Fine vita. Il Veneto approva la legge. E’ la quarta Regione italiana, prima di centrodestra
Il provvedimento di partenza (poi emendato, soprattutto per rafforzare le cure palliative) è quello di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, già alla base delle leggi approvate in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. A sostenere il provvedimento l’Opposizione ma anche esponenti di centrodestra, Lega in primis. Il provvedimento passa con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astenuti.
Il Consiglio regionale del Veneto ha votato e approvato la legge sul Fine Vita. Il via libera è arrivato con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astenuti. Un voto storico: il Veneto è la prima Regione di centrodestra a legiferare in materia (anche con i voti a favore del centrodestra) regolarizzando, con una propria legge, le procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale. A livello nazionale è la quarta Regione, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
ll testo della proposta di legge di iniziativa popolare presentato è lo stesso su cui l’Associazione Luca Coscioni ha avviato la raccolta firme in tutte le Regioni e che ha rappresentato le basi dei testi già approvati in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. La legge era già stata presentata e rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura, dopo il mancato via libera ai primi articoli. Ripresentata nella Legislatura attuale ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto, con particolare attenzione al potenziamento della rete delle cure palliative.
Il voto in Veneto è arrivato dopo due giorni di discussione. Il risultato non era scontato ma ieri era già arrivato un forte segnale politico con la bocciatura (anche con i voti della Lega) della questione pregiudiziale sollevata da Stefano Valdegamberi, di Futuro Nazionale. Valdegamberi contestava l’invio del testo direttamente in Aula nella XII legislatura (applicando nuovamente l’articolo 20, comma 6, dello Statuto regionale, che prevede l’iscrizione automatica all’ordine del giorno dopo sei mesi per i progetti di iniziativa popolare ‘sui quali non sia stata presa alcuna decisione’) in quanto il progetto di legge era già stato discusso in Aula a gennaio 2024 e respinto, con l’indicazione del Consiglio di rinviare il progetto alla commissione competente. Ma ieri il ritorno in commissione è stato bocciata con 31 voti contrari (anche di centrodestra) e 16 voti favorevoli, che hanno voluto il testo subito in Aula.

Luca Zaia (Lega), ex presidente della Regione e oggi presidente del Consiglio regionale, negli scorsi giorni aveva scritto una lettera aperta per spiegare le ragioni del suo sì alla legge. “Ci sono momenti nei quali la politica deve avere la forza di rinunciare alla politica”, premette, auspicando che quello sul Fine Vita sia “un voto libero” ad qualsiasi schema politico prestabilito. “Chi è contrario a questa proposta – spiegava nella lettera Zaia – ha pieno diritto di esserlo. Chi è favorevole altrettanto. Chi conserva dubbi deve poterli esprimere senza essere arruolato in alcun fronte. Non dovrebbe esserci spazio per i sospetti reciproci, né per l’idea che chi sostiene una posizione abbia maggiore sensibilità o moralità di chi ne sostiene un’altra. Davanti a una materia tanto complessa, nessuno possiede il monopolio dell’etica”.
Zaia, però, insiste su un punto: il Consiglio regionale del Veneto “non sarà chiamato a decidere se il suicidio medicalmente assistito debba esistere oppure no in Veneto. Esiste già nel nostro ordinamento nazionale, entro un perimetro estremamente rigoroso, per effetto della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale”. Dunque, “se la legge regionale sarà approvata, il Veneto non introdurrà il fine vita. Se non sarà approvata, il Veneto non lo cancellerà”. Ma la politica regionale, è il richiamo del presidente dell’Assemblea legislativa, “deve decidere invece se assumersi la responsabilità di organizzare procedure chiare, la presa in carico delle richieste, le verifiche e l’assistenza sanitaria necessaria. Possiamo avere il coraggio di disciplinare ciò che compete alla Regione oppure scegliere di non scegliere, mettere la testa sotto la sabbia e lasciare ancora una volta pazienti, famiglie e operatori sanitari nell’incertezza”.
Quanto alle polemiche in merito all’inadeguatezza del sistema delle cure palliative, Zaia osservava: “Le cure palliative sono un patrimonio straordinario della medicina e devono essere garantite, rafforzate e rese accessibili a tutti. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che esse esauriscano necessariamente ogni domanda sul fine vita. Esistono persone che pongono una questione diversa, legata alla propria idea di dignità e di autodeterminazione”. E “nessuno dovrebbe essere costretto, per effetto della scelta di altri, a vivere una condizione che considera per sé insopportabile quando l’ordinamento gli riconosce, in presenza di precisi requisiti, la possibilità di chiedere diversamente”.
Proprio sulle cure palliative insistono alcuni degli emendamenti presentati in Aula. Lo ha spiegato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, nel suo intervento alla seduta di ieri, parlando di un emendamento sulla “necessità di informare adeguatamente in merito alla possibilità di accedere alle cure palliative” e sulla previsione che “la commissione multidisciplinare permanente, prima di verificare i requisiti di accesso al suicidio medicalmente assistito, valuti se, formalmente, questa proceduta è avvenuta, cioè se al soggetto è stata preventivata la possibilità di accedere alle cure palliative”. Inoltre, ha aggiunto Stefani, “un passaggio nel testo che dice che le cure palliative, qualora siano state scelte, devono essere permesse con criterio di priorità assoluta”. Il presidente della Giunta ha anche annunciato che firmerà “una proposta di legge per il potenziamento della cure palliative nel nostro territorio”.
Il presidente Stefani ha anche osservato come “chi oggi dice che stiamo discutendo una legge che introduce il suicidio medicalmente assistito dice una cosa giuridicamente falsa. In Veneto ci sono già stati tre casi di accesso di accesso al suicidio medicalmente assistito che hanno avuto esito positivo. Io voglio partire da questi tre casi e pensare che magari non hanno avuto una procedura così adeguata come potremmo costruirla con una proposta di legge”.
“Credo – ha concluso Stefani – che un presidente della Regione abbia la responsabilità di potenziare le cure palliative, potenziare l’alleanza terapeutica, prendersi cura dei propri cittadini, a partire dai più fragili, da chi è più in difficoltà. Tutto questo, però, è assolutamente subordinato al fatto che un presidente ai propri cittadini debba dire la verità: e il diritto, così come la vita, non è negoziabile”.
L’ufficio stampa della Giunta ha poi diramato anche un comunicato stampa in cui Stefani dichiarava: “Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari. Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. Lo dichiara il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, a seguito del voto in Consiglio regionale sugli emendamenti che ha presentato al progetto di legge nato dall’iniziativa popolare “Liberi subito”.
“Il mio obiettivo è semplice e ringrazio le forze di maggioranza per averlo compreso e sostenuto: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste – spiegava e ribadiva Stefani nella nota – Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito. L’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale nel dirimere le valutazioni. La priorità alle cure palliative e obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse, nel momento della richiesta di suicidio medicalmente assistito”.
Non tutti, all’interno della Lega, hanno condiviso, però, la linea del sì. “La discussione sul fine vita tocca le corde più profonde della coscienza di ciascuno di noi, ma l’Aula consiliare della Regione Veneto non è la sede idonea per legiferare su una materia così complessa e delicata. Per questo motivo ho espresso il mio voto contrario alla proposta di legge regionale”, ha dichiarato ieri in una nota il consigliere regionale Filippo Rigo (Lega-Liga Veneta) che puntualizza: “Approvare un provvedimento di questo tipo a livello locale significa prima di tutto commettere una forzatura istituzionale, poiché la competenza esclusiva in materia di diritti civili e ordinamento civile spetta unicamente al Parlamento nazionale. Muoversi in ordine sparso tra le Regioni rischia di creare un caos inaccettabile su temi etici”.
Sul fronte del centrodestra, Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) sosteneva ieri in una nota che “la risposta alla disperazione non può essere la collaborazione al suicidio, ma una comunità che non abbandona mai chi soffre”. Quella in Veneto, aggiungeva, è “una pura partita politica” che vede “da un lato c’è una Sinistra progressista, atea e radicale come Alleanza Verdi e Sinistra e il Pd che persegue la sua storica visione ideologica; dall’altro ci sono forze granitiche nel difendere la tradizione cristiana, la vita e l’identità veneta come Resistere Veneto. In mezzo c’è l’ago della bilancia: la Lega. Gli elettori Veneti, che hanno votato in massa a destra credendo nei valori della famiglia e della vita, vogliono risposte chiare. Chi dice ‘Viva San Marco’ come vota oggi? Vota con la Sinistra radicale o sceglie la linea della civiltà e della tradizione veneta? Voglio proprio vedere come faranno gli esponenti leghisti a presentarsi al mondo cattolico e moderato avendo a curriculum un voto a favore del fine vita”, concludeva Lovat.
Alla vigilia della riapertura della discussione,Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, aveva sottolineato come la risposta al tema dovesse “trovare altre risposte. Quelle di una sanità che aiuti, accompagni, sostenga la vita anche nella sua fare di massima sofferenza”.
“La nostra contrarietà – le precisazioni di Borgia nella nota – non vuole e non deve mai trasformarsi in un giudizio nei confronti di chi, vivendo condizioni di sofferenza estrema, arriva a chiedere di porre fine alla propria vita. Difendere la vita significa anche avere rispetto per quella sofferenza, rafforzare le cure palliative e la terapia del dolore, sostenere le famiglie e garantire che nessuno si senta abbandonato nel momento della maggiore fragilità. È proprio qui che può insinuarsi quella cultura dello scarto che dobbiamo contrastare: non nella persona che soffre e nelle sue scelte, ma nella convinzione che può maturare in chi è più fragile di non essere più utile, di essere diventato un peso per gli altri, di non essere più compreso o che, semplicemente, non valga più la pena continuare. Una società autenticamente solidale deve fare esattamente il contrario: far sentire quella persona ancora parte della comunità, circondarla di vicinanza e affetto e garantirle una risposta sanitaria e assistenziale capace di alleviarne concretamente la sofferenza. La libertà della persona va rispettata, ma dobbiamo contemporaneamente creare tutte le condizioni perché nessuno arrivi a una scelta irreversibile sentendosi solo, abbandonato o privo di alternative”.
La risposta delle istituzioni, per il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, “non può quindi limitarsi alla verifica dell’esistenza di determinate condizioni. Deve anzitutto garantire che quella persona sia realmente accompagnata, ascoltata e messa nelle condizioni di conoscere tutte le possibilità attraverso le quali la sua sofferenza può essere alleviata. Cure palliative realmente accessibili, assistenza domiciliare, sostegno psicologico e supporto alle famiglie sono parte integrante di qualsiasi discussione seria sul fine vita. La nostra posizione – conclude Borgia – rimane dunque saldamente dalla parte della vita, ma vuole esserlo innanzitutto dalla parte della persona. Significa tutelare chi è più fragile, accompagnare chi soffre, rispettarne la dignità e impedire che una scelta così estrema possa diventare la conseguenza della solitudine, della paura di essere un peso o dell’assenza di alternative”.
E dalla responsabile nazionale dipartimento famiglia e valori non negoziabili di FdI, Maddalena Morgante, erano arrivate posizioni nette: “Il suicidio assistito è fallimento, in Veneto Fdi vota NO. Il Veneto voterà sul Fine Vita. Un’imposizione inaccettabile su una materia che non è assolutamente di competenza regionale e che rappresenta un tentativo forzato di sostituirsi al Parlamento. Il suicidio assistito non è la risposta, ma il tragico fallimento di una società che rinuncia a prendersi cura dei più fragili. Di fronte alla sofferenza, l’unica vera priorità su cui le istituzioni devono investire con coraggio e determinazione è il potenziamento radicale delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, garantendo che nessun malato si senta mai solo o abbandonato. Confermiamo con convinzione la nostra posizione che non è mai cambiata, votando no a un provvedimento dannoso per tutta la collettività che ci fa solo regredire”.
“Fratelli d’Italia ancora una volta dimostra di essere coerente, schierata da sempre e senza compromessi a difesa della sacralità della vita dal concepimento al suo naturale tramonto. Perché la vita è un valore non negoziabile e oggi lo riaffermiamo con forza”, chiudeva il messaggio di Morgante su Facebook.
Quanto ai tre consiglieri veneti di Forza Italia, il partito ha lasciato libertà di coscienza sul tema. Il consigliere Jacopo Maltauro, ha, da parte sua, sottolineato stamani in Aula che, “cristiano o non cristiano, è naturale avere paura a ragionare sul porre fine alla vita. Non è frutto di un atteggiamento retrogrado e poco lucido, è una inclinazione naturale per l’uomo, e ancora più difficile per un cristiano”. E “la fortuna preziosa di far parte oggi di un partito che ci ha concesso ha concesso la libertà di coscienza, mi ha spinto a valutazioni ulteriori, portandomi il peso potente di queste premesse dolorose. Questo stimolo mi ha portato in queste ore a cambiare più volte la posizione. Sono cristiano ma quando siedo in Aula sono un rappresentante dei veneti e, dunque, non vale solo la mia convinzione personale”. A partire da queste premesse, Maltauro ha dichiarato come “approvare una legge che regolamenta un fenomeno che esiste non è una scelta radicale, della sinistra o della destra, ma un atto di responsabilità politica” per “dare risposte alle persone che le cercano”.
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Zaia: “Dal Veneto una legge di civiltà. Una risposta ai pazienti, alle famiglie e ai medici”
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Rocco (Riformisti Veneti in Azione): “Giornata storica per il Veneto. Il Consiglio Regionale ha saputo superare gli schieramenti ideologici”
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Brescacin (Lega-LV): “Una scelta di responsabilità. Nessuno deve essere lasciato solo davanti alla sofferenza”
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Baldan (M5S): “Soddisfatto per l’approvazione della legge regionale, rappresenta l’equilibrio possibile per impegnare il Parlamento a legiferare in materia”
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Bozza (FI): “La legge rischia di far passare un messaggio sbagliato, sarebbe bastato un atto amministrativo. Ma bene emendamenti su cure palliative e azione dei medici su base volontaria”
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Szumski e Lovat (Szumski Resistere Veneto): “Testo stravolto dagli emendamenti. La destra ha messo nel sacco la sinistra”
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Manildo (Pd e Centrosinistra): “Determinanti per l’approvazione della legge sia nei numeri che nel lavoro responsabile di confronto e definizione del testo. Storico passo in avanti per il Veneto”
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Borgia (FdI): “Contrari alla legge. Abbiamo difeso la vita e la libertà di coscienza. No alla politica dei buoni e dei cattivi”
02 Settembre 2026
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