Riforma Ssn. Anelli (Fnomceo): “Condivisibile, ma senza risorse rischia di rimanere sulla carta”

Riforma Ssn. Anelli (Fnomceo): “Condivisibile, ma senza risorse rischia di rimanere sulla carta”

Riforma Ssn. Anelli (Fnomceo): “Condivisibile, ma senza risorse rischia di rimanere sulla carta”

Il presidente della Fnomceo giudica condivisibile l'impianto della riforma del Ssn, ma avverte: senza risorse adeguate la riforma rischia di restare sulla carta. Chiede un Fondo speciale per la riorganizzazione, più medici di famiglia e la trasformazione del corso in formazione specialistica.

“La Fnomceo sostiene con forza una revisione del Servizio Sanitario Nazionale che ponga al centro l’importanza del medico e del paziente, in linea con l’articolo 32 della Costituzione. Nel contesto del Ddl 1825, dunque, la Fnomceo apprezza gli obiettivi di integrazione ospedale-territorio, ma evidenzia lacune strutturali che rischierebbero di compromettere l’universalità e l’equità del sistema”.

Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, audito questo pomeriggio al Senato, presso la X Commissione “Affari sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale” sul Disegno di Legge Delega “Riorganizzazione e potenziamento assistenza sanitaria”.

“La Fnomceo – ha esplicitato Anelli – intende ribadire la centralità del Servizio sanitario nazionale quale pilastro fondamentale della tutela del diritto alla salute, sottolineando la necessità che ogni intervento di riforma sia ispirato ai principi di universalità, equità, solidarietà e appropriatezza delle cure. Evidenzia infatti l’importanza di preservare il carattere pubblico e universalistico del SSN, evitando processi di frammentazione dell’assistenza e modelli organizzativi che possano generare diseguaglianze nell’accesso alle prestazioni sanitarie sul territorio nazionale”.

“Valutazione favorevole”, per la Federazione, sull’impianto generale del provvedimento.  

“La delega – ha infatti osservato Anelli – appare rivolta a ricomporre in un quadro unitario il rapporto tra rete ospedaliera e rete territoriale, riconoscendo la centralità dell’assistenza territoriale nel ridisegno del Servizio sanitario nazionale e individuando nella medicina generale e nella pediatria di libera scelta uno degli assi portanti della riforma”.

“Pur trattandosi di un’impostazione condivisibile – ha aggiunto – riteniamo che il provvedimento in questione, rispondendo a fabbisogni complessi nel contesto PNRR, necessiti di un maggiore approfondimento e di alcune modifiche significative”.

Tra i correttivi proposti, una quantificazione degli obiettivi organizzativi e occupazionali, la definizione di standard minimi nazionali di dotazione territoriale delle professioni sanitarie e percorsi formativi dedicati, finanziati a carico del Ssn, per favorire la mobilità professionale lungo l’asse ospedale–territorio. Bene l’aggiornamento del bacino di utenza per le strutture complesse e l’implementazione delle reti assistenziali, ma “non si possono ignorare le profonde differenze demografiche e di disponibilità di personale sanitario, particolarmente marcate nelle aree interne e nei territori a scarsa attrattività professionale”. La proposta Fnomceo è quella di un “fattore correttivo obbligatorio”, sotto la diretta supervisione del Ministero della Salute, con maggiori risorse e dotazioni per le aree disagiate, sia in termini di posti letto sia di personale sanitario. Obiettivo: evitare un’ulteriore concentrazione dei servizi nelle sole aree metropolitane.

Per quanto riguarda la medicina generale, la sua valorizzazione deve essere letta non soltanto in termini ordinamentali, ma soprattutto come leva concreta per migliorare l’appropriatezza dei percorsi, rafforzare la presa in carico e gestire la cronicità.

“In un modello fondato su reti assistenziali graduate per complessità – ha affermato Anelli – il ruolo della medicina generale assume carattere strategico proprio in ragione dei suoi elementi distintivi: fiducia, capillarità, prossimità e conoscenza continuativa della persona e del contesto familiare e sociale ed equità e gratuità nell’accesso alle cure. In questa prospettiva, la medicina generale non deve essere considerata un livello esterno o preliminare rispetto alle reti, ma una loro componente strutturale”.

“Il riordino della medicina generale – ha spiegato – dovrebbe essere orientato non a un mero riassetto formale, ma al consolidamento del suo ruolo nelle reti assistenziali come soggetto strategico nell’individuazione dei bisogni a diversa complessità, nella programmazione del percorso di cura e nella gestione appropriata della domanda. Solo così la medicina generale, dotata dei necessari strumenti organizzativi, diagnostici e digitali, può diventare parte integrante del disegno di rete delineato dalla delega e contribuire in modo effettivo alla riduzione delle liste d’attesa, al rafforzamento della prossimità e al miglioramento della continuità dell’assistenza”.

“Con riferimento al potenziamento dell’assistenza territoriale – ha dichiarato – la Fnomceo sostiene lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi, quali le Case e gli Ospedali di Comunità: il rafforzamento dell’assistenza territoriale deve essere accompagnato da un adeguato investimento in termini di risorse umane, valorizzando il ruolo dei medici di medicina generale, degli specialisti ambulatoriali e delle altre professioni sanitarie, in un’ottica di integrazione multiprofessionale e di continuità assistenziale. In assenza di una effettiva riforma del territorio, di adeguate risorse e di una visione sistemica e integrata, il rischio è quello di un ulteriore indebolimento dell’offerta sanitaria e di un ampliamento delle diseguaglianze”.

“Occorre superare – ha continuato – la tradizionale separazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, promuovendo modelli di presa in carico integrata del paziente.

Gli ospedali devono essere prioritariamente orientati alla gestione delle acuzie e dei casi ad alta complessità, mentre il territorio deve essere messo nelle condizioni di garantire la gestione delle cronicità, la prevenzione e l’assistenza di lungo periodo, attraverso percorsi di cura coordinati e condivisi”.

“Il disegno di legge – ha precisato – non affronta in modo espresso il tema della formazione specifica in medicina generale, nonostante essa costituisca il presupposto di accesso all’esercizio convenzionato e un elemento strutturale del riordino della medicina generale. Pur essendo la materia già oggetto di altro intervento legislativo delegante, sottolineiamo la necessità che sia riconosciuto come corso di specializzazione con caratteristiche peculiari tipiche dell’approccio olistico nella cura dei pazienti. Si potrebbe valutare, pur senza sovrapporre impropriamente i due percorsi legislativi, l’inserimento nella presente delega della modifica della denominazione dell’attuale corso da “formazione specifica in medicina generale” in “formazione specialistica in medicina generale”, con la valorizzazione del percorso formativo, adeguandolo alle attuali conoscenze, quale condizione essenziale per garantire qualità professionale, attrattività della disciplina e coerenza ordinamentale dell’intervento”.

Troppo generica, per la Fnomceo, la previsione di standard per l’assistenza alle persone non autosufficienti e per le cure palliative: da qui la proposta che siano indicati nella legge delega alcuni obiettivi minimi, aumentando sia il rapporto tra medico e numero di pazienti cronici complessi, sia il rapporto tra medico e pazienti in cure palliative.

Analogo discorso per la salute mentale: se le previsioni di rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e di aggiornamento della disciplina dei servizi di salute mentale sono condivisibili, sono però prive di una chiara proiezione finanziaria e organizzativa, in particolare sul versante della medicina generale e pediatria di libera scelta.

In generale, per l’assistenza territoriale, manca un riferimento alla piena operatività del Fascicolo sanitario elettronico e alla costituzione di équipe multiprofessionali stabili: medico di medicina generale, psicologo, infermiere di comunità, assistente sociale.

“Visti i carichi di lavoro che derivano dall’incremento della popolazione – ha sottolineato Anelli – e dell’aumento delle malattie croniche, sarebbe opportuno prevedere un incremento del rapporto attuale di medicina generale attraverso un aumento strutturale di almeno il 20% del numero di convenzioni per i medici di medicina generale, incentivando il lavoro in équipe e la presa in carico proattiva della cronicità. Ciò comporta un ulteriore stanziamento annuo di risorse, in particolare su progetti regionali di implementazione di tali équipe e di digitalizzazione”.

“La clausola di invarianza finanziaria prevista al comma 3 – ha evidenziato – appare caratterizzata da indeterminatezza, in quanto alla luce della complessità e dell’impatto delle misure delegate, rischia di vanificare gli obiettivi di riforma, trasferendo oneri sulle Regioni e compromettendo l’erogazione uniforme dei Lea”.

Occorrono invece maggiori risorse, anche per l’implementazione di reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, degli standard per non autosufficienti e cure palliative, per gli ospedali di terzo livello post-2026 e per finanziamento di farmaci innovativi.

Da qui la proposta Fnomceo: istituire, a decorrere dall’anno 2027, un Fondo speciale per la riorganizzazione del Ssn. Le relazioni tecniche di accompagnamento ai decreti legislativi, inoltre, dovranno includere una stima analitica degli oneri destinati prioritariamente alla componente professionale, con riferimento ai fabbisogni minimi specificamente e idoneamente individuati e indicare le modalità di accesso prioritario al Fondo di cui sopra, gestito dal Ministero della Salute.

Ciò al fine di garantire una copertura certa per gli investimenti strutturali in personale e reti, evitando deficit dei Lea regionali.

Altra idea, più volte riaffermata dalla Federazione, è quella istituire un Fondo apposito per il recupero delle disuguaglianze in sanità gestito dal Ministero della salute. Investimenti, dunque, perché le riforme, senza risorse, sono destinate a rimanere sulla carta.

“Il Servizio sanitario nazionale – ha proseguito Anelli – è molto più che un erogatore di servizi e prestazioni sanitarie, comunque indispensabili al benessere e alla qualità della vita degli italiani. È un attore primario dello sviluppo italiano: le risorse pubbliche destinate alla sanità vanno considerate come investimento e non come spesa, proprio perché hanno un impatto altamente positivo sul piano economico, occupazionale, della innovazione e ricerca e sulla coesione sociale”.

“La Fnomceo – ha concluso – conferma la propria disponibilità a collaborare con le Istituzioni per individuare soluzioni concrete e sostenibili, nella convinzione che l’opera di revisione del modello organizzativo della sanità pubblica debba ispirarsi ad un Servizio sanitario nazionale resiliente, umano e sostenibile, pronto a collaborare per la valorizzazione professioni sanitarie. Ribadisce la necessità di investire nel Servizio sanitario nazionale per continuare a garantire universalità, uguaglianza ed equità anche nelle cure, di far fronte al problema delle disuguaglianze di salute”.

“Occorre aumentare – ha specificato – il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, sia in termini assoluti che in rapporto al Pil, al fine di allinearlo alla media dei paesi europei, potenziando il ruolo e la funzione delle figure professionali in ambito sanitario, a partire da quella medica. Bisogna rendere più attrattivo il lavoro del medico nel Ssn, cambiando il modello di lavoro e rafforzare la medicina territoriale. La finalità prevalente del sistema di sanità pubblica deve essere quella di assicurare prestazioni legate a un bene di primaria rilevanza nell’ordinamento: la tutela della salute, che non può essere limitata da ragioni economiche”.

21 Aprile 2026

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