Insonnia cronica, ne soffre 1 italiano su 10. Depositata una legge per riconoscerla come patologia prioritaria

Insonnia cronica, ne soffre 1 italiano su 10. Depositata una legge per riconoscerla come patologia prioritaria

Insonnia cronica, ne soffre 1 italiano su 10. Depositata una legge per riconoscerla come patologia prioritaria

Insonnia cronica non significa solo stanchezza e irritabilità, ma un’aumentata incidenza di disturbi mentali, metabolici e cardiaci, che riflettono un peso anche economico e sociale. Presentato a Roma durante un evento promosso dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer con il contributo di Idorsia, il Policy Paper sull’insonnia cronica, che presenta i dati della patologia e il suo impatto su sanità, economia e società. Il min. Schillaci: “Per troppo tempo sottovalutata, è un tema di sanità pubblica”.

Spesso sottovalutata e poco conosciuta, l’insonnia cronica colpisce circa il 6% della popolazione italiana, ma visto il vasto sommerso per alcuni esperti la percentuale potrebbe toccare fino al 10-15%. Sette pazienti su 10 sono donne, con una maggiore incidenza tra i 45-55 anni e tra over 65. Sono in aumento tuttavia, anche i casi tra bimbi e adolescenti, legati ad abitudini errate come l’uso eccessivo di smartphone e social.

È più che mai urgente che l’insonnia cronica venga riconosciuta come una priorità sanitaria e se ne riconosca  anche l’impatto sociale ed economico. A questo scopo, è stato presentato e firmato durante un evento promosso dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer con il contributo di Idorsia, il Policy Paper sull’insonnia cronica. Il documento, redatto dal Comitato Scientifico del Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, costituitosi all’interno dell’Intergruppo,  presenta i dati della patologia e analizza l’impatto su più fronti, analizza quindi i trattamenti, l’accesso alle cure e le criticità che i pazienti incontrano; infine, fornisce le raccomandazioni per un trattamento efficace.

“L’evento di oggi contribuisce a rendere visibile ciò che troppo spesso resta invisibile, come il peso reale dell’insonnia cronica nella vita delle persone e nel funzionamento del sistema sanitario e sociale” ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto in video, confermando il comune impegno delle Istituzioni sulla patologia. “I dati riportati nel Policy Paper ci aiutano a comprendere la portata del fenomeno: parliamo di milioni di cittadini coinvolti in un disturbo che riguarda in maniera assai significativa la popolazione femminile”.

“Per troppo tempo l’insonnia cronica è stata considerata un disturbo secondario, mentre i dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede una maggiore consapevolezza e un approccio più strutturato” ha dichiarato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto in video, confermando il comune impegno delle Istituzioni sulla patologia. “Come Ministero della Salute guardiamo con interesse a ogni approfondimento che è fondato su evidenze scientifiche soprattutto quando aiuta a mettere a fuoco criticità e possibili linee di intervento come quelle delineate nella proposta di legge che è stata presentata qualche giorno fa”.

“Il Servizio sanitario nazionale è chiamato a confrontarsi con l’aumento delle patologie croniche, l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti degli stili di vita, che rendono sempre più importanti sistemi integrati di prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, in questo contesto anche la salute del sonno ha una rilevanza che diventa sempre più significativa” ha proseguito il Ministro.

La proposta di legge sull’insonnia cronica: riconoscere una patologia invalidante e prioritaria

Di qualche giorno fa è infatti la notizia della deposizione da parte dell’Onorevole Annarita Patriarca, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, di una proposta di legge per riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma e invalidante: “La proposta di legge, di cui sono prima firmataria – ha detto – ha visto un consenso trasversale bipartisan. All’interno si chiede il riconoscimento dell’insonnia cronica come patologia, l’inserimento nei LEA e nel Piano nazionale delle Cronicità, prevedendo l’istituzione di un Osservatorio per lo studio della patologia e, infine, garantendo maggiori tutele lavorative. Questo impegno politico non è solo un atto di responsabilità istituzionale, ma un investimento strategico che d’altra parte favorirà una riduzione dei costi diretti e indiretti che gravano sull’economia del Paese”.

“L’Intergruppo sulle Neuroscienze ha deciso di occuparsi anche specificatamente del tema dei disturbi del sonno, e di farlo in maniera evidence-based perché sono una delle concause di disturbi neuro degenerativi e anche, purtroppo, delle demenze, soprattutto nel mondo femminile” ha spiegato la Sen. Beatrice Lorenzin, Membro V Commissione del Senato. “Vogliamo garantire percorsi diagnostici e terapeutici adeguati e affrontare questioni come l’abuso dei farmaci o la non appropriatezza prescrittiva, insieme alla non presa in carico in modo serio dei pazienti. Partendo dalle evidenze del Policy Paper, presentato oggi dal Comitato Scientifico, possiamo iniziare un’azione politica che parta da un intervento congiunto sull’igiene del sonno, attraverso la formazione dei clinici e la sensibilizzazione e informazione di tutti i cittadini” ha aggiunto.

Schillaci ha quindi tracciato le tappe da seguire per una gestione sempre più integrata dell’insonnia cronica: “Promuovere consapevolezza tra i cittadini è il primo passo ma è altrettanto necessario sostenere i professionisti sanitari verso diagnosi tempestiva e individuare i percorsi terapeutici più appropriati, è poi necessario affinare il coordinamento tra i vari livelli di assistenza, valorizzare il territorio e medicina di prossimità”. “Un ulteriore elemento è rappresentato dalla prevenzione: intervenire sugli stili di vita, proporre una corretta igiene del sonno e abituare le comunità più giovani a un uso consapevole delle tecnologie digitali può contribuire a ridurre in maniera significativa l’incidenza e la gravità anche dei disturbi del sonno” ha concluso.

La sintomatologia dell’insonnia cronica e le comorbidità collegate

A differenza delle classiche difficoltà del sonno, che sono passeggere e comuni, l’insonnia cronica presenta un’alterazione patofisiologica di alcune aree cerebrali specifiche, con sintomi specifici e trattamenti individualizzati. Generalmente, chi ne soffre lamenta scarsa qualità del sonno per almeno tre notti a settimana per tre mesi consecutivi. Ha inoltre conseguenze gravi sulla salute generale della popolazione, come ha spiegato Andrea Fiorillo, presidente EPA (European Psychiatric Association) e professore ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, nonché membro del Comitato Scientifico del Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, che ha contribuito alla redazione del Policy Paper.

Oltre a stanchezza, irritabilità e scarsa concentrazione, “si va da un’aumentata incidenza di disturbi mentali e comportamentali, incluso il rischio di suicidio, – ha dichiarato Fiorillo – allo sviluppo di malattie neurodegenerative, dalle patologie cardiovascolari a quelle metaboliche (come il diabete di tipo 2). L’insonnia cronica ha un impatto significativo sulla vita quotidiana, sulla produttività, sulle performance scolastiche e accademiche, sulle relazioni sociali”.

I risvolti economici e sociali: meno produttività, rischi di incidenti sul lavoro e in strada

L’altra faccia del risvolto sanitario dell’insonnia cronica, è quello economico e sociale. I costi stimati sono circa 14 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,74% del PIL. “Abbiamo costi elevati, diretti e indiretti dell’insonnia – ha confermato Luigi De Gennaro, vicepresidente AIMS (Accademia italiana Medicina del Sonno) –. Quelli diretti sono chiari: quelli farmacologici e quelli della presa in cura. I costi indiretti hanno a che fare, per esempio, i costi non solo di assenteismo sul mondo del lavoro ma di diminuita produttività. Inoltre, il 7-10% degli incidenti sul lavoro è dovuto a cause legate a eccessiva sonnolenza e, rispetto ad altri tipi di incidenti, questi tendono a essere purtroppo in proporzione, più frequentemente mortali”. Circa 5.500 euro pro-capite è il valore perso in termini di produttività, 1.580 euro è il costo medio per evento in caso di infortuni e incidenti correlati al sonno.

A questo si aggiunge il grande mondo sommerso dell’incidentistica stradale, prosegue De Gennaro: “Secondo i dati Aci e Istat, un quarto degli incidenti su strada è legato al deficit di sonno. Inoltre di questi, un terzo sono mortali, mostrando che gli incidenti dovuti a sonnolenza sono mediamente più gravi di quelli dovuti ad altre cause”.

Trattamento dell’insonnia cronica, spesso i farmaci indicati non sono adatti

Si apre poi il nodo dedicato ai trattamenti, in quanto spesso l’insonnia cronica viene trattata in maniera approssimativa, con farmaci che puntano a favorire il sonno, che non mostrano tuttavia chiari miglioramenti, ma molti effetti collaterali. Una somministrazione errata di questi farmaci incide infatti sull’attenzione e le funzioni cognitive dei pazienti, peggiorando la loro qualità di vita. “Oggi esistono trattamenti estremamente efficaci – rimarca il prof. Fiorillo – che consentono non solo di migliorare la quantità del sonno, ma anche la qualità, andando ad agire sul sistema dell’ipervigilanza. Questi farmaci moderni, che possono essere definiti dei veri e propri game-changer, dovrebbero essere resi disponibili per tutte le persone affette dal disturbo da insonnia cronica, quando invece solo una piccola percentuale di pazienti possono farne uso. A cui va aggiunta la terapia cognitivo-comportamentale, che però è disponibile solo in pochissimi centri ultraspecializzati”.

Solo il 21% dei pazienti con insonnia cronica viene trattato: il ruolo del medico di famiglia

L’insonnia cronica è ancora una patologia ampiamente sottodiagnosticata, solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e solamente il 21% viene trattato.Il sommerso di non diagnosticati sarebbe di 4–5 milioni di persone in Italia. In questo senso, un coinvolgimento attivo dei medici di famiglia potrebbe comportare un cambiamento concreto nella presa in carico e nell’ascolto attivo dei pazienti.

“Il medico di famiglia conosce bene tutta la storia clinica e non del paziente e anche della famiglia e del contesto sociale nel quale vive – ha confermato Gianmarco Marrocco, Vicesegretario provinciale FIMMG Roma –. Quindi saper riconoscere l’insonnia cronica è fondamentale e riuscire a diagnosticarla precocemente è ancora più importante, perché più ritardiamo la gestione di questa patologia, più non riusciamo a garantire un’adeguata salute e un benessere al paziente. Inoltre il mmg è anche l’ultimo che torna a ricevere il paziente dopo che è già andato da vari specialisti e deve riuscire a fare una sintesi e un monitoraggio su tutte le interazioni farmacologiche che questo comporta. Infine deve gestire la degenza e la compliance alla terapia, ovvero mantenere un’attenzione costante sul paziente”.

“Il medico di famiglia deve anche correggere eventuali percorsi autogestiti molto frequenti” ha aggiunto Enzo Nunnari, Membro direttivo provinciale SIMG Roma. Per farlo, è però fondamentale che anche i medici possa accedere ad una formazione specifica per il riconoscimento dell’insonnia cronica e dei campanelli d’allarme. “Occorre sicuramente una formazione da parte di esperto dei disturbi del sonno, perché la cronicità è materia dei medici di famiglia e spesso le patologie croniche convivono con l’insonnia. Avere strumenti più specialistici in mano ci permette facilmente di entrare e gestire il problema con tempestività”.

Il contributo delle aziende che si occupano di cura del sonno

A questa evoluzione verso un’integrazione dell’insonnia cronica come vera e propria priorità di sanità pubblica possono, e devono, contribuire anche le aziende che si occupano di cura del sonno. “Il Policy paper è uno strumento strategico molto importante per le aziende che lavorano nell’ambito del sonno, per tutti gli attori coinvolti. Naturalmente è una piattaforma condivisa di evidenze e di indicazioni, di raccomandazioni che possono aiutare ad orchestrare nel modo più appropriato degli interventi, in modo complementare, sinergico rispetto a quello che già sta facendo il mondo istituzionale e la pratica clinica” ha confermato Giovanni Girgenti, General Manager di Idorsia.

Secondo Girgenti è fondamentale promuovere la cultura del sonno, supportare una formazione strutturata per medici specialisti e di famiglia e aiutare i clinici a diagnosi sempre più precoci, “e allo stesso tempo cercare di favorire una collaborazione organica e strutturata di tutti gli specialisti. Per l’insonnia cronica dobbiamo sempre parlare di un approccio multidisciplinare con l’obiettivo di creare un continuum di cura” ha concluso.

Gloria Frezza

15 Aprile 2026

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