Sì al voucher salute, no agli intermediari

Sì al voucher salute, no agli intermediari

Sì al voucher salute, no agli intermediari

Gentile Direttore,
ho letto l’articolo  che propone l’assegnazione di un voucher per finanziare un’associazione sociale integrativa per accedere alle prestazioni sanitarie private. Stante l’opportunità e la convenienza di salvaguardare il SSN e di incrementare la prevenzione primaria che rappresenta la più efficace modalità per ridurre le richieste sanitarie, la sanità privata rappresenta la possibilità di assicurare le prestazioni non coperte dal SSN e la possibilità di tutelare la libera scelta ai cittadini.
 
Fa però specie che per garantire questa possibilità si proponga di ricorrere a un intermediario. L’intermediario costa (personale, strutture, organizzazione, strumenti, materiale, pubblicità) e i suoi dirigenti sono lautamente pagati.
 
Non sarebbe più conveniente eliminare l’intermediazione prevedendo le stesse agevolazioni fiscali per un accesso diretto al privato evitando in tale modo una concorrenza sleale che è stata incentivata con l’approvazione del decreto legislativosulla defiscalizzazione degli oneri per l’assistenza integrativa (aprile 2016)?  
 
Favorire i fondi sanitari integrativi (FSI) e le convenzioni, oltre alle criticità esposte su QS, potrebbe determinare altri due problemi:
 
Primo caso.
Il rimborso viene effettuato dal SSN. Come documentato da un’inchiesta di Milena Gabanelli, quando è il SSN a garantire il rimborso, aumenta il costo delle prestazioni in regime di convenzione. Una risonanza magnetica (mano, spalla, ginocchio, anca, piede) in un centro non convenzionato in Lombardia, Liguria e Veneto costa da 45 a 90 euro, mentre in un centro convenzionato costa da 133,28 a 188,45!
 
Secondo caso
Il rimborso viene effettuato dal FSI. In questo caso il FSI cerca di risparmiare il più possibile e lo fa convenzionandosi con i medici che accettano onorari spesso risibili pur di garantirsi il paziente. Ad esempio, nel caso delle cure odontoiatriche, alcune prestazioni devono essere gratuite (visita e ablazione tartaro) e altre fornite a onorari  molto bassi. Il rischio è che per tutelarsi dal rischio d’impresa si debba puntare sui numeri di accessi e sulla riduzione della qualità e della sicurezza. Lascio ai lettori immaginare cosa significa.
 
Da anni la Cao nazionale e le associazioni di categoria (ANDI e AIO) sollecitano il governo a prevedere un incremento della detraibilità fiscale per le cure odontoiatriche. In questo senso la proposta di un voucher sanitario potrebbe rappresentare una buona idea… evitando però l’intermediazione.
 
Nick Sandro Miranda
Odontoiatra, Tesoriere Omceo Udine

02 Luglio 2018

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