Per un Core curriculum della “Medicina di genere”

Per un Core curriculum della “Medicina di genere”

Per un Core curriculum della “Medicina di genere”

Gentile Direttore,
il recente libro di Jenkins e Newman[1]ci consente di identificare alcuni aspetti evolutivi della interpretazione del core curriculumdella medicina di genere, ma anche di evidenziare alcune assenze. Marianne Legato, indiscussa pioniera della medicina di genere, apprezza il volume e precisa “l'identità sessuale è ora meglio concepita come un continuum tra le due posizioni chiaramente definite di maschio o femmina”. Aspetti su cui torneremo.
 
Le Autrici trattano del sesso e genere nella cura, suggeriscono la denominazione di sex and gender based medicine emettono in guardia sui pregiudizi di genere (gender bias). Apprezzabile l’approfondimento sulla comunicazione medico-paziente condizionata dal genere; ricca la rassegna dei confronti uomo-donna nelle diverse patologie; l'approfondimento delle conseguenze dei comportamenti di dipendenza e un’attenzione alla salute mentale. Dopo la farmacoterapia, troviamo l’innovativo dominio “Salute pubblica” in cui viene ricompresa la violenza di genere[2].
 
Legato è la stessa persona che nel 2011 si chiedeva[3]se chi si occupa di genere nella medicina, possa ignorare le persone omosessuali e transgender, proponendo di intenderle parte di uno human continuum,concetto ormai superato dal riconoscimento attuale di identità sessuali fluide e non ascrivibili a “sfumature” di graduale differenziazione tra uomo e donna. È forse questo ancoraggio a interpretazioni datate che hanno portato Legato ad apprezzare un testo che non solo non ha preso in considerazione, oltre a uomoe donna, le identità che sintetizziamo per brevità in LGBTQ+, ma non ha nemmeno affermato questo, come tema necessario nel core curriculumdella medicina di genere.
 
Anche se è noto che ci possono essere difficoltà comunicative e di comprensione nel rapporto medico-paziente, l’eventuale identità LGBTQ+ di quest’ultimo/a è un tema poco considerato[4]. Una ricerca australiana conferma come le identità “non binarie” vivano esperienze frustranti spesso perché i medici non considerano l’importanza che riveste per il/la paziente il riconoscimento della propria identità di genere e orientamento sessuale, o comunque usano un linguaggio stigmatizzante. Le donne lesbiche hanno descritto medici non attenti a valutare eventuali rischi per la salute sessuale.
 
I partecipanti transgender hanno espresso difficoltà nel comunicare i propri bisogni di salute sessuale a medici non esperti di esperienze e corpi transgender[5]. Una ricerca negli USA su persone di identità non binaria dimostra come le persone transgender siano oggetto di discriminazione, violenza verbale, trattamento iniquo, o aggressioni[6].
 
Un approccio contemporaneo al tema dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale del/la paziente consiglia ai/alle professionisti/e della salute di adottare un atteggiamento non giudicante, di rendersi consapevoli dei propri pregiudizi e stereotipi e di come questi possano rappresentare barriere alla comunicazione[7].
 
Spesso le persone LGBTQ+ desiderano che un/a professionista della salute faciliti loro l’esplicitazione del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere, auspicherebbero anche che il medico conoscesse le differenze tra persone con le loro peculiari caratteristiche sessuali e di genere. Ciò implica una formazione specifica per tutto il personale sanitario e il riconoscimento di un campo di intervento peculiare per psicologi e psicologhe.
 
La medicina, e con essa tutte le discipline della salute e della cura, dovrebbero incuriosirsi, esplorare, fare ricerca, predisporre pratiche cliniche inclusive di ogni identità, per il rispetto della salute di tutti/e e per il diritto a cure appropriate.
 
 
Fulvia Signani
Centro Universitario di Studi sulla Medicina di Genere-Università di Ferrara; Osservatorio Nazionale per la Medicina di Genere; Presidente EngHea Engendering Health); consulente CNOP per Medicina, Psicologia e Salute di Genere


 


Con il Comitato Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi


 


Con Paolo Valerio
Professore Onorario di Psicologia Clinica, Università di Napoli Federico II; Presidente Osservatorio Nazionale sulle Identità di Genere ONIG 
 
Note bibliografiche


[2] https://www.ibs.it/salute-bene-comune-domande-risposte-libro-fulvia-signani/e/9788890837067

[4] Fulvia Signani in https://ecolloquia.it/12-identita/le-identita-lgbtqi-parti-un-normale-human-continuum/

[5] https://link.springer.com/article/10.1186/s12874-016-0193-4

[6]
https://academic.oup.com/hsw/article- abstract/40/2/134/661288?redirectedFrom=fulltext

23 Aprile 2021

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