Medio Oriente. Oms: “Estensione fragile del cessate il fuoco, ma i rischi sanitari restano gravi”

Medio Oriente. Oms: “Estensione fragile del cessate il fuoco, ma i rischi sanitari restano gravi”

Medio Oriente. Oms: “Estensione fragile del cessate il fuoco, ma i rischi sanitari restano gravi”

Nonostante il fragile cessate il fuoco, il conflitto in Medio Oriente continua a causare gravi crisi sanitarie: oltre un milione di sfollati in Libano, rischio colera, crollo delle forniture mediche e 8,8 milioni di persone a rischio povertà. L'Oms invia 100 tonnellate settimanali di aiuti sanitari da Dubai.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il quinto rapporto globale sulla situazione sanitaria nei Paesi colpiti dal conflitto in Medio Oriente. Il quadro che ne emerge è quello di una regione ancora altamente volatile, nonostante una fragile estensione del cessate il fuoco che offre solo una pausa limitata e incerta alle ostilità.

Le minacce per la salute restano acute e persistenti, alimentate da spostamenti di massa, sovraffollamento nei rifugi collettivi e l’interruzione diffusa dei servizi essenziali. Tra i rischi più immediati figurano i traumi, le interruzioni delle cure salvavita per le malattie non trasmissibili e l’accesso limitato ai medicinali essenziali.

In Libano, nonostante alcuni rientri, oltre un milione di persone rimangono sfollate, con un rischio elevato di focolai di malattie trasmissibili, tra cui la diarrea acquosa acuta e il colera, a causa del collasso dei sistemi idrici e igienico-sanitari.

Non si registrano nuovi incidenti ambientali nell’ultima settimana, ma persistono rischi residuali legati ai danni precedenti alle infrastrutture energetiche e idriche, inclusa la potenziale contaminazione e le minacce agli impianti di desalinizzazione. La ridotta disponibilità di cargo sta inoltre limitando le catene di approvvigionamento medico e la logistica della catena del freddo, sebbene non si siano verificati guasti su larga scala. Alcune riduzioni della produzione di prodotti farmaceutici e sanitari sono state segnalate a causa delle limitazioni di carburante e prodotti petrolchimici.

Diversi Paesi stanno attuando misure di mitigazione, tra cui la priorità al carburante per gli ospedali e i servizi sanitari essenziali, insieme a un maggiore ricorso ai generatori di riserva.

Gli sfollamenti interni e transfrontalieri dal Libano rischiano di interrompere ulteriormente l’assistenza sanitaria primaria, i servizi materno-infantili e la gestione delle malattie non trasmissibili, mettendo a dura prova sistemi sanitari già fragili.

Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, l’impatto socioeconomico della crisi è enorme: fino a 8,8 milioni di persone rischiano di cadere in povertà, di cui oltre 5 milioni nella Repubblica islamica dell’Iran, con perdite economiche previste fino a 299 miliardi di dollari.

L’Oms continua a collaborare con le autorità nazionali, i propri uffici Paese e i partner per monitorare gli sviluppi, sostenere la continuità dei servizi salvavita e rafforzare la pianificazione della preparazione e della risposta. L’organizzazione rimane preoccupata per il rischio di danni alle infrastrutture civili, comprese le strutture sanitarie e gli impianti idrici come i dissalatori, che aggraverebbero ulteriormente le minacce alla salute pubblica.

Nonostante le difficoltà, l’hub logistico globale dell’Oms a Dubai continua a facilitare il movimento di circa 100 tonnellate di forniture sanitarie essenziali a settimana, per un valore di circa un milione di dollari. Tra questi, materiali per traumatologia e chirurgia d’emergenza, progettati per supportare la gestione immediata di lesioni traumatiche e ferite potenzialmente letali in contesti in cui la capacità del sistema sanitario è gravemente compromessa.

L’Oms sta infine raccogliendo dati più granulari sugli attacchi alle strutture sanitarie, per rafforzare la sensibilizzazione e informare la pianificazione operativa, individuando dove le lacune sono più acute e dove l’assistenza è più urgentemente necessaria. Misure di salvaguardia, compresa la prevenzione dello sfruttamento e degli abusi sessuali, sono state integrate nelle operazioni di emergenza e nel coinvolgimento dei partner in tutti i Paesi.

24 Aprile 2026

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