Come creare una “coscienza oncologica”

Come creare una “coscienza oncologica”

Come creare una “coscienza oncologica”

Gentile Direttore,
lo scorso 15 febbraio si è tenuta la XVII Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile con lo slogan, “Diamo radici alla speranza, piantiamo un melograno”. In Italia nel 2018, ci sono state 373.000 nuove diagnosi di tumori: di questi 1400 bambini, 800 teenager e 16 mila i giovani fra i 15 e i 39 anni.
 
Sappiamo che al Nord ci si ammala di più, ma al Sud si sopravvive di meno, soprattutto per la scarsa adesione agli screening e la maggiore diffusione di stili di vita scorretti; in effetti parlare di tumore è difficile, soprattutto ai ragazzi, che fanno fatica a percepire il tema della prevenzione oncologica come qualcosa che li riguardi, perché la possibilità di soffrire un giorno di tumore non fa parte del loro vissuto.
 
Per contro la corretta informazione è fondamentale per una coscienza oncologica che possa essere d’aiuto a invertire questi numeri da emergenza sociale. Il mondo giovanile attuale è la cosiddetta generazione z.
 
Le caratteristiche che distinguono quella che gli studiosi hanno chiamato Centennials, sono l’essere meno idealisti e molto più pragmatici, aperti al cambiamento, consapevoli delle difficoltà da affrontare, più propensi ad affermarsi seguendo le proprie passioni. Chi più di loro è in grado di utilizzare un approccio unico per comprendere la bellezza della vita in una delle sue manifestazioni più dolorose e spaventose come quella del tumore?
 
Partendo da queste considerazioni ho pensato con la mia associazione Erone onlus, di avviare un progetto di formazione prima ancora che informazione, in cui per una volta fossero i giovani a parlare di tumore, guidati da un oncologo e con la testimonianza di un paziente e di un familiare.
 
Non una lezione ma un dibattito per stimolare i giovani a raccontare le loro paure, dubbi, curiosità non sull’aspetto scientifico di questa materia, ma sulle possibili ricadute nella vita reale e sulle conseguenze che una scelta di vita scorretta potrebbe avere sul proprio futuro.
 
Con il Dott. Vincenzo Iaia, Dirigente scolastico del Liceo artistico Fausto Melotti Cantù, ho avviato una prima esperienza pilota: il mio modello di “creare una coscienza oncologica” ha trovato fattiva realizzazione insieme alla testimonianza di Antonella Corbisiero con la propria esperienza di paziente oncologico e della figlia Chiara che ha raccontato le paure nell’accompagnare la mamma in questo percorso.
 
Ho scoperto con sorpresa che parlare di tumore è difficile, ma non se ad ascoltare sono i giovani, ecco perché è soprattutto ai giovani che bisogna parlare per far crescere la consapevolezza del rischio: far sapere cosa fare per proteggersi, evitando i rischi derivanti da “fattori ambientali” e “stili di vita scorretti” e comprendere l’importanza dei vaccini come ad esempio quello per l’infezione da Hpv che rappresenta oggi un’emergenza sociale poco discussa; l’iniziativa è stata accolta con tale entusiasmo dai giovani che ho allargato quest’esperienza a tutta la scuola, insomma come dico sempre: “costruire un’idea per istruire una coscienza oncologica” e questa volta sembra di aver fatto davvero centro.
 
Dott. Alberto Vannelli
Presidente Erone onlus
Primario Chirurgia Generale Ospedale Valduce Como

24 Febbraio 2019

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