Inibitori dell’Inteleuchina 17: una nuova strategia contro le metastasi del cancro della mammella?

Inibitori dell’Inteleuchina 17: una nuova strategia contro le metastasi del cancro della mammella?

Inibitori dell’Inteleuchina 17: una nuova strategia contro le metastasi del cancro della mammella?
Uno studio appena pubblicato su Nature rivela una particolare strategia messa in atto dai tumori per facilitare la comparsa delle metastasi, attraverso dei globuli bianchi ‘traditori’. Il messaggio tra tumore e globuli bianchi viaggia attraverso l’interleuchina-17, che i ricercatori pensano di bloccare utilizzando i farmaci già  in uso per l’artrite reumatoide

Il sistema immunitario è un prezioso alleato della salute, che svolge in modo silenzioso e continuo il suo compito di sentinella contro le infezioni, ma anche contro i tumori. Può capitare tuttavia che anche un sistema di controllo così attento ed efficace, alberghi delle ‘pecore nere’.
 
E’ quanto sostengono Karin de Visser e colleghi del Netherlands Cancer Institute che hanno scoperto come alcune cellule ‘traditrici’ del sistema immunitario, aiutino addirittura le cellule del tumore della mammella a produrre le metastasi. La scoperta, ritenuta di grande rilievo, è pubblicata online sulla rivista Nature.
 
Comprendere i meccanismi alla base della metastatizzazione dei tumori è da sempre stato un punto cruciale della ricerca oncologica. E’ di qualche anno fa l’osservazione che le donne con tumore della mammella con un elevato numero di neutrofili (un tipo di globuli bianchi) nel sangue sono ad aumentato rischio di metastasi.
Un dato non facilmente spiegabile se si considera che le cellule immunitarie sono ‘votate’ a proteggere l’organismo. Eppure la presenza di neutrofilia, secondo questa ricerca correlava con una prognosi peggiore nelle donne portatrici di tumore della mammella.
 
Il lavoro della de Visser adesso fornisce una possibile spiegazione a questo dato osservazionale. Alcune forme di tumore della mammella, secondo i ricercatori olandesi, sarebbero in grado di provocare un effetto domino a livello del sistema immunitario, producendo alcune molecole di segnale che, attraverso una serie di step intermedi, portano l’organismo a produrre più neutrofili.
Questo è quanto accade normalmente nel corso di una reazione infiammatoria, ma i neutrofili ‘attivati’ dal tumore, si comportano in modo strano, diverso dal normale. In particolare, questi neutrofili soggiogati dal tumore vanno a bloccare l’azione di altre cellule immunitarie, i linfociti T che sono le ‘sentinelle’ deputate al riconoscimento e a volte anche all’eliminazione delle cellule tumorali.
 
I ricercatori olandesi hanno individuato anche la ‘molecola-messaggio’ utilizzata dai tumori per far impazzire i neutrofili, farli produrre in grande numero, e portarli a bloccare l’attività dei linfociti T; si tratta dell’interleuchina 17, una proteina di segnale.
 
A riprova della validità di questa ipotesi, Seth Coffelt, primo autore dello studio, è andato a valutare la via dell’‘interleuchina 17-neutrofili’ in un modello animale (topo) utile per lo studio delle metastasi da carcinoma della mammella. Andando ad inibire la via interleuchina 17- neutrofili, gli animali presentavano molte meno metastasi del gruppo di controllo, nel quale questa via veniva mantenuta attiva.
 
“E’ molto importante sottolineare – spiega la De Visser – che l’inibizione della via dell’interleuchina 17-neutrofili previene solo la comparsa di metastasi, ma non influenza in alcun modo il tumore primitivo. Ciò significa che questa potrebbe rappresentare un’importante strategia terapeutica per impedire la diffusione metastatica dei tumori.”
 
Non essendo possibile inibire in blocco tutti i neutrofili dell’organismo, poiché questo esporrebbe al rischio di infezioni potenzialmente letali il paziente, i ricercatori ritengono che un approccio ragionevole per testare la loro ipotesi sarebbe l’impiego di farmaci anti-interleuchina 17, già utilizzati in clinica per il trattamento di patologie infiammatorie quali artrite reumatoide e psoriasi.
 
“Sarebbe interessante valutare l’impiego di questi farmaci – commenta De Visser –  nelle pazienti con tumore della mammella; questo approccio potrebbe riportare dalla parte giusta gli ‘ammutinati’ del sistema immunitario e bloccare così la loro attività di promozione delle metastasi”.
 
Nei Paesi occidentali si stima che una donna su otto sia a rischio di sviluppare un tumore della mammella nel corso della vita. La ricerca pubblicata su Nature è stata finanziata dalla Dutch Cancer Society.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

30 Marzo 2015

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