Ma in sanità chi è che decide veramente?

Ma in sanità chi è che decide veramente?

Ma in sanità chi è che decide veramente?

Gentile Direttore,
anche se i livelli alti della politica sono impegnati nelle gravissime difficoltà della ripresa produttiva e dei problemi del lavoro, tuttavia è aperto il dibattito sul futuro del servizio sanitario, essendo chiaro a tutti che senza importanti cambiamenti non si potrà far fronte né a eventuali riprese pandemiche né si potrà rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e esposta a simultanee cronicità.
 
Come accade in simili frangenti, alcuni vogliono cogliere l’occasione per favorire la propria disciplina o la propria categoria, altri invece affrontano le grandi questioni sanitarie rimaste in sospeso o ove si è manifestato palese affanno durante la pandemia. Tesi contrapposte, perfettamente riportate nel dibattito su QS, che esigono un grande lavoro di tessitura politica. Altresì sia il Governo che le Agenzie nazionali hanno prodotto documenti importanti o sono nella fase di studio.
 
Un panorama confortante perché è ripreso il dibattito sulla sanità pubblica ma, nello stesso tempo, preoccupante perché la tendenza a non trovare accordo, anzi a scontrarsi tra categorie e professioni, sembra invincibile nel mondo della sanità. Così immagino che la FNOMCeO si trovi in difficoltà nonostante il lodevole approccio mostrato durante questo terribile periodo. Mai come in questo periodo l‘interlocutore politico è apparso debole e privo di idee.
 
Tuttavia, prima di proseguire in questa interessante discussione, vi è, a mio avviso, un problema a monte. Fortemente spiazzante. Qual è oggi la sede in cui si si prendono le decisioni e chi le prende in sanità? Un tempo vi erano i responsabili sanità dei partiti, oggi sono gli stessi segretari che parlano di sanità.
 
Certo la pandemia e i vaccini sono temi politici troppo vasti per non impegnare la politica ai messimi livelli; tuttavia si ha l’impressione che le decisioni in materia di salute siano sfuggite agli esperti o ai politici del settore, insomma che il Ministro e le stesse Regioni abbiano sempre meno potere.
 
La sanità è entrata a pieno titolo, fin dalla metà del secolo scorso, all’interno del sistema produttivo del paese. Pensiamo a ciò che si muove in tema di investimenti in informatica e intelligenza artificiale, in robotica e nei farmaci, nei vaccini e nell’innovazione tecnologica, nell’edilizia e nei servizi accessori. Perfino circa 3000 case di comunità rappresentano un bell’investimento da gestire, direttamente o attraverso cooperative, sul piano strutturale e del personale. E che dire di tutto il settore residenziale per anziani e disabili?
 
Sempre più spesso si ha notizia di investimenti nella sanità da parte di asset assicurativi o di imprese di altra natura, dalla promozione della salute ai più diversi percorsi di cura. Finora i grandi gruppi di investimento si sono dedicati alla specialistica ospedaliera. Perché non provare col territorio, utilizzando gli strumenti dell’informatica, per gestire le cronicità con meno personale e maggiori margini di profitto?
 
Talora, di fronte a certe perorazioni settoriali, mi vien in mente chi aspira a dirigere la filiale di un paesello mentre le vere decisioni si prendono in altro loco. I medici, poi, corrono il rischio di mantenere inalterata la loro responsabilità penale e essere sottoposti a assai più stringenti controlli burocratici e amministrativi.
 
Se l’assegnazione delle risorse risentirà pesantemente degli stakeholders privati, in particolare delle grandi multinazionali, il nostro sistema subirà fieri colpi. Allora sarebbe bene tentare un’azione congiunta di tutti i professionisti per tentare di definire per legge i criteri di una governance reale, una sorta di consiglio di amministrazione professionale con compiti ben definiti. La domanda è: ci muoviamo sempre nella logica valoriale della 833 o si stanno surrettiziamente tentando strade del tutto diverse?
 
Nessuna forza politica parlamentare propone di diminuire i livelli di assistenza, se mai di aumentarli. La questione è di quali livelli saranno mantenuti se la quota parte di PIL dedicato alla tutela della salute dovrà contenere margini sempre più ampi di remunerazione di rischi d’impresa.
 
Di fronte a siffatta questione le divisioni sono miopi e maldestre e finiranno col danneggiare tutti i professionisti della sanità. A mio avviso il tentativo di salvare il salvabile ciascun per sé non porterà bene a nessuno.
 
Antonio Panti
 

22 Luglio 2021

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?
Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?

Gentile Direttore,ieri, sono state rese note le risultanti del monitoraggio delle liste di attesa, relativamente al primo semestre 2026. Il sistema, nel suo complesso, registra un avanzamento in termini di...

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici
Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Gentile Direttore,i dati pubblicati in questi giorni dalla Regione Emilia-Romagna fotografano una situazione che non può più essere ignorata. Non siamo di fronte a una professione privilegiata o ambita, come...