Cancro alla prostata: classificatore genomico predice il rischio di metastasi

Cancro alla prostata: classificatore genomico predice il rischio di metastasi

Cancro alla prostata: classificatore genomico predice il rischio di metastasi
E’ un innovativo classificatore genomico, si chiama ‘Decipher’ e permette di prevedere il rischio di metastasi e mortalità cancro-specifica in pazienti che hanno subito prostatectomia radicale. Lo studio su European Urology.

(Reuters Health) – Si chiama ‘Decipher’, è un classificatore genomico, un biomarker di 22 RNA genici in grado di prevedere il rischio di metastasi e mortalità cancro-specifica dopo trattamento del carcinoma della prostata. Il test prognostico è stato validato come predittore del rischio di metastasi e probabilità di morte specifica da cancro della prostata (PCSM) dopo prostatectomia radicale (RP). Lo studio è pubblicato su European Urology.

Lo studio
Paul L. Nguyen, del Dana-Farber/Brigham alla Harvard Medical School di Boston, e colleghi, hanno esaminato le prestazioni di Decipher attraverso ago-biopsie per predire le recidive e la mortalità in 235 uomini sottoposti a prostatectomia di prima linea o radioterapia con o senza terapia di deprivazione androgenica (ADT). Ogni incremento del 10% del punteggio ottenuto con il classificatore Decipher della biopsia è stato associato ad aumentato rischio di metastasi del 37%(p=0.018). Il tasso di metastasi rilevato a cinque anni dall'operazione era del 4,1% nei pazienti che, dalla biopsia, sul classificatore Decipher erano risultati “a basso rischio”, del 7,8% per quelli “a rischio intermedio” e del 21% per i pazienti che erano stati classificati come “ad elevato rischio”.


 


“Grazie a questo studio sappiamo che il test genomico può essere utilizzato al momento della diagnosi per aiutare i clinici a ottenere informazioni prognostiche accurate per i pazienti con carcinoma prostatico nei quali si sta valutando il tipo di trattamento – spiegano i ricercatori – i pazienti sanno che le informazioni prognostiche possono essere preziose a seconda che si scelgano terapie radianti o chirurgiche”. I risultati, commentano gli studiosi, suggeriscono che i pazienti con elevato rischio calcolato sul classificatore Decipher hanno anche una più elevata mortalità (9,4%) e proprio per questo porebbero essere sottoposti a terapia multimodale e arruolati in studi clinici destinati ai pazienti con malattia più aggressiva.

Fonte: European Urology

Reuters Staff

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

09 Giugno 2017

© Riproduzione riservata

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