Emilia Romagna. Ausl Ferrara: il 30% delle prestazioni di ginecologia è in intramoenia

Emilia Romagna. Ausl Ferrara: il 30% delle prestazioni di ginecologia è in intramoenia

Emilia Romagna. Ausl Ferrara: il 30% delle prestazioni di ginecologia è in intramoenia
Pubblicati i dati che mettono a confronto l’attività ospedaliera libero professionale con quella istituzionale. La ginecologia è l'ambito in cui si ricorre di più all'intramoenia. Tra le specialità, percentuali maggiori si registrano anche in ortopedia (19,9%) e urologia (13,5%).

“Disciplinare, organizzare e regolamentare la libera professione è un obiettivo che ci siamo posti e ciò ha comportato un grosso impegno organizzativo per l’Azienda, soprattutto nell’ultimo anno”. Ad affermarlo è stato il direttore generale Azienda Usl di Ferrara Paola Bardasi, presentando il lavoro svolto in oltre 12 mesi e le principali azioni messe in campo.

In particolare, stata effettuata la ricognizione straordinaria degli spazi dedicati all’attività libero professionale intramuraria e dei volumi di attività. “L’Azienda ha cercato di ricondurre all’interno dell’Azienda i professionisti dipendenti dell’AUSL che svolgevano libera professione in studi privati e in studi convenzionati. A fronte di ciò nessun professionista dell’AUSL di Ferrara effettua più attività libero-professionale in studi convenzionati al di fuori dell’Azienda”, informa Bardasi.

Non è mancato neanche il supporto informatico, con l’adozione di una specifica infrastruttura di rete unica a livello aziendale fornita dalla Regione Emilia Romagna (CUP WEB ALPI) che consente al professionista la configurazione delle agende di prenotazione; la registrazione delle prenotazioni e delle prestazioni effettivamente erogate; l’effettuazione dei pagamenti con tracciabilità dell’incasso tramite Pos, farmacie autorizzate, macchine riscuotitrici, bonifici bancari, pagamenti on-line , anche dai professionisti a ciò autorizzati operanti in intramoenia allargata.

“È stato anche attivato l’Osservatorio aziendale permanente per il monitoraggio complessivo della libera professione: degli spazi dedicati, ai volumi di attività rispetto all’attività istituzionale e ai tempi di attesa” continua Bardasi. “Attraverso il lavoro di questo Osservatorio, l’Azienda ha costantemente sotto controllo i dati di attività, li analizza e – grazie al filo diretto che ha istaurato con tutti i professionisti – può monitorare lo svolgimento dell’attività professionale in rapporto all’attività aziendale. Ciò è stato reso possibile grazie anche ad una riorganizzazione aziendale che ha permesso l’attivazione di un ufficio dedicato alle autorizzazioni e del servizio ispettivo che vigila sulla libera professione”.

“Il monitoraggio puntuale, preciso e costate della libera professione in relazione ai tempi di attesa della corrispondente attività in regime istituzionale – conclude il direttore generale – restituisce una ‘fotografia’ aggiornata delle situazione aziendale” ciò consente all’Ausl di “migliorare le performance ed – in caso di tempi di attesa alti – l’Azienda interviene con misure correttive aumentando le prestazioni in regime istituzionale, che riducono le prestazioni in libera professione”.

Dal confronto dei dati sul volume di prestazioni erogate in libera professione e quello in regime istituzionale emerge che l’attività libero professionale nell’azienda sia nettamente inferiore a quella istituzionale: le percentuali maggiori si registrano in ginecologia (30,2%), ortopedia (19,9%) e urologia (13,5%), discipline dove la libera professione è  utilizzata maggiormente dai pazienti, che scelgono  il professionista a cui affidarsi.

Tra i valori più alti segue la lungodegenza con il 17,3% e la cardiologia con il 12,5%.

 

21 Aprile 2015

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