Altro che dipendenza, al Mmg serve più autonomia

Altro che dipendenza, al Mmg serve più autonomia

Altro che dipendenza, al Mmg serve più autonomia

Gentile direttore,
siamo un gruppo di medici di famiglia, per lo più amici e conoscenti, iscritti a sindacati diversi (alcuni non appartenenti ad alcun sindacato), che desiderano rispondere ai colleghi che hanno scritto al ministro Speranza per sollecitare il passaggio alla dipendenza Cari colleghi, la dipendenza per i medici di famiglia “non è” il cuore della vicenda.
 
Il cuore della vicenda è la possibilità di esercitare la nostra professione in scienza e coscienza, di poter decidere in autonomia, per il bene del paziente, senza i condizionamenti imposti da vincoli di spesa che hanno sostituito gli obiettivi di salute con obiettivi di carattere economico; il fulcro di tutto è recuperare il nostro ruolo di medici in grado di dedicare un giusto tempo per l’ascolto del paziente e per la visita medica, tempo che ci viene sempre più sottratto da adempimenti burocratici che sembrano non avere mai fine.
 
Ancora una volta il cuore del problema è la questione medica, è lo svilimento che ha subito la nostra professione in questi ultimi anni, la sua delegittimazione, è la perdita di autonomia di giudizio che ci è stata tolta in favore di una medicina amministrata.
 
Davvero pensate che cambiando il nostro inquadramento giuridico automaticamente recupereremo il nostro ruolo?
Credete davvero che avere garantite ferie, malattia e maternità – elementi che rappresentano senz’altro degli indubbi vantaggi – bilancerà il fatto che potremmo essere chiamati a lavorare di notte, nelle festività, in altra sede, con altre mansioni, secondo ritmi, modi e mezzi stabiliti insindacabilmente dal dirigente di turno?
 
È esattamente ciò da cui stanno fuggendo i tanti medici ospedalieri che hanno optato per l’assistenza primaria.
Quello che dobbiamo recuperare è il valore della nostra professione, una professione intellettuale ad alta complessità, che non può essere ridotta a un lavoro impiegatizio amministrato.
 
Scriveva Cavicchi, in uno dei suoi ultimi articoli (QS 4 ottobre), che il vero dramma è che i medici si “preoccupano giustamente del loro destino contrattuale senza preoccuparsi del loro destino professionale” come se, aggiunge, “fare il medico oggi fosse scontato”.
Per fare il medico affrontiamo un percorso di studi lungo e difficile, mai scontato, dove l’ingresso nella professione è spesso una corsa ad ostacoli. E ora che con la pandemia il nostro lavoro è triplicato e ci si è accorti che il territorio è il luogo in cui si vince o si perde la lotta contro il virus, anziché valorizzare il nostro impegno siamo ogni giorno sempre più screditati perché raccontano che siamo pagati troppo, non ci siamo mai, lavoriamo tre ore al giorno… Siamo l’unica categoria dove la mancanza anziché rendere più prezioso il bene lo squalifica.
 
Davvero pensate che il recupero della nostra dignità professionale passi attraverso la dipendenza?
La dipendenza non farà altro che ridurre ancora di più la nostra autonomia decisionale in cambio di ulteriori criticità. Che ne sarà del rapporto fiduciario con il paziente che è alla base del principio di equità su cui è stato fondato e si basa tuttora il SSN universalistico, come indicato dalla Costituzione?
 
Nei nostri ambulatori vediamo passare genitori che diventano nonni, figli che diventano padri e madri; conosciamo le famiglie, il loro ambiente di vita, le loro problematiche sociali ed esistenziali oltre che di salute. Come sarà possibile mantenere una tale conoscenza in un rapporto spersonalizzato? Che ne sarà di quella assistenza capillare che abbiamo costruito giorno dopo giorno arrivando anche nelle case di chi vive nei luoghi più remoti del nostro Paese?
 
E inoltre che ne sarà delle pensioni di chi, come molti di noi, ha versato più di 30 anni di contributi all’Enpam? Pensate che sarà meglio passare nel grande calderone Inps perdendo la nostra autonomia previdenziale? Certo la conduzione dell’Enpam ha creato malumori e richiesta di maggior trasparenza, ma davvero è opportuno rinunciare ad uno dei Fondi previdenziali ed assistenziali più solidi?
 
La medicina del territorio ha certo bisogno di essere riformata ma pensare che il solo passaggio alla dipendenza rappresenti il cardine di questa riforma è una pia illusione che può fare molto male se diventasse realtà.
 
La nostra è una professione intellettuale complessa che deve recuperare autonomia di giudizio per poter curare meglio. Più autonomia significa anche più responsabilità, perché non è pensabile un medico che non debba fare i conti con la disponibilità di mezzi. Autonomia e responsabilità devono diventare il cardine del nostro essere medici, espressione di una professione intellettuale che non può essere “costretta” in un contenitore prestabilito…. come se a un giudice fosse possibile indicare come giudicare, a uno scrittore cosa e come scrivere, a un avvocato come fare una arringa…. Fare il medico è un’arte e questo purtroppo ce lo siamo dimenticati e la dipendenza, per come è impostata oggi, è una mortificazione di questa arte.
 
Senza un recupero del valore del nostro essere medici nessuna riforma funzionerà.
Dovremmo tutti, medici di famiglia e ospedalieri, unirci per risolvere la questione medica: questa è l’unica strada da compiere per recuperare dignità professionale e legittimità sociale.
 
Nicolò Akrami (PD)
Enrico Ancona (TV)
Leonardo Arnaboldi (TV)
Giovanni Bergantin (VE)
Floriana Bertani (PD)
Elisa Berto (VE)
Frediano Berto (VE)
Michela Biaggioni (VI)
Giulia Brighenti (VR)
Gastone Chech (VE)
Angelo Collura (VE)
Paolo De Marchi (VE)
Giuseppina Delbono (SV)
Massimo Ferrati (VE)
Sandra Fontana (TV)
Marta Fraccaro (VR)
Alessandra Gallo (VE)
Alberto Gamba (TV)
Albano Girolamo (TV)
Giovanni Ladisi (TV)
Cristiano Lazzaretto (VE)
Marco Luciani (TV)
Ornella Mancin (VE)
Alessandra Martignago (TV)
Giuseppe Maso (VE)
Clorinda Marzano (TV)
Annaletizia Mastini (VE)
Francesca Moggi (RE)
Maria Pia Moressa (VE)
Maria Vittoria Padoan (VE)
Rosanna Perini (TV)
Gaetano Petralia (VE)
Tiziano Piccinin (VE)
Massimo Pisciotta (TV)
Gianni Prete (VE)
Andrea Rossato (TV)
Pierantonio Rossato (TV)
Silva Rubini (VE)
Andrea Scarpa (VE)
Sergio Soldati (VE)
Mariaemma Tarozzi (VE)
Giocondino Vaccher (TV)
Laura Visintin (VE)
Giampaolo Zambon (VE)

20 Ottobre 2021

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?
Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?

Gentile Direttore,ieri, sono state rese note le risultanti del monitoraggio delle liste di attesa, relativamente al primo semestre 2026. Il sistema, nel suo complesso, registra un avanzamento in termini di...

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici
Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Gentile Direttore,i dati pubblicati in questi giorni dalla Regione Emilia-Romagna fotografano una situazione che non può più essere ignorata. Non siamo di fronte a una professione privilegiata o ambita, come...