Camorra in ospedale. Criminalità organizzata si combatte sui territori e non sui social

Camorra in ospedale. Criminalità organizzata si combatte sui territori e non sui social

Camorra in ospedale. Criminalità organizzata si combatte sui territori e non sui social

Gentile Direttore,
la lotta alla camorra, soprattutto nel mondo della sanità pubblica e privata, è una cosa seria. E come tale dovrebbe essere trattata, in particolare quando si ricoprono incarichi istituzionali di vertice. A questo proposito il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha formulato la proposta di scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Lo ha annunciato attraverso un messaggio postato sul profilo Facebook dopo aver avuto notizia di una conferenza stampa della Procura della Repubblica di Napoli su un’importante operazione condotta contro alcuni clan, nel corso della quale è emerso che il nosocomio in questione sarebbe stato la base di attività delittuose della camorra.
 
Vorrei fare due considerazioni su questa proposta del ministro ancora una volta molto mediatica ma, in concreto, assolutamente sconclusionata e inattuabile. La prima riguarda il metodo. La criminalità organizzata va combattuta sui territori e non sui social. Più volte abbiamo invitato il ministro a far visita agli ospedali di frontiera. Quelli dove il personale medico e infermieristico quotidianamente ha a che fare con violenze, aggressioni, minacce, pressioni dei clan. Non abbiamo mai avuto il piacere di vederla, se non in occasioni inaugurali in alcune strutture come l’Ospedale del Mare, il Cardarelli, il Monaldi. Le nostre proposte in Aula di prevedere drappelli fissi delle forze dell’ordine all’interno degli ospedali, di misure che incentivino l’installazione di impianti di videosorveglianza e il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale al personale in servizio, sono sempre state rispedite al mittente senza nemmeno aprire un tavolo di discussione.
 
In secondo luogo, sempre sul metodo, mi chiedo quale autorevolezza, quale immagine offra dello Stato di fronte ai professionisti del crimine, un ministro che non trova nulla di meglio da chiedere che lo scioglimento di un ospedale. Al di là dell’assurdità della proposta, ha mai pensato il ministro Grillo che il conto lo pagherebbe per intero l’utenza? Vale a dire migliaia di ricoverati e le loro famiglie che si verrebbero a trovare in una impasse giuridico-burocratico dalla quale sarebbe impossibile uscire, con ripercussioni gravissime sulle prestazioni sanitarie. 
 
Entrando nel merito della vicenda, invece, sarebbe utile che qualcuno informasse il ministro Grillo che i fatti citati dalla procura risalgono al 2012. Tutti i criminali protagonisti di quella stagione sono detenuti, alcuni in regime di 41bis. In questi anni l’ospedale San Giovanni Bosco, cui non spetta a me prendere le parti ma bisogna pur evitare che la disinformazione produca ulteriori effetti dannosi, ha avviato un percorso serio di ripristino della legalità. Sono state eliminate le vecchie gestioni del servizio bar, dei distributori automatici, finanche del parcheggio, che nascondevano molti lati oscuri sulla natura dei rapporti e sulla gestione dei servizi.  Il Day Surgery offre 2500 prestazioni l’anno e ospita un Hernia Center riferimento europeo per la chirurgia dell’ernia inguinale e che opera pazienti provenienti da tutta Italia. Il direttore, Angelo Sorge, è docente della scuola di rilievo nazionale SIC di chirurgia di parete e ha ottenuto diversi riconoscimenti. Day Surgery valutato dal portale Q Salute come primo in Italia da oltre tre anni. Se davvero vogliamo buttare fuori la camorra dagli ospedali è bene che lo Stato inizi a far sentire la presenza con forza, autorevolezza e competenza.
 
Michela Rostan (LeU)
Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali

27 Giugno 2019

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