Tumore seno ‘triplo negativo’: individuato il gene ‘interruttore’ della forma più aggressiva. Ora si proverà a ‘spegnere’ questo gene

Tumore seno ‘triplo negativo’: individuato il gene ‘interruttore’ della forma più aggressiva. Ora si proverà a ‘spegnere’ questo gene

Tumore seno ‘triplo negativo’: individuato il gene ‘interruttore’ della forma più aggressiva. Ora si proverà a ‘spegnere’ questo gene
Questo cancro della mammella, detto ‘triplo negativo’, è composto in realtà da due forme tumorali diverse, originate da cellule differenti, di cui una nettamente più aggressiva. Proprio quest’ultimo tipo di tumore sarebbe determinato dall’‘accensione’ di un gene, chiamato ID4, che i ricercatori proveranno a bloccare. L’obiettivo sarà quello di trasformare la forma più violenta in quella più attenuata. Lo studio* su Nature Communications

Il tumore del seno detto ‘triplo-negativo’, un gruppo eterogeneo di manifestazioni tumorali che colpiscono la ghiandola mammaria, si divide in realtà in due malattie, ben distinte per eziologia ed origine, dato che esso è determinato da cellule differenti tra loro. Ad affermarlo, oggi, è uno studio scientifico condotto dal Garvan Institute of Medical Research, in Australia, che indaga le cause ancora poco conosciute di questo tumore. Lo studio è pubblicato* sulla rivista Nature Communications. I ricercatori, inoltre, hanno identificato un gene alla base della forma più aggressiva e si augurano di trovare una strategia per poter spegnere tale gene.
 
In base ai risultati dell’analisi odierna, la forma più aggressiva del triplo-negativo sarebbe determinata da cellule staminali, mentre quella un po’ più attenuata da cellule specializzate.
 
In generale, le cellule staminali possiedono caratteristiche simili alle cellule tumorali, tra cui la plasticità e la flessibilità, nonché la capacità di proliferare e diffondersi nei tessuti, una delle prerogative del tumore
Le cellule staminali, inoltre, giocano un ruolo essenziale sia nella crescita e nello sviluppo della ghiandola mammaria durante la pubertà e nel periodo della gravidanza, sia nella loro evoluzione in cellule specializzate, i cui meccanismi non sono noti.
Studiando tale evoluzione, i ricercatori hanno individuato un gene ‘responsabile’ del processo: si tratta del gene noto come ‘inibitore della differenziazione 4’ (sigla ID4), che, come una sorta di interruttore che può essere ‘spento’ o ‘acceso’, sembra determinare se la cellula staminale venga differenziata in cellula specializzata (spento) oppure rimanga staminale (acceso). Insomma, a questo gene sarebbe affidato un importante ruolo nella gestione di questo processo cellulare.
Quando in una cellula staminale gli alti livelli di ID4 sono ‘spenti’, gli altri geni preposti alla specializzazione cellulare sono al contrario completamente attivi. Inoltre, questo gene, non soltanto contraddistingue le cellule, ma sembra anche controllare una delle due forme del tumore del seno triplo negativo, e precisamente quella più aggressiva.
“Abbiamo osservato che l’ID4 è prodotto in quantità abbondanti circa nella metà di tutti i tumori al seno triplo negativo, e che queste forme hanno una prognosi particolarmente povera", ha affermato il Dottor Alex Swarbrick, che ha guidato il progetto di ricerca. “Abbiamo anche dimostrato che se si blocca il gene ID4 in modelli sperimentali di tumore al seno triplo negativo, le cellule tumorali smettono di dividersi”. Insomma, questo specifico gene sarebbe collegato alla forma tumorale più aggressiva e, ‘spegnendolo’, sembrerebbe intervenire sul processo di divisione delle cellule tumorali.

Bloccando questo gene, inoltre, si attivano il recettore estrogenico 3 e numerosi altri geni espressi dal tumore a miglior prognosi.
 “Il tumore del seno positivo al recettore estrogenico ha una prognosi relativamente buona grazie al fatto che il Tamoxifene è molto efficace nel bloccare l’estrogeno recettore e quindi la sua crescita”, ha sottolineato Swarbrick. “Stiamo discutendo, poi, se col blocco dell'ID4 possiamo essere in grado di modificare il tumore del seno ‘stem-cell-like’ [originato da cellule staminali ndr] in una forma meno aggressiva, che eventualmente possa rispondere al tamoxifene. Se stiamo agendo correttamente, questo risultato potrebbe essere sorprendente”.

Il prossimo passo per il Dottor Swarbrick e il suo team sarà quello di individuare il modo migliore per bloccare questo gene nell’uomo; il team, inoltre, sta pianificando sperimentazioni terapeutici su modello animale di topo per testare se ‘spegnendo’ il gene si ha un cambiamento nella risposta della malattia al farmaco citato.
“Non sappiamo ancora se dopo aver bloccato l’ID4 avremo un tumore estrogeno-dipendente – con un recettore estrogenico ‘efficace’ – oppure se si tratterà soltanto di una caricatura di uno di essi”, prosegue l’esperto, sottolineando come, attraverso tecnologie avanzate, sarà possibile, per il gruppo di ricerca, effettuare una mappatura completa delle interazioni del gene ID4.
 
Viola Rita
 
*Simon Junankar, Laura A. Baker, Daniel L. Roden, Radhika Nair, Ben Elsworth, David Gallego-Ortega, Paul Lacaze, Aurélie Cazet, Iva Nikolic, Wee Siang Teo, Jessica Yang, Andrea McFarland, Kate Harvey, Matthew J. Naylor, Sunil R. Lakhani, Peter T. Simpson, Ashwini Raghavendra, Jodi Saunus, Jason Madore, Warren Kaplan, Christopher Ormandy, Ewan K. A. Millar, Sandra O’Toole, Kyuson Yun, Alexander Swarbrick. ID4 controls mammary stem cells and marks breast cancers with a stem cell-like phenotype. Nature Communications, 2015; 6: 6548 DOI: 10.1038/ncomms7548

Viola Rita

30 Marzo 2015

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