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A chi giova la “guerra” tra medici e infermieri?

29 DIC - Gentile direttore,
la sua analisi nel merito della ripresa delle ostilità di fine anno tra la professione medica e quella infermieristica si conclude riprendendo la convinzione “… che tutti siano parimenti concordi che in una gerarchia reale (e non burocratica) di competenze e responsabilità sia giusto che sia il medico, nel bene e nel male, ad avere l’ultima parola”.
 
Tale convinzione è talmente logica nella sua sintetica linearità, che ha già ricevuto e continua a ricevere, in tutte le realtà del nostro SSN, ampie conferme di condivisione da parte della stragrande maggioranza di tutti i professionisti che mettono al servizio dei cittadini le loro competenze assistenziali.
 
Proprio per questo motivo spiace constatare ancora una volta che questo semplice concetto sia nuovamente ostacolato da una ripresa di attacchi virulenti alla professione medica, plurimi ma coordinati da un’unica regìa di palazzo che oggi tenta persino di delegittimare il ruolo istituzionalmente rappresentativo della professione medica esercitato dall’attuale Presidenza Fnomceo.

 
Tale tentativo di delegittimazione tenta di reggersi su argomentazioni surrettizie, che si spingono financo a parlare di “imbarazzi” su cui invece gli stessi argomentatori farebbero bene a riflettere in modo autocritico, dato che da sempre proprio loro ne fanno vessilli “di pura rivendicazione”.
 
Deve essere perciò rispedito a chi rappresenta professioni anch’esse importanti l’augurio del Presidente Nazionale Conaps “che un Ordine così importante (la Fnomceo, ndr), torni a svolgere il suo vero ruolo di garante soprattutto verso i Cittadini della qualità professionale di chi rappresenta e abbandoni logiche rivendicative di puri "diritti" di supremazia, questo non è un ruolo che compete ad un Ordine”.
 
Rimarchiamo senza mezzi termini che ancor maggiore imbarazzo dovrebbe essere vissuto da chi continua a tessere le fila di proclami rivendicativi basati sostanzialmente su una sempre sbandierata preponderanza numerica (e quindi strumentalizzata in un malcelato significato politico), mascherata sotto una autoreferenzialmente conquistata “dominanza culturale”, secondo i quali proclami “i medici devono ridimensionarsi dentro una logica di squadra, dove la parte del leone ce l’ha chi detiene la continuità dell’assistenza”. Come se la continuità dell’assistenza fosse un esercizio di potere e non un servizio reso al cittadino, senza sottacere la protervia che trasuda da quest’assurda pretesa di escludere i medici da tale continuità.
 
Ribadiamo che siamo tutt’altro che contrari ad una crescita professionale degli infermieri (e più estesamente di tutti gli altri professionisti sanitari), purché tale crescita non sia strumentale, come invece si è dimostrata sin dalla sua concezione, ad una intollerabile prevaricazione politico-amministrativa che mira ad esautorare i medici dalle proprie competenze, e che si rivela sempre più finalizzata ad un esclusivo vantaggio dei soli vertici gestionali di categorie che nel mondo reale delle loro professionalità appaiono essere del tutto estranee ad un tale “progetto messianico”.
 
Sottoscriviamo in pieno, pertanto, la replica della nostra Presidente Fnomceo agli strali lanciatile contro all’indomani del suo disappunto per la mancanza di modifiche al comma 566, introdotto con la Legge di Stabilità 2015, disappunto che condividiamo anch’esso in pieno, ricordando che “Nella realtà quotidiana delle nostre sale operatorie, dei nostri reparti d'ospedale, dei nostri ambulatori, i medici, gli infermieri, le altre professioni sanitarie continuano a lavorare in squadra, mettendo al servizio del paziente ognuno le proprie competenze, e a fare riferimento al medico come decisore ultimo e come primo responsabile della sicurezza delle cure e della riuscita del percorso assistenziale”, come ha affermato la Presidente Chersevani.
 
La “manina che ha fatto fallire la mediazione”, gentile Direttore, va quindi cercata nella precisa direzione di coloro i quali, anche attraverso pre-condivisioni e commistioni di interessi di parte, a livello sia politico che “tecnico”, continuano a condizionare pesantemente strategie Ipasvi che sopravanzano la sua attuale Presidenza, oltre che le reali aspettative delle professioni sanitarie che tentano di rappresentare impedendo un confronto e continuando invece a fomentare unilateralmente ostilità senza alcun senso.
 
L'Intersindacale Medica
(Anaao Assomed – Cimo – Aaroi-Emac – Fvm – Fassid (Aipac-Simet-Snr) – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Fimmg – Sumai – Snami – Smi – Fespa – Fimp – Cipe-Sispe-Sinspe – Andi – Assomed-Sivemp – Sbv)

29 dicembre 2015
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