Alzheimer. PET al florbetaben sensibile e specifica per la diagnosi

Alzheimer. PET al florbetaben sensibile e specifica per la diagnosi

Alzheimer. PET al florbetaben sensibile e specifica per la diagnosi
Secondo i ricercatori dell’Università di Lipsia, il florbetaben potrebbe rappresentare un valido strumento aggiuntivo nella diagnosi del morbo di Alzheimer o nella sua esclusione.

(Reuters Health) Il tracciante per PET noto come florbetaben ha dimostrato un’elevata sensibilità e specificità per il rilevamento delle placche di beta-amiloide in uno studio di fase 3 che ha paragonato immagini radiologiche in vivo ed istopatologia post-mortem. Secondo i ricercatori, il florbetaben potrebbe rappresentare un valido strumento aggiuntivo nella diagnosi del morbo di Alzheimer o nella sua esclusione. Secondo Osama Sabri dell’Università di Lipsia (Germani), autore dello studio, la PET al florbetaben identifica i depositi di beta-amiloide esattamente nella posizione in cui essi vengono riscontrati nel cervello dall’esame istopatologico. L’indagine ha implicato l’esame di immagini e tessuti cerebrali di 74 soggetti deceduti durante lo studio, che aveva inizialmente arruolato 216 partecipanti provenienti da 15 centri di Australia, Europa, Asia e Nordamerica.

Secondo l’autore, la PET al florbetaben garantisce un elevato grado di confidenza per quanto riguarda la presenza o assenza di placche amiloidi nel cervello, come riscontrato dalla sua elevata accuratezza diagnostica, e risulta generalmente sicura e ben tollerata. Dato il suo elevato valore predittivo negativo, il florbetaben può escludere in modo affidabile la patologia da beta-amiloide come causa di base del declino cognitivo. Ciò fornisce delle certezze per pazienti, medici e famiglie, e consente lo sviluppo e l’impiego di terapie in grado di modificare il decorso della malattia. Il florbetaben, approvato in Europa e negli USA nel 2014, è un agente per la visualizzazione dell’amiloide appartenente alla stessa classe del florbetapir e del flutemetamol. Molti esperti concordano sul fatto che questi agenti possano ritagliarsi uno spazio quali strumenti per l’incremento della confidenza diagnostica. Sono state stabilite linee guida adeguate per la selezione dei pazienti da sottoporre a questo tipo di esami, anche se la reale modifica della pratica clinica richiederà verosimilmente del tempo.

FONTE: Alzheimer Dement online 2015, pubblicato il 27/3)

Larry Hand
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Larry Hand

14 Maggio 2015

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