Età della resilienza e salute, verso la One Health

Età della resilienza e salute, verso la One Health

Età della resilienza e salute, verso la One Health

Gentile Direttore, l’Età della Resilienza è un concetto, introdotto da Jeremy Rifkin, che descrive il passaggio storico dall’efficienza e dal progresso lineare alla necessità di adattarsi a un mondo naturale imprevedibile. Questa era dovrebbe sostanziarsi nella fine dello sfruttamento intensivo della Terra, promuovendo una cultura basata sulla sostenibilità, l’adattabilità e la rigenerazione ecologica

Gentile Direttore, la resilienza è la capacità psicologica o materiale di adattarsi positivamente alle avversità e ai cambiamenti, trasformando le difficoltà in nuove risorse e tornando alla forma originale o ad un nuovo equilibrio dell’ecosistema considerato. La resistenza è invece la forza di opporsi passivamente a uno sforzo o trauma prolungato senza cedere o deformarsi, spesso con un approccio di fermezza e opposizione. Le differenze sono le seguenti: resilienza (adattamento): implica “rimbalzare” (dal latino resilire), assorbire l’urto, cambiare e ricostruire, traendo insegnamento dal dolore. È una strategia attiva, flessibile e fiduciosa. Mentre la resistenza (opposizione) Indica la capacità di subire una pressione senza rompersi, spesso mantenendo inalterata la propria posizione o struttura. In breve, il resiliente si adatta e si trasforma, il resistente sopporta e si oppone. L’equilibrio tra efficienza e resilienza, distinto dal concetto di resistenza, rappresenta la sfida fondamentale nella progettazione di sistemi complessi (aziendali, ecologici o personali) per prosperare in un ambiente incerto. E questo vale anche in sanità.

Per efficienza si intende la capacità di produrre il massimo output con il minimo input (risorse, tempo, costi). È ottimizzata per scenari stabili e prevedibili, riducendo sprechi e ridondanze. Mentre per resilienza è la capacità di un sistema di assorbire shock, adattarsi a cambiamenti estremi e recuperare la funzionalità originale (o migliorata) dopo una perturbazione. La resistenza si concentra sul respingere la minaccia immediata, mentre la resilienza sul recupero a medio/lungo termine. 

Esiste una tensione intrinseca tra efficienza e resilienza nel senso che troppa efficienza = poca resilienzanel senso che un sistema ottimizzato all’estremo (“lean“) elimina buffer e ridondanze. Se si verifica un imprevisto, il sistema crolla perché non ha riserve. Invece troppa resilienza = poca efficienza nel senso che un sistema eccessivamente ridondante è costoso e lento, sprecando risorse preziose. 

L’obiettivo è la resilienza dinamica, ovvero,non si tratta di scegliere l’una o l’altra, ma di trovare il giusto equilibrio dinamico per cui il sistema è efficiente in condizioni normali, ma capace di attivare la resilienza (flessibilità/risorse extra) durante le crisi. In sintesi la resistenza mantiene lo status quo, la resilienza si adatta per sopravvivere, e l’efficienza ottimizza le risorse.

Il passaggio dall’”efficienza” alla “resilienza

Rappresenta una transizione fondamentale nei sistemi moderni (economici, sociali e aziendali), spostando l’obiettivo dalla massimizzazione del rendimento a breve termine alla capacità di assorbire shock e adattarsi ai cambiamenti nel lungo periodo.  Nelle politiche pubbliche a livello europeo, la pandemia ha reso la resilienza un pilastro centrale, come dimostrato dal dispositivo Recovery and Resilience Facility (RRF) all’interno del programma Next Generation EU, che mira a ricostruire economie più solide e meno vulnerabili alle crisi future. Nella psicologia e nel lavoro la resilienza è oggi una delle soft skill più richieste.

Il passaggio dall’efficienza alla resilienza, quindi, rappresenta un fondamentale cambio di paradigma strategico, specialmente nella gestione della supply chain e delle imprese, spostandosi dalla logica del “just-in-time” (minimizzazione dei costi e delle scorte) a quella del “just-in-case” (garanzia di continuità operativa). Le strategie possibili per promuovere la resilienza si possono sostanziare prima di tutto nella diversificazione dei fornitori. È fondamentale non dipendere da un unico fornitore o area geografica per ridurre il rischio. Quindiavvicinare la produzione ai mercati di consumo per ridurre i tempi di spedizione e le vulnerabilità logistiche. Infine la visibilità in tempo reale tramite l’utilizzo di tecnologie avanzate come IofT (Internet of Things) e AI per monitorare la filiera e anticipare i problemi. 

Crisi come la pandemia COVID-19, il conflitto in Ucraina, la nuova guerra nel Golfo e le emergenze climatiche hanno dimostrato che filiere troppo allungate/snelle sono fragili. Non si tratta di abbandonare l’efficienza, ma di trovare un nuovo equilibrio. La resilienza diventa un “volano di crescita” che permette alle aziende di restare competitive anche sotto stress, anziché collassare. Le aziende leader oggi non scelgono tra l’una o l’altra, ma integrano la resilienza all’interno delle loro strategie di efficienza.

Figura 1 – Connessioni tra Agenda 2030, Approccio “One Health” e PNRR

Il nuovo mondo di Jeremy Rifkin.

La nuova visione di Rifkin si basa sul superare la convinzione che l’uomo debba dominare e ottimizzare la natura. L’obiettivo è adattarsi a un pianeta che si sta “rinaturalizzando” (rewilding) e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. Dobbiamo smettere di vedere la Terra solo come un luogo di risorse da sfruttare e passare a una coscienza biosferica. Nei suoi saggi più recenti ad inizio 2026, propone di concepire il pianeta come “Planet Aqua“, focalizzandosi sulla gestione sostenibile dell’acqua e lanciando un “Blue Deal” per proteggere l’idrosfera. Per fare questo sarebbe necessario implementare un’infrastruttura basata su cinque pilastri: rinnovabili, edifici come micro-centrali, stoccaggio (idrogeno), internet dell’energia e trasporti elettrici/a idrogeno. Inoltre occorrerebbe sostituire il consumismo sfrenato con un’eco-stewardship (gestione ecologica responsabile). Passare dal focus sul PIL a indicatori di qualità della vita e prosperità (flourishing). Questo sarebbe possibile favorendo un modello “glocal” (globale/locale) dove la produzione di energia e beni avviene localmente (sharing economy, cooperazione) tramite internet delle cose (IoT) e blockchain, riducendo la dipendenza dalle grandi concentrazioni industriali.

Ne discenderebbe il superamento della sovranità dello Stato-nazione a favore di una gestione basata sulle bioregioni (ecosistemi naturali) e promuovere la democrazia partecipativa attraverso assemblee cittadine. Nel senso di una forma di multilateralismo. Questa prospettiva per ora sembra non praticabile per l’evoluzione delle policy a livello geopolitico. Comunque mai dire mai … Per finire propone di sviluppare una coscienza biofila, sentendo sé stessi non come individui autonomi, ma come parte di un ecosistema interconnesso. Come sostenuto da Papa Francesco … “siamo tutti nella stessa barca” …

In sintesi, Rifkin propone di passare da una società basata sul “dominio” a una basata sulla “resilienza“, in cui la tecnologia (Terza Rivoluzione Industriale) è utilizzata per creare un mondo sostenibile che rigenera la biosfera piuttosto che distruggerla. La nuova visione del mondo di Jeremy Rifkin, culminata nel concetto di “Era della Resilienza” e nell’aggiornamento della sua teoria economica per il 2026, si pone l’obiettivo di superare l’era del progresso industriale a favore di un modello basato sulla simbiosi con la biosfera. 

Figura 2 – Le 5 priorità della Global Health

Resilienza” e “salute”

La resilienza è la capacità psicologica e biologica degli individui di affrontare traumi, stress e malattie, riorganizzandosi positivamente per mantenere la salute mentale e fisica. Promuoverla riduce il rischio di patologie, migliora la qualità della vita e favorisce un invecchiamento sano, attenuando l’impatto degli stress accumulati grazie ad attitudini come controllo e sfida. 

Gli aspetti chiave del rapporto tra resilienza e salute derivano dalla stessa definizione che deve intendersi come un processo dinamico di adattamento ad avversità, non una condizione statica, che permette di rialzarsi senza spezzarsi. L’impatto sulla salute si sostanzia anche nel fatto che le persone resilienti gestiscono meglio il dolore cronico, hanno un sistema immunitario più reattivo (antinfiammatorio) e minore rischio di depressione.

Lo sviluppo dellaresilienza può essere allenato tramite stili di vita, quali dieta sana, riposo adeguato e attività fisica; attitudine, ovvero, coltivare ottimismo, gratitudine e gestione delle emozioni; relazioninel costruire una rete di supporto solida.

La resilienza in medicina, quindi, si sostanzia nella capacità del corpo di autoripararsi e dei pazienti di gestire malattie croniche. La resilienza, o hardiness, si fonda su tre attitudini note come “3C”: impegno (commitment), controllo (control) e sfida (challenge). Il legame tra resilienza e salute è profondo e multidimensionale: la resilienza non è solo la capacità di “resistere“, ma un processo dinamico di adattamento positivo che influenza direttamente il benessere fisico e mentale. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unione Europea applicano questo concetto anche ai sistemi di cura. Un sistema sanitario resiliente è in grado di assorbire shock (come una pandemia), ripristinare i servizi essenziali e trasformarsi per essere più pronto a crisi future. Un contributo importante può venire dall’uso di strumenti come la telemedicina e i teleconsulti che sono un esempio di risposta resiliente per contrastare l’isolamento e garantire la continuità delle cure. 

Tabella 1 – Sintesi delle Prospettive

Ambito Definizione di ResilienzaObiettivo
IndividualeCapacità di superare avversità personali.Benessere psicofisico e crescita.
ComunitarioCapacità di un gruppo di sostenersi a vicenda.Supporto sociale e riduzione della vulnerabilità.
SistemicoCapacità di un sistema sanitario di reggere a crisi.Continuità delle cure e prevenzione.

Fonte: Elaborazione da Riferimenti citati

Anche la sanità (o il sistema sanitario) può contribuire all’economia circolare

L’economia circolare in sanità dovrebbe ridurre l’impatto ambientale (rifiuti, emissioni) e ottimizzare le risorse, trasformando gli ospedali in strutture più sostenibili e resilienti. È basata su riciclo, riuso e riduzione (le “4R”), e promuove la “salute circolare” — un approccio olistico che integra salute umana, animale e ambientale — per prevenire malattie legate ai cambiamenti climatici. 

I punti chiave dell’economia circolare in sanità sono la gestione rifiuti e risorse nel senso di applicare le 4R (Riduci, Riutilizza, Ricicla, Recupera) per ridurre l’impronta di carbonio e l’impatto ambientale delle strutture; le innovazione tecnologica come l’uso di stampa 3D per modelli anatomici con materiali riciclati e riutilizzo di dispositivi medici; costruire l’integrazione dei dati climatici, sanitari e ambientali per prevedere e gestire le emergenze, riconoscendo la salute come un equilibrio tra ambiente e società. Investire nella prevenzione (primaria, secondaria, terziaria) per ridurre la necessità di cure, diminuendo l’impatto ambientale complessivo del sistema. Vi è la necessità di elevati investimenti iniziali, e di una complessa riconversione dei processi produttivi e un forte cambio di mentalità. C’è un nodo culturale da affrontare … 

L’economia circolare in sanità dovrebbe perseguire la riduzione dell’impatto ambientale e dei costi del settore sanitario, trasformando il modello “prendi-produci-smaltisci” in uno rigenerativo attraverso la riduzione, il riutilizzo e il riciclo (4R) di dispositivi, materiali e risorse. Le strategie chiave includono la gestione sostenibile dei rifiuti ospedalieri, la digitalizzazione (riduzione carta/pellicole), e la stampa 3D per riutilizzare materiali, sostenute da enti come l’ISS. 

L’integrazione di modelli circolari nelle strutture sanitarie si può basare su diverse strategie operative: 

  • Gestione dei Dispositivi e Materiali: Passaggio dall’uso di prodotti monouso a dispositivi riutilizzabili o ricondizionati, previa sterilizzazione sicura, per ridurre la produzione di rifiuti speciali.
  • Green Hospital e Infrastrutture: Progettazione di ospedali a basso impatto che utilizzano energie rinnovabili e sistemi di recupero delle acque reflue.
  • Innovazione Tecnologica: Utilizzo della stampa 3D per creare protesi o strumenti medici partendo da materiali riciclati, riducendo gli sprechi nella filiera produttiva.
  • Appalti Verdi (Green Public Procurement): Inserimento di criteri di sostenibilità ambientale nei bandi di gara per l’acquisto di beni e servizi sanitari. 

L’adozione di questi modelli non risponde solo a esigenze ecologiche, ma ha riflessi diretti sulla salute pubblica, tramite la riduzione delle emissioni: il settore sanitario è responsabile di oltre il 4% delle emissioni globali di CO2. Ridurre l’impronta ecologica aiuta a mitigare i cambiamenti climatici, che sono causa diretta di malattie e morti premature. Si stima che l’Unione Europea potrebbe risparmiare circa 45 miliardi di euro all’anno in costi energetici adottando modelli circolari. Per altro strutture più efficienti e meno dipendenti da risorse esterne sono più resistenti a crisi ambientali o interruzioni delle catene di approvvigionamento. 

Nonostante i vantaggi, l’implementazione richiede di superare ostacoli significativi:

  • Investimenti Iniziali: Elevati costi per l’ammodernamento tecnologico e infrastrutturale.
  • Normativa: Necessità di aggiornare le leggi per permettere il riutilizzo sicuro di certi materiali medici.
  • Cambio Culturale: Formazione specifica per il personale sanitario su pratiche di economia circolare. 

Figura 3 – La globalizzazione come “determinante dei determinanti della salute”

Fonte: Rielaborazione da Diderichen, Evans e Whitebead, 2001

La transizione verso un “Pianeta Acqua” o “Blue Deal

Rappresenta un cambio di paradigma strategico che pone la gestione, la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche al centro delle politiche ambientali, economiche e sociali, alla stessa stregua della decarbonizzazione. Il “Blue Deal” mira a elevare la resilienza idrica a priorità strategica europea, complementare al “Green Deal”, per affrontare scarsità, inquinamento e inondazioni. Si propone una gestione intelligente e circolare dell’acqua, che riduca l’impronta idrica (water footprint) di industrie, agricoltura e cittadini. Questo include il riutilizzo delle acque reflue, il riciclo e l’uso di fonti idriche non convenzionali. Il concetto, sostenuto da figure come Jeremy Rifkin, sottolinea che, coprendo il pianeta per oltre il 70% di acqua, la nostra “casa” dovrebbe essere concepita e gestita basandosi sul suo elemento predominante.

Il “Blue Deal” dell’UE è una proposta strategica avanzata dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) per rendere la gestione dell’acqua una priorità autonoma e complementare al “Green Deal”.  Si basa sull’obiettivo di anticipare la scarsità d’acqua e i rischi di siccità estrema attraverso una gestione olistica e trans settoriale (agricoltura, industria, energia); di garantire l’accesso universale all’acqua potabile e a servizi igienici sicuri, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU (Goal 6); di promuovere il riutilizzo delle acque reflue depurate e la riduzione radicale degli sprechi nelle reti idriche e industriali; di investire nel ripristino di ecosistemi naturali come zone umide e fiumi (“Nature-based Solutions“) per rigenerare la capacità di assorbimento del suolo e, infine, di utilizzare la “diplomazia blu” per gestire le risorse idriche transfrontaliere e prevenire conflitti legati alla scarsità d’acqua. 

L’obiettivo è trasformare l’acqua da potenziale “problema” o emergenza in una fonte di opportunità tecnologiche e progresso sociale, promuovendo una “Water-Smart Society” dove il valore dell’acqua è riconosciuto in ogni segmento della catena del valore. 

L’aggancio con la Terza Rivoluzione Industriale

È una transizione energetica ed economica verso energie rinnovabili, edifici-centrale, stoccaggio (idrogeno), smart grid e mobilità elettrica. Il “potere laterale” è il passaggio da strutture gerarchiche a reti collaborative, con la produzione distribuita di energia, informazione e beni, democratizzando l’economia. 

Rifkin descrive il passaggio dai mercati centralizzati a reti collaborative (peer-to-peer). Le piccole e medie imprese, le cooperative e i singoli cittadini diventerebbero produttori (prosumer) di energia e beni.

Oltre all’energia, il potere laterale si estenderebbe alla produzione di beni grazie alla stampa 3D e ai laboratori condivisi (maker spaces), riducendo i costi e decentralizzando le fabbriche. Questa rivoluzione punterebbe a superare l’era dei combustibili fossili e la crisi climatica, promossa anche dall’Unione Europea per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro sostenibili.

Il “potere laterale” di fatto comporterebbe il superamento della struttura gerarchica e centralizzata tipica delle prime due rivoluzioni industriali (basate su carbone, petrolio e grandi multinazionali).  A differenza del potere “dall’alto verso il basso“, il potere laterale si diffonderebbe orizzontalmente. Milioni di persone potrebbero produrre la propria energia e potrebbero condividerla in reti peer-to-peer. Questo modello dovrebbe favorire la nascita di cooperative, piccole imprese e comunità locali che collaborano su scala globale. Il potere laterale alimenterebbe anche l’economia della condivisione, riducendo i costi marginali e mettendo in discussione i modelli capitalisti tradizionali a favore di un accesso distribuito alle risorse. 

Quindi i nuovi modelli di economia circolare, evoluzione delle tradizionali “5 R” (Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero), si baseranno su sistemi rigenerativi che estendono il ciclo di vita dei prodotti, la condivisione, la riparazione e il ricondizionamento. Questi modelli mirerebbero ad eliminare i rifiuti e a mantenere i materiali in circolo, superando il paradigma “produzione-consumo-scarto“. 

Questi approcci, sostenuti da strategie come la “Sustainable Products Initiative” della Commissione Europea, guiderebbero la transizione verso una economia a minore impatto ambientale e creerebbero nuove opportunità occupazionali. Questo se il processo fosse lineare .. però gli accadimenti a livello geopolitico stanno sconvolgendo profondamente le agende internazionali ….

La “rigenerazione” e la “resilienza

Nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, resilienza rigenerazione sono due concetti chiave emersi prepotentemente post-pandemia, spesso utilizzati insieme nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), ma con sfumature operative differenti.

La resilienza riguarda la capacità di resistere e adattarsi agli shock (mantenendo la struttura), mentre la rigenerazione implica trasformare e rinnovare profondamente il sistema (creando una struttura nuova e più forte).  La rigenerazione va oltre la semplice “riparazione” del sistema danneggiato. Si tratta di un processo olistico che mira a ricostruire la sanità partendo dalle sue fondamenta, integrando salute umana, animale e ambientale (approccio One Health o Planetary Health). 

Quindi l’obiettivo è non solo “curare” ma “produrre salute“, rendendo il sistema sostenibile a lungo termine.

Se facciamo focus sul PNRR la rigenerazione è una riforma strutturale dell’assistenza territoriale (DM 77/2022), che si basa su un cambio di paradigma culturale, sull’innovazione tecnologica, su investimenti sul capitale umano. Vedi ad esempio la trasformazione della medicina territoriale da un modello incentrato sul medico singolo a un team multiprofessionale, rigenerando il rapporto medico-paziente e la prossimità delle cure. Il che comporta un approccio proattivo e trasformativo. 

La rigenerazione del SSN passa per i 19,7 miliardi di euro del PNRR, che mira a creare un sistema più vicino al cittadino. La rigenerazione prevede il superamento del modello ospedale-centrico, promuovendo le Case della Comunità e la telemedicina per un’assistenza integrata, multidisciplinare e di prossimità. Un pilastro fondamentale della rigenerazione è l’ammodernamento tecnologico, che rende il sistema più efficiente e in grado di gestire i dati per una sanità proattiva e non solo reattiva.

La rigenerazione mirerebbe a superare le disuguaglianze evidenziate durante la pandemia, migliorando la qualità dell’assistenza su tutto il territorio nazionale. 

Nonostante i finanziamenti (circa 19,7 miliardi di euro), la rigenerazione deve affrontare criticità storiche come la carenza di personale sanitario e le disparità tra i sistemi regionali, analizzate da organismi come l’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza per misurare l’effettiva vicinanza del “bene salute” ai cittadini.

In sintesi, la resilienza ha evidenziato le debolezze del sistema, mentre la rigenerazione (attraverso le riforme del DM 77/2022 e del PNRR) rappresenta la risposta trasformativa per un sistema sanitario più forte, sostenibile e prossimo ai bisogni del paziente. 

Le prospettive attuali

A questo si agganciano le motivazioni del Percorso “Comunità, solitudini e salute”, sviluppato all’inizio del 2025 da un network largo di organizzazioni della sanità e del sociale in un approccio di creare salute.

Salute in una accezione di benessere delle persone. Le evidenze internazionali e nazionali sono tutte sovrapponibili. Se le Comunità diventano proattive il benessere e la salute delle popolazioni ci guadagnano.

Il prossimo Convegno del 22 aprile in Roma in sede Università “Sapienza” vedrà la presentazione delle prime Raccomandazioni italiane su “Comunità proattive e prescrizione sociale”, il data base dei documenti e delle pratiche internazionali e nazionali censite,  una Review di Modelli e Strumenti a supporto, un Glossario di parole chiave, una Scheda di Autovaluzione dei progetti di comunità, ispirata e connessa al Modello Europeo EFQM, un Prontuario delle Prescrizioni sociali, un compendio delle competenze tecniche e relazionali per i “link worker” o “connettori sociali”.

Siamo in un contesto a breve e medio/lungo termine di stagnazione economica e in sviluppo del nostro Paese, come analizzato in altri recenti articoli apparsi su “Quotidiano sanità”.

Non è pensabile di mobilitare tutte le risorse necessarie per sostenere in modo adeguato la sanità e il sociale e più in generale in welfare italiano. Bisogna lavorare molto su pratiche di resilienza, rigenerazione e valorizzazione degli asset/potenziali delle Comunità. Esistono e spesso sono dispersi, non coordinati, non valorizzati.

Integrare per davvero vuol dire capire chi integra, dove, con quali risorse e con quali strumenti. La sostenibilità della sanità pubblica passa anche da queste pratiche di inclusione e di partecipazione attiva delle persone e delle comunità. Non è facile, ma le risorse ci sono … è un problema essenzialmente culturale e, quindi, anche politico.

Si ringrazia il collega Andrea Vannucci per i contributi forniti.

Giorgio Banchieri,

Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma

Riferimenti

  • AA.VV. (2021). L’organizzazione resiliente. L’esperienza dell’emergenza Covid-19 nel settore sanitario e sociosanitario. Franco Angeli.
  • AGENAS (2021-2023). Documenti sull’attuazione del PNRR – Componente 1 (Reti di prossimità, strutture e telemedicina).
  • CERGAS Bocconi (2024). La sostenibilità ambientale in sanità: strategie, modelli e buone pratiche (Oasi).
  • CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) (2020). Pandemia e resilienza: governo e governance nel sistema sanitario.
  • Federsanità (2022). Piano di Ripresa e Resilienza: la sfida della sanità resiliente.
  • Franco Di Stanislao e altri – La qualità nell’integrazione tra sanità e sociale – COM Editore, 2022;
  • Giorgio Banchieri e Andrea Vannucci – Fragilità, Cronicità e Diseguaglianze di salute – Cultura & Salute Editore, Perugia;
  • I-Com (Istituto per la Competitività) (2025). Sanità e sicurezza: verso un nuovo modello di preparazione alle emergenze.
  • INMP (Istituto Nazionale Salute Migrazioni e Povertà) (2023). Costruire una sanità equa: l’impegno dell’INMP per la salute dei più vulnerabili.
  • Jeremy Rifkin – La terza rivoluzione industriale – Mondadori, 2018;
  • Jeremy Rifkin – Pianeta Acqua – Mondadori, 20024;
  • Jeremy Rifkin – Un green new deal globale – Mondadori, 2019.
  • Medici per i Diritti Umani (MEDU) (2019). L’umanità è scomparsa (sulla vulnerabilità e accesso alle cure). 
  • Ricciardi, W., Solipaca, A. (2020). Il Servizio sanitario nazionale. Vita e Pensiero.
  • Sacchetti, L., Oberosler, C. (2022). Architetture resilienti per la sanità territoriale. Linee guida per la progettazione: un nuovo modello di Ospedale di Comunità. Franco Angeli.
Giorgio Banchieri

14 Aprile 2026

© Riproduzione riservata

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