Donazione a “cuore fermo”: cos’è e quando avviene. La scheda del Cnt
Questo è considerato il tempo di anossia, trascorso il quale si considera vi è certamente una irreversibile perdita delle funzioni dell’encefalo e quindi la morte dell’individuo. Una volta accertata la morte, il prelievo di organi da un donatore a cuore fermo a scopo di trapianto si presenta come una procedura complessa dal punto di vista organizzativo, a partire dal sistema di emergenza sanitaria territoriale e dalle équipes di medici e operatori sanitari coinvolti nelle diverse procedure.
Al pari della donazione di organi e tessuti su soggetti di cui è stata accertata la morte con criteri neurologici (cosiddetta morte encefalica), anche quella a cuore fermo è strettamente regolamentata dalla Legge 29 dicembre 1993 n. 578 e dal D.M. 11 aprile 2008 n. 136 che aggiorna il D.M. 22 agosto 1994 n. 582. In Italia, dal 2007 esiste un programma di prelievo di organi (reni) da donatore a cuore fermo presso l’Ospedale di Pavia. Nel novembre del 2014, a Milano, è stato eseguito il primo trapianto di polmone da donatore a cuore fermo.
La straordinarietà del trapianto avvenuto in Inghilterra (prelievo di cuore da donatore a cuore fermo) sta nel fatto che, oltre a polmoni, rene e fegato, è stato prelevato per la prima volta in Europa il cuore cheopportunamente trattato, dopo il prelievo, in una apposita apparecchiatura per la perfusione- ha potuto riprendere efficacemente la sua funzione di pompa nell’organismo del paziente ricevente. Nel nostro Paese sono già stati effettuati prelievi da donatori a cuore fermo e si sta lavorando con numerosi centri per superare le problematiche che scaturiscono dai 20 minuti di elettrocardiogramma piatto richiesti dalla legge per l'accertamento di morte.
Fonte: Centro Nazionale Trapianti
04 Aprile 2015
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