Quanti deficit comunicativi nella scienza medica

Quanti deficit comunicativi nella scienza medica

Quanti deficit comunicativi nella scienza medica

Gentile Direttore,
certi accadimenti recenti hanno, ancora una volta, evidenziato il difetto di comunicazione che attanaglia da tempo il mondo scientifico nel settore della medicina,senza esclusione alcuna. OMS, EMA, AIFA, CTS, Società Scientifiche,Ministero della Salute ed istituzioni collegate, per non parlare di virologi,epidemiologi e scienziati vari, sembrano aver fatto una gara nel lanciare un segnale confuso ed a tratti contrastante alla pubblica opinione, anche a quella competente,su contagi,rischi,chiusure,aperture,vaccini e chi più ne ha più metta….
 
Questo difetto comunicativo ha prodotto effetti devastanti su tanti aspetti della sanità pubblica a tutti i livelli e su tutte le istituzioni.
Proviamo allora ad immaginare, in maniera semplice e scevra da pregiudizi e retro pensieri, come possa accadere una cosa così semplicemente deleteria da parte di una classe medica e scientifica che, tutto sommato, non avrebbe nulla da invidiare ad altri settori della scienza…
 
Ovviamente è necessariamente da escludere ogni tentativo di ricostruzione basata su ipotesi fantasiose o vagamente complottiste, non fosse altro per il fatto che ogni ipotesi del genere avrebbe bisogno di dati di conferma assolutamente attendibili e, di conseguenza, impossibili da dimostrare e, ancor di più, da reperire…
 
Sta di fatto che, negli ultimi decenni, la medicina è passata da una concezione ed una organizzazione storicamente derivante dalla medicina militare, che prevedeva divisioni, reparti, guardie e quant'altro ad una visione basata su aspetti e denominazioni derivanti da altri settori della scienza, in particolare quello della industria aeronautica, con i suoi hub, spoke e la sua check list.
 
Questo cambiamento, per certi versi epocale,è avvenuto in maniera tumultuosa, a seguito di provvedimenti legislativi ed organizzativi non sempre chiari e quasi mai realmente applicabili in una realtà estremamente complessa ed esclusiva come l'organizzazione dei servizi sanitari del nostro paese, lungo, stretto e pieno di diversità e di contraddizioni.
 
Sta di fatto, inoltre, che ogni cambiamento andava preparato e supportato da una adeguata formazione…Senza volerci addentrare nel complesso tema della formazione durante il corso di laurea e quello di specializzazione,salta agli occhi di tutti che,nel momento in cui si parla di dirigenza medica e delle professioni sanitarie, bisogna poi riempirla di contenuti.
 
Nei tempi attuali,non basta essere un ottimo “professional” per poter gestire una unità operativa…a tutti i livelli. Senza una adeguata conoscenza di realtà come gestione delle risorse umane e non, budget, benchmark VRQ, non si può arrivare a gestire una unità operativa,semplice o complessa e, men che mai, un dipartimento.
 
E tutte queste necessarie competenze non si possono raggiungere senza una adeguata offerta formativa, che preveda un ammodernamento dei programmi dei corsi di laurea e di specializzazione… non si può demandare il tutto a successivi master, o corsi organizzati dalle università e dalle regioni in maniera frettolosa e non sempre obbligatoria ed adeguata. Di questo contesto formativo deve assolutamente far parte la realtà comunicativa, non fosse altro che per evitare che la pubblica opinione si rivolga poi al cosiddetto “dottor Google”, con tutti i prevedibili e pericolosi effetti negativi che ne possono conseguire.
 
Diciamocela tutta, senza una adeguata comunicazione non si va da nessuna parte, non si evitano i disagi, per non dire i disastri, che sono successi in questi ultimi periodi, in particolare nella gestione della pandemia, con relativi riferimenti a terapie,prevenzione e immunizzazione attiva. Per di più, l'atteggiamento di chiudersi in una torre d'avorio nei reparti e nelle terapie intensive (ovviamente escludendo i reparti Covid e quelli in cui è necessario un normale filtro) non è affatto produttivo….
 
Dovremmo tutti sapere ed essere consapevoli che non si può vietare un ingresso nei reparti pediatrici o oncologici, ad esempio, in maniera indiscriminata, ai genitori ed ai familiari che sono in apprensione, quando le sepsi più insidiose e pericolose rimangono quelle nosocomiali.
 
In conclusione, quello che si dice sempre importante “sapere, saper fare, saper essere” non può realizzarsi senza un adeguato percorso di formazione.
 
A tutti deve essere chiaro che non si può saper fare e saper essere senza sapere. Deve essere considerato come un sillogismo aristotelico. Altrimenti corriamo il rischio che, di fronte ad una pandemia come questa o come quelle che, inevitabilmente, ci potranno essere in futuro ci faremo trovare ancora impreparati.
 
E allora, altro che piani pandemici,correremo un rischio ben più grave…quello di fare come il don Ferrante di manzoniana memoria.
 
Giulio Liberatore
Medico in pensione
Già Direttore UOC e Direttore Sanitario Aziendale
Già Segretario Generale Aggiunto COSMeD

10 Maggio 2021

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?
Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?

Gentile Direttore,ieri, sono state rese note le risultanti del monitoraggio delle liste di attesa, relativamente al primo semestre 2026. Il sistema, nel suo complesso, registra un avanzamento in termini di...

Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici
Medici di famiglia: se un lavoro non lo sceglie quasi nessuno, il problema è il modello, non i medici

Gentile Direttore,i dati pubblicati in questi giorni dalla Regione Emilia-Romagna fotografano una situazione che non può più essere ignorata. Non siamo di fronte a una professione privilegiata o ambita, come...