Osteoporosi. Per chi ne soffre più elevato il rischio di sordità improvvisa neurosensoriale

Osteoporosi. Per chi ne soffre più elevato il rischio di sordità improvvisa neurosensoriale

Osteoporosi. Per chi ne soffre più elevato il rischio di sordità improvvisa neurosensoriale
In uno studio dell’Università di Taiwan su oltre 40 mila soggetti, è emerso un collegamento tra osteoporosi e sordità improvvisa neurosensoriale, per un’incidenza di 10 su 10.000 pazienti.

Secondo una recente ricerca, chi soffre di osteoporosi ha un rischio quasi doppio di ammalarsi di sordità improvvisa neurosensoriale. La causa di questa malattia non è ancora nota; in genere interessa solo un orecchio. “Nella nostra pratica clinica abbiamo riscontrato che molti pazienti con osteoporosi lamentavano problemi di udito, così abbiamo cominciato a fare delle ricerche e siamo arrivati alla conclusione che, effettivamente, c’è una relazione causale tra le due malattie”, ha dichiarato uno degli autori dello studio, il dottor Kai – Jen Tien, dell’Università di Taiwan.
 
Il gruppo di lavoro di Tien per il suo studio ha analizzato dati relativi a 10.660 pazienti di Taiwan cui era stata diagnosticata tra il 1998 e il 2008 l’osteoporosi e 31.980 persone senza osteoporosi. I pazienti sono stati seguiti fino al 2011 ed è emerso che 91 di quelli senza osteoporosi erano stati colpiti da sordità improvvisa neurosensoriale, contro 155 nel gruppo con osteoporosi. Questi numeri, tradotti in tasso di sordità, corrispondono a 10 su 10.000 per i soggetti affetti da osteoporosi e 6 su 10.000 per le persone senza osteoporosi. L’incidenza della sordità improvvisa neurosensoriale è 1,75 volte maggiore nei pazienti con osteoporosi. Inoltre quanto più grave e avanzata è l’osteoporosi, maggiore è il rischio di sordità. Purtroppo lo studio non stabilisce se una diagnosi precoce e il trattamento dell’osteoporosi possano ridurre questo rischio. Tien sostiene che i medici non dovrebbero trascurare i problemi di udito nei pazienti con osteoporosi e che i pazienti a loro volta dovrebbero attivarsi immediatamente ai primi segnali.
 
Il dottor Rauch, direttore presso Il Massachusetts eye and ear Infirmary a Boston, pur elogiando la metodologia dello studio di Tien, ha sottolineato che la differenza tra i due gruppi di studio è minima ( 4 persone su 10.000 all’anno) e che questa ricerca non getta luce sulla comprensione dei meccanismi alla base della patologia. Afferma Rauch: “Questa malattia può essere trattata con steroidi solo però in una finestra temporale molto breve: non più di 2-4 settimane dalla sua insorgenza. Se si interviene in questo lasso di tempo, circa il 75% dei pazienti riacquista l’udito. Se non si interviene tempestivamente, non c’è più nulla da fare”.
 
Shereen Lehman
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Shereen Lehman

12 Maggio 2015

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