La dipendenza dei medici di famiglia è ormai ineludibile

La dipendenza dei medici di famiglia è ormai ineludibile

La dipendenza dei medici di famiglia è ormai ineludibile

Gentile Direttore,
è di straordinaria lucidità e determinazione il documento della Commissione Salute delle Regioni che affronta senza ipocrisie l’improcrastinabile necessità del passaggio alla dipendenza della Medicina generale (PLS e specialistica ambulatoriale).
 
Sicuramente troverà sensibilità e orecchie attente nel Governo per modernizzare finalmente l’assistenza territoriale, a beneficio di tutto il SSN.
 
Fa piacere leggere questa analisi e queste decisioni a chi, come me, fin dalla definizione della Legge Balduzzi, e poi come firmatario di ACN 2005 e altri successivi, aveva visto questa evoluzione come ineludibile. Per il Sistema sanitario e per i medici.
 
Oggi è così urgente che le Regioni ritengono la convenzione perfino un ostacolo al percorso di sviluppo del sistema.  E un limite in grado di compromettere il sostanzioso investimento e il progetto di ristrutturazione complessiva dell’assistenza territoriale previsto nel PNRR.
 
Ed è proprio così: tutti i tentativi di riorganizzare l’assistenza territoriale negli ultimi 20 anni si sono infranti sulla dicotomia tra i medici liberi professionisti convenzionati da una parte, e il Distretto dall’altra. Ed effettivamente anche il PNRR è destinato a fare la stessa fine se non si scioglie definitivamente e con chiarezza questo nodo.
 
Non si può organizzare nessuna assistenza territoriale se i primi responsabili della gestione clinica del paziente non sono completamente integrati nel territorio e quindi nel Distretto, che rimane il livello organizzativo imprescindibile di tutta l’assistenza ed i servizi del territorio.
 
Le Regioni propongono quattro soluzioni, ma a mio avviso la soluzione è solo la prima: il passaggio alla dipendenza di tutti i medici convenzionati, che diventano dirigenti in organico nel distretto.
 
Solo questo consente e garantisce l’evoluzione nel richiesto “quadro normativo nazionale uniforme e semplificato con regole chiare ed inderogabili”.
 
Le altre soluzioni porterebbero, a mio parere, a soluzioni disomogenee, confuse e contraddittorie, alcune già fallite, come i modelli di accreditamento con società di servizi lombardi (vedi pandemia). Si darebbe inoltre adito a soluzioni gattopardesche già sperimentate dove cambia l’etichetta ma non l’assistenza.  E la disfatta di UTAP, AFT, UCCP, AF è sotto gli occhi di tutti.
 
Bisogna imboccare con decisione la via maestra della dipendenza che consente la piena integrazione, il coordinamento con le altre figure professionali, compreso l’infermiere di comunità, e la efficace realizzazione di quanto previsto nel PNRR (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, Telemedicina, Reti, gestione della Cronicità, Domiciliarità, l’integrazione sociale).
 
Definire dunque la questione normativa al più presto, magari con un contratto ad hoc, per rispettare i tempi fissati dalle Regioni per l’avvio del nuovo rapporto di lavoro: primo gennaio 2022.  
 
Non ci sono problemi insormontabili. I costi non sono  distanti dagli attuali, il rapporto di fiducia si mantiene e raddoppia, diventa del cittadino e del territorio, con gli ambiti di scelta che dovranno coincidere con le articolazioni distrettuali .
 
L’assistenza sarebbe più omogenea nel territorio. La presa in carico del cittadino sarebbe concreta (è funzione del sistema, non del singolo professionista). I medici si libererebbero dalla burocrazia e tornerebbero a fare i medici, con maggiori gratificazioni e possibilità di fare carriera nel distretto.
 
Si potrebbe finalmente abolire la vergogna della figura del medico di Guardia Medica-Continuità assistenziale: una parte della categoria con lo stesso titolo della Medicina Generale ma relegata in un ghetto della sanità ( e infatti non si trovano più medici disposti a fare questo lavoro).
 
E già così sarebbe facile strutturare l’assistenza h 24 nelle Case di Comunità: si pensi che utilizzando pienamente tutti i medici di Guardia medica/CA, secondo il titolo già in loro possesso di MMG, disporremmo complessivamente di circa 56.000 MMG (13.000+43.000). Cioè avremmo 1 medico ogni 950 cittadini.

Solo se si parte da qui, dalla dipendenza per tutti i medici convenzionati, le risorse del PNRR saranno utilizzate al meglio e la sanità territoriale cambierà volto.   
 

Dr. Nicola Preiti
Già firmatario di ACN 2005 e successivi.
Coordinatore Provinciale Italia Viva Perugia

24 Settembre 2021

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