Riforma Ssn, le Regioni frenano: “Violato il principio di leale collaborazione e mancano le risorse economiche”. Chiesta la sospensione dell’iter

Riforma Ssn, le Regioni frenano: “Violato il principio di leale collaborazione e mancano le risorse economiche”. Chiesta la sospensione dell’iter

Riforma Ssn, le Regioni frenano: “Violato il principio di leale collaborazione e mancano le risorse economiche”. Chiesta la sospensione dell’iter

La commissione Salute delle Regioni boccia il Ddl delega sia nel metodo che nel merito: “Non affronta problemi rilevanti del SSN”, tra cui “il tema del rafforzamento del capitale umano”. E poi sulla mancanza di fondi: “La clausola di invarianza finanziaria… rischia di rendere l’architettura normativa priva delle leve operative necessarie”. IL DOCUMENTO

Le Regioni alzano il livello dello scontro sulla riforma del Servizio sanitario nazionale. Nel parere approvato dalla Commissione Salute, emergono forti criticità sul disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera. Il documento – inviato nell’ambito dell’iter istituzionale che prevede il semplice ‘parere’ in Stato-Regioni – arriva a chiedere esplicitamente lo stop del provvedimento.

Al centro delle contestazioni c’è il metodo. Secondo le Regioni, infatti, sarebbe stata “violata” la leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali. Un principio che, ricordano, è fondamentale soprattutto in una materia come la sanità, caratterizzata da competenze concorrenti.

Nel testo si sottolinea come “la leale collaborazione costituisce principio guida e l’intesa la soluzione che meglio incarna la collaborazione”, richiamando anche la giurisprudenza costituzionale. Da qui la critica alla scelta del Governo di procedere con urgenza, limitando il coinvolgimento delle Regioni a un semplice parere.

Una modalità giudicata insufficiente: “la previsione del mero ‘parere’… non sia adeguata all’importanza della tematica della tutela della salute dei cittadini”.

Obiettivi poco chiari e tempi inadeguati

Oltre al metodo, le Regioni mettono in discussione anche il merito della riforma. Le tempistiche ristrette non avrebbero consentito un’analisi approfondita del provvedimento, rendendo difficile comprenderne pienamente gli obiettivi.

Nel documento si legge che “non risultano pienamente comprensibili gli obiettivi del provvedimento, sui quali il parere non può dirsi ponderato”.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: aprire un confronto vero tra Stato e Regioni e definire congiuntamente i principi della riforma, anche attraverso “tavoli di lavoro paritetici” per la stesura dei decreti attuativi.

Nodi strutturali: personale, integrazione e risorse

Le criticità evidenziate non si fermano alla procedura. Il documento entra nel merito dei principali nodi del sistema sanitario, a partire dal personale.

Secondo le Regioni, il disegno di legge “non affronta problemi rilevanti del SSN”, tra cui “il tema del rafforzamento del capitale umano”, necessario per rendere attrattivo il sistema nel suo complesso e non solo nei grandi centri di eccellenza.

Altro punto centrale è l’integrazione tra ospedale e territorio. Un obiettivo dichiarato dal Governo, ma che secondo le Regioni rischia di rimanere sulla carta. Le evidenze scientifiche, si sottolinea, dimostrano che la presa in carico efficace funziona “solo in reti integrate verticalmente (ospedale e territorio, sanitario e sociale)”.

Preoccupazione anche per il possibile squilibrio tra ospedale e territorio, con il rischio di accentuare le disuguaglianze: “può ulteriormente accentuare le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi”.

Governance e ruolo delle Regioni

Un altro tema sensibile riguarda la governance. Le Regioni rivendicano un ruolo centrale nella programmazione sanitaria e chiedono che venga preservato nei decreti attuativi.

Nel documento si evidenzia la necessità di mantenere “il ruolo delle Regioni come soggetti titolari della programmazione sanitaria”, evitando processi di centralizzazione che potrebbero indebolire i sistemi territoriali.

Particolare attenzione anche alla proposta degli ospedali di terzo livello, che – secondo le Regioni – non devono essere sottratti alla governance regionale, pur mantenendo una rilevanza nazionale.

Il nodo delle risorse

Tra le criticità più rilevanti c’è poi la questione finanziaria. Il disegno di legge si basa su una clausola di invarianza che, secondo le Regioni, rischia di compromettere l’efficacia della riforma.

“La clausola di invarianza finanziaria… rischia di rendere l’architettura normativa priva delle leve operative necessarie”. Da qui la richiesta di una copertura economica adeguata e di un confronto sulla sostenibilità nel medio-lungo periodo.

La richiesta finale: fermare l’iter

Alla luce delle criticità evidenziate, le Regioni avanzano una richiesta netta: sospendere l’iter del provvedimento per riaprire il confronto.

“In conclusione… si chiede di procedere alla sospensione dell’iter procedurale in corso”.

Un segnale politico forte, che apre nuovamente il fronte delicato tra Governo e autonomie territoriali su una riforma destinata a incidere profondamente sull’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.

“Non siamo stati coinvolti nella redazione del disegno di legge delega”. Afferma l’assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi, rispondendo in Assemblea legislativa nel corso di un question time sulla riforma del Servizio sanitario nazionale proposta dal Governo.

Fabi – replicando al consigliere del M5s Lorenzo Casadei – sottolinea la necessità di “un confronto strutturale e condiviso nel rispetto dei ruoli”, evidenziando come il metodo adottato rischi di escludere le autonomie territoriali da scelte strategiche. “Se si vuole lavorare insieme e fare squadra, occorre cambiare metodo in modo radicale”, aggiunge.

Secondo l’assessore, il disegno di legge delega si concentra soprattutto sulla riorganizzazione ospedaliera, “passando a una gestione centrale diretta e svuotando il ruolo costituzionalmente garantito alle Regioni”, mentre restano in secondo piano temi cruciali come la prevenzione. “Scelte in questa direzione rischiano di accentuare le disuguaglianze”, avverte, ricordando anche la necessità di un adeguato finanziamento del Fondo sanitario.

Luciano Fassari

14 Aprile 2026

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