fondamentali per una sanità più equa e vicina al cittadino. Questo per dire che i nostri cittadini possono contare su un servizio sanitario che, nonostante qualche criticità, conserva livelli di eccellenza riconosciuti anche all’estero”.

La lezione appresa, dunque, è che “investire nella salute è essenziale per la tenuta complessiva del sistema, sociale ed economico. Questo Governo – rivendica Schillaci – ha aumentato le risorse per la sanità e ha messo in campo strumenti per restituire attrattività al servizio pubblico. In secondo luogo, è diventata diffusa la consapevolezza che occorre una riforma profonda per rafforzare l’assistenza territoriale anche potenziando la digitalizzazione, perché è sul territorio che possiamo prenderci cura adeguatamente dei bisogni di salute dei nostri anziani e malati cronici”. Un’altra priorità è la prevenzione e per rafforzarla “voglio aumentare le risorse”, ribadisce il ministro.

“Oggi – ricorda Schillaci – le Regioni spendono in prevenzione il 5% dei fondi che ricevono dallo Stato: dobbiamo far salire questa percentuale”, perché “se facciamo prevenzione non solo migliora la salute, ma riduciamo i costi sanitari per la cura. Ogni euro risparmiato grazie alla prevenzione lo possiamo usare per fare più ricerca, ad esempio, e anche per più prevenzione. Tutti dobbiamo impegnarci”, precisa. “Penso agli screening oncologici: non basta sollecitare le Regioni a garantire l’invio degli inviti ai cittadini, occorre che gli stessi cittadini facciano la propria parte aderendo ai programmi di screening. Se ricevo l’invito e lo butto via, non mi prendo cura della mia salute e vanifico le attività di prevenzione. Serve la collaborazione di tutti. Anche dei media affinché ci aiutino ad amplificare questo importante messaggio che vale anche per i corretti stili di vita”.

Quanto al nodo liste d’attesa, “sono da decenni il tallone d’Achille della sanità – fa notare il ministro – Ce ne siamo fatti carico approvando per la prima volta una legge che dà indicazioni chiare alle Regioni su come riorganizzare i servizi e prevede incentivi, come gli straordinari detassati al 5% per il personale sanitario impegnato nella riduzione delle liste d’attesa e premialità alle Regioni. Piano piano iniziamo a vedere i risultati. A breve sarà attiva la piattaforma nazionale di monitoraggio delle liste d’attesa e finalmente sapremo effettivamente quali sono i tempi per ogni prestazione. Questo ci permetterà di individuare le situazioni critiche e sollecitare interventi per risolverle. Il ruolo delle Regioni è cruciale in questa battaglia”, rimarca Schillaci, rammentando che “c’è circa un 30% di risorse assegnate dallo Stato da spendere”.

Infine l’allarme aggressioni ai sanitari, la crisi della fiducia medico-paziente. Come ristabilirla? “C’è sicuramente un aumento delle aggressioni negli ospedali – osserva il ministro – Quando c’è da attendere, alcuni cittadini si scoraggiano e perdono la pazienza, inoltre si è assistito un po’ a una perdita di sacralità che prima rivestiva il camice bianco. Ma non credo in nessun modo che il funzionamento di un sistema sanitario possa essere responsabilità del medico e questo i cittadini lo sanno. Inoltre, quando una persona si trova ad affrontare una patologia seria, al di là della capacità di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, ricerca quell’alleanza terapeutica tra medico e paziente fatta di dialogo, confronto e fiducia”.

06 Marzo 2025

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