Il Pnrr andrà bene in Europa ma per la sanità troppe domande ancora senza risposta

Il Pnrr andrà bene in Europa ma per la sanità troppe domande ancora senza risposta

Il Pnrr andrà bene in Europa ma per la sanità troppe domande ancora senza risposta

Gentile Direttore,
mentre l’Europa si prende i suoi tempi per valutare il nostro Pnrr (almeno tre mesi) è indispensabile cominciare a lavorare sulle indicazioni che lo stesso fornisce in modo da partire subito nella sua applicazione. Applicazione che dovrebbe avvenire in un contesto regionale pronto a farlo perché si è già provveduto ad identificare quali sono le criticità più importanti da affrontare.
 
In assenza di questo coinvolgimento immediato delle Regioni si corre il concreto rischio (nelle Marche io lo vedo quotidianamente concretizzarsi) di concentrare ancora per mesi risorse ed attenzione sul programma vaccinale su cui la politica che governa sa di giocarsi almeno a breve termine la sua popolarità.
 
Ma oltre al rischio di partire tardi le Regioni corrono il rischio di muoversi nel frattempo nella direzione sbagliata proprio per il fatto di non tener conto di quanto previsto nel Pnrr. L’esempio più clamoroso (ai miei occhi) è quello della rete ospedaliera.
 
Mentre il Pnrr, letto assieme alla scheda tecnica, dà di fatto per scontata l’applicazione del DM 70,   in alcune Regioni come le Marche si dà invece per scontata la sua revisione. Ma l’elenco delle questioni su cui è indispensabile  una interpretazione  autentica del Pnrr sono molte di più, tanto da farmi venire in mente che sarebbe utile predisporre una sorta di sistema di raccolta di domande più frequenti (le famose FAQ, Frequently Asked Questions) sulla falsariga, ad esempio, di quelle riportate nel sito del Ministero della Salute sul nuovo coronavirus.
 
In assenza di queste risposte autentiche diventano possibili tutte le ipotesi più diverse, tanto per fare un esempio, su cosa siano le Case della Comunità rispetto alle Case della Salute, tema su cui QS ha ospitato più di un contributo, compreso quello di Ivan Cavicchi  che al proposito aveva infatti parlato di “fuffa”. Come pure in questa mancanza di chiarezza trovo giustificata sul piano del metodo la reazione di Scotti al servizio della  Gabbanelli che al Recovery Plan ha dato la “sua” interpretazione.
 
A titolo esemplificativo riporto alcune delle FAQ cui mi piacerebbe trovare una risposta.
 
1. Per il recepimento del Pnrr le Regioni debbono dare completa applicazione al DM 70 e se questa non è prevista come si identificano gli ospedali con DEA di primo e secondo livello destinatari dei finanziamenti per la digitalizzazione?
 
2. Case della comunità e Ospedali di Comunità sono necessariamente strutture fisicamente distinte o possono corrispondere ad aree distinte di strutture in cui le loro attività confluiscono assieme ad altre magari di natura residenziale e semiresidenziale?
 
3. Come si affronta la questione delle funzioni della Casa della Comunità in aree a bassa densità abitativa in cui il bacino di utenza previsto confligge con la prossimità che andrebbe garantita a quelle funzioni?
 
4. Quali e quante risorse umane possono essere acquisite attraverso il Pnrr?
 
5. Che rapporto c’è tra il riordino della assistenza primaria e il passaggio alla dipendenza dei medici convenzionati?
 
6. Sono stati attentamente verificati i criteri di determinazione della disponibilità di personale infermieristico nei prossimi anni?
 
7. Come si pensa di gestire la disomogeneità dei livelli di partenza delle Regioni rispetto a parametri che influiscono sulle risorse assegnate? Ad esempio, le Regioni che hanno già una certa quantità di Case della salute e Ospedali di Comunità riceveranno un minor finanziamento? Oppure, le Regioni che  hanno  una tecnologia meno obsoleta riceverà minori finanziamenti?
 
8. A quali linee guida  dovranno da subito riferirsi le Regioni per la declinazione del Pnrr a livello locale?
 
Ma questo che ho appena fatto è un repertorio appena accennato delle tante domande che sono in attesa di una risposta da parte di chi ha gestito  la redazione del Pnrr. Da come questo è scritto mi sembra molto probabile che molte risposte non ci siano e, soprattutto, che per molte di quelle domande nessuno se le sia  poste. Bene, è giunto il momento di porsele e di cominciare a dare loro una risposta, per evitare che il ricchissimo dibattito che si è innescato anche qui su QS sul Pnrr si avviti su se stesso per mancanza di interlocutori.
 
Il Pnrr nella parte sulla salute è stato scritto da mani con una buona conoscenza delle linee guida della UE  per la redazione del Piano, ma con una evidente limitata familiarità con la realtà concreta del Servizio Sanitario Nazionale del nostro paese, e quindi delle sue “regole” e del suo funzionamento.
 
Occorre che il Comitato di Redazione del Pnrr si trasformi adesso in qualcosa di diverso che renda possibile l’utilizzo tempestivo ed efficace sul campo di quel Piano. Non sarà facile e le FAQ potrebbero aiutare.
 
Claudio Mara Maffei
Coordinatore scientifico Chornic-On

26 Maggio 2021

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