Salute migranti. Lorenzin: “Negli ultimi due anni Italia ha accolto 263mila persone. Nostra rete sanitaria ha funzionato al meglio, ma ora occorrono standard omogenei in tutta Europa”

Salute migranti. Lorenzin: “Negli ultimi due anni Italia ha accolto 263mila persone. Nostra rete sanitaria ha funzionato al meglio, ma ora occorrono standard omogenei in tutta Europa”

Salute migranti. Lorenzin: “Negli ultimi due anni Italia ha accolto 263mila persone. Nostra rete sanitaria ha funzionato al meglio, ma ora occorrono standard omogenei in tutta Europa”
Così il ministro della Salute nella giornata di apertura della conferenza internazionale organizzata dall'Oms Europa e ospitata dal governo italiano a Roma. “Per troppo tempo siamo rimasti inascoltati dalle istituzioni europee, ma siamo comunque riusciti a salvare tantissime vite e a somministrare oltre 100mila vaccini”.  Zsuzsanna Jakab, direttore Oms Europa, avverte: “Migrazioni non più fenomeno isolato, proseguirà a lungo nel tempo”.

“Una gestione equilibrata ed etica dei flussi migratori rischia di essere condizionata dalla delicata situazione in cui ci troviamo. Non dobbiamo però affidarci a reazioni emotive, perché le leadership devono affrontare le attuali criticità tramite modelli e strumenti innovativi che consentano di essere adeguati al nostro compito e di fornire risposte epocali”. Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, invoca un’assunzione di responsabilità collettiva in apertura della conferenza ‘High Level Meeting on Refugee and Migrant Health' organizzata dall'Oms Europa e ospitata dal governo italiano. Obiettivo del summit, che si snoderà lungo due giornate, è concordare un approccio e azioni comuni per rispondere alle esigenze di tutela dei crescenti flussi migratori con rappresentanti istituzionali provenienti da 53 Paesi. 

Nel 2015 oltre 700mila tra rifugiati e migranti sono entrati in Europa, ai quali si devono sommare i circa 2 milioni della Turchia. Fino al 5% di queste persone necessitano di assistenza medica a causa di problemi di salute come lesioni accidentali, ipotermia, ustioni, episodi cardiovascolari, gravidanze e complicanze collegate al parto, diabete e ipertensione. Lorenzin ha richiamato l’attenzione in merito alla composizione dei flussi, osservando “che negli ultimi mesi sono stati registrati importanti cambiamenti, con un incremento di donne e bambini che scappano da scenari in cui sono costantemente a rischio stupro o dove sono costretti in condizioni di estremo degrado”. Il mutato quadro di riferimento “impone standard omogenei in tutta Europa, ma anche strategie ad hoc per i migranti nei Paesi di origine soprattutto dove sono in corso conflitti come nell’Africa centrale e subsahariana e per tutelare i gruppi provenienti da Pakistan e Afghanistan. Per questo l’Oms è impegnata a delineare piani di interventi validi per tutti”.

L’asse portante degli incontri è costituito dal tema delle vaccinazioni inscindibilmente legato al rischio crescente di malattie infettive. Le raccomandazioni elaborate dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) dall’Unicef e dall’Oms chiariscono che richiedenti asilo e migranti devono essere immediatamente vaccinati, seguendo i programmi di immunizzazione di ogni Paese in cui intendano risiedere per più di una settimana. In particolare i governi sono sollecitati a rinforzare la prevenzione contro morbillo, parotite e rosolia, poliomielite. Le vaccinazioni devono essere sempre certificate, così da evitare che vengano ripetute inutilmente.

"I sistemi sanitari della regione europea, compresi quelli dei Paesi che ricevono rifugiati e migranti – ha spiegato Zsuzsanna Jakab, direttore Oms Europa – sono ben attrezzati per diagnosticare e curare le comuni malattie, infettive e non. Ma noi, come regione Oms, dobbiamo cercare di garantire che tutti i Paesi siano adeguatamente preparati e organizzati a sostenere l'afflusso massiccio di rifugiati e migranti, e allo stesso tempo proteggere la salute dei residenti. Una buona risposta alle sfide poste dai movimenti di popolazioni richiede che i sistemi sanitari siano pronti con dati epidemiologici affidabili sui flussi migratori, un'attenta pianificazione e formazione, e soprattutto l'aderenza ai principi di equità, solidarietà e diritti umani". In questo contesto la migrazione “non si configura più come un evento isolato, in quanto proseguirà a lungo nel tempo come fattore globale. Ciò richiede meccanismi di cooperazione interregionali".

Lorenzin ha poi ricordato la peculiarità della situazione italiana, strettamente connessa alla sua collocazione geografica. “Negli anni precedenti all’aumento dei flussi di terra il nostro Paese è rimasto da solo – ha puntualizzato – In tante occasioni istituzionali europee e anche in Commissione abbiamo evidenziato più volte questa dinamica, rimanendo purtroppo inascoltati per molto tempo”. Il ministro ha quindi rimarcato l’impegno italiano che “ha consentito di salvare numerose vite, ma abbiamo anche dovuto guardare le immagini dei cadaveri che galleggiavano in mare”. Nel complesso “la nostra rete sanitaria ha funzionato, erogando assistenza a tantissimi migranti e somministrando vaccini a circa 100mila persone. Basti pensare che negli ultimi due anni abbiamo accolto circa 263mila tra uomini, donne e bambini sbarcati sulle coste, nonostante fossimo in piena crisi economica”. Un sistema che “ha evitato epidemie e che ha permesso in un’occasione di organizzare in 8 ore una quarantena in mare per oltre 200 persone a causa di un sospetto caso di varicella”.
 
Gennaro Barbieri

Gennaro Barbieri

23 Novembre 2015

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