One-Health. Parole vuote senza veterinari e medici dirigenti

One-Health. Parole vuote senza veterinari e medici dirigenti

One-Health. Parole vuote senza veterinari e medici dirigenti

Gentile Direttore,
troppi allievi, alla scuola della pandemia, hanno perlomeno dormito in classe. Avrebbero invece dovuto finalmente apprendere il significato di “one health” e, ancor prima, quanto sia importante che il Paese sia dotato di un sistema di sanità pubblica efficiente, in termini sia di organizzazione sia di personale, sufficiente e nondimeno adeguato. Sono invece palesi gravi criticità; non risolte da un sistema di governo delle politiche sanitarie, che le Regioni rivendicano continuamente, che le ASL dovrebbero attuare, e che invece appare incoerente e in controtendenza, specie nell’ambito della sanità pubblica veterinaria.

Nel momento in cui dovrebbero essere finalmente disponibili risorse da dedicare all’innalzamento del livello di erogazione dei servizi, all’evidente carenza di personale veterinario e medico, specialista e stabilmente inquadrato nei ruoli del SSN, si continua invece a far fronte con raffazzonati provvedimenti, nemmeno palliativi, acquisendo prestazioni interinali da personale avulso dal sistema e privo della formazione che lo stesso richiederebbe. Tanto meno si provvede, proprio nell’area di sanità pubblica veterinaria, all’assunzione stabile di veterinari dirigenti giovani, nonostante la presenza di una coorte di età compresa tra i 55 e i 65 anni che supera ormai il 60% dell’organico: si finge di non vedere un drammatico capolinea; dal quale non potrà ripartire alcunché senza una chiara, immediata e forte inversione di rotta.

Ed è la punta di uno solo degli iceberg pronti ad affondare tutto il Ssn: un sistema nato dalla lungimiranza di una riforma epocale (L. 833/1978), che ha garantito salute equa e universalistica, come voluta dalla Carta costituzionale e di cui hanno beneficiato per alcuni decenni tutti i cittadini, ma ora sottoposto ad un progressivo affossamento aziendalistico; al quale non ha posto rimedio alcuno la confusa regionalizzazione imposta ad una Costituzione ritenuta negli ultimi 20 anni, evidentemente a torto, non più adeguata.

È paradigmatica di molte criticità la nota sofferenza del sistema di emergenza-urgenza della medicina ospedaliera: gravissime carenze di programmazione e miopi politiche retributive rendono ora irreperibili gli specialisti; così, nell’area più delicata, i suddetti “governanti” debbono pietire collaborazione e sacrifici ulteriori da parte di medici già esausti e di specialisti che lamentano l’impropria richiesta di prestazioni fuori dell’ambito delle rispettive competenze, non per vezzo, ma perché sono chiari i correlati ingenti rischi per la salute dei pazienti oltre che per i medici stessi. E la soluzione “non-data”, mediante il personale interinale, viene proditoriamente dichiarata provvisoria da chi già sa quanto non lo sia. I servizi della prevenzione primaria, e dell’Area di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare in specie, non godono di miglior sorte. Essi costituiscono la prima e più efficace barriera sanitaria all’ingresso di rilevanti noxae sia nella rete alimentare sia nella popolazione umana, giocando un ruolo essenziale ai fini del commercio internazionale degli animali e dei nostri alimenti, in una filiera che vale, come noto, una rilevante fetta di PIL nazionale.

Ciò nonostante le anzidette gravi condotte gestionali vengono largamente adottate dalle aziende sanitarie, senza alcun intervento correttivo da parte delle Regioni, proprio in tali servizi e nei territori a maggior vocazione agro-zootecnico-alimentare. Così, in carenza di medici e veterinari dirigenti, se nei Dipartimenti cd. MECAU si affidano situazioni di grande delicatezza a “chi si trova”, in troppi Dipartimenti di Prevenzione, non avendo programmato tempestivamente le necessarie assunzioni, gli allievi dormienti della Prof.ssa Pandemia optano “serenamente” per l’attribuzione di funzioni di controllo ufficiale di alto rilievo a veterinari interinali, retribuiti “a prestazione”, non inquadrati negli organici né specificamente formati, e in situazioni di dubbia terzietà rispetto alla necessaria assenza di conflitti di interesse.

I complessivi livelli delle prestazioni di Controllo Ufficiale (C.U.) richiedono dunque un rapporto esclusivo e pieno con l’Amministrazione sanitaria; il quale può essere garantito dai dirigenti, ma non, e nemmeno, dagli “specialisti ambulatoriali” (cd. SAI); salvo un inquadramento a 38 ore nella medesima azienda che, tuttavia, risulta provatamente antieconomico. Peraltro solo il veterinario dirigente garantisce il proprio operato sotto ogni diverso profilo di responsabilità, compresa appunto quella “dirigenziale”.

Non solo: se da un lato un veterinario ufficiale individuato senza idonea procedura selettiva verrebbe pure legittimato dalla P.A. ad operare perfino in violazione dell’art. 97 Cost., la necessità del veterinario dirigente è pure ulteriormente confermata dal Reg. UE/2017/625; secondo cui il veterinario ufficiale incaricato dei C.U. deve essere “membro del personale” dell’Autorità Competente (ASL), con idoneo “inquadramento” e “adeguatamente formato” secondo l’ordinamento del Paese membro; e per le stesse ragioni la Circolare MISA prot. n. 4577-P-11/02/2020 (DGSAF/DGISAN) sottolinea la necessità di adeguati organici di veterinari ufficiali dirigenti per il corretto svolgimento dei medesimi C.U., in quanto finalizzati alla certificazione di complesse e complessive garanzie sanitarie (in materia di malattie infettive, sicurezza alimentare e benessere animale).

In definitiva, se le funzioni di controllo, ispezione e certificazione, proprie del veterinario ufficiale, che per peculiarità e rilevanza richiedono il ruolo dirigenziale, vengono rimesse con tanta leggerezza a veterinari interinali privi di tutte le necessarie summenzionate caratteristiche, non si comprende come, in un sistema così decadente, il declamato binomio ONE HEALTH possa mai trovare concreta attuazione.

Mauro Gnaccarini
Vice Segretario Nazionale SIVeMP

23 Dicembre 2021

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?
Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?

Gentile Direttore,ieri, sono state rese note le risultanti del monitoraggio delle liste di attesa, relativamente al primo semestre 2026. Il sistema, nel suo complesso, registra un avanzamento in termini di...

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici
Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Gentile Direttore,i dati pubblicati in questi giorni dalla Regione Emilia-Romagna fotografano una situazione che non può più essere ignorata. Non siamo di fronte a una professione privilegiata o ambita, come...