Inchiesta su certificati migranti nei CPR. De Matteis (Smi): “Solidarietà ai medici indagati”

Inchiesta su certificati migranti nei CPR. De Matteis (Smi): “Solidarietà ai medici indagati”

Inchiesta su certificati migranti nei CPR. De Matteis (Smi): “Solidarietà ai medici indagati”

Smi accanto alla Fnomceo, all’Omceo di Ravenna e alla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni per esprimere solidarietà ai medici indagati per presunti falsi certificati che avrebbero evitato il trasferimento dei migranti nei Cpr. “La cura non è un reato”, sottolinea de Matteis.

“Esprimiamo solidarietà ai sei medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Ravenna che, qualche giorno fa, sono stati in relazione ad alcuni certificati medici rilasciati a migranti per i quali era stata disposta la detenzione nei CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio”. Lo dichiara, in una nota, Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito dello SMI e componente dell’Associazione “Asmev Calabria” (Onlus di medici volontari operanti su territorio nazionale e in diversi contesti esteri, tra i quali l’Eritrea in Africa).

La visita serve a valutare l’idoneità dei migranti irregolari prima di essere trasferiti nei Centri di permanenza per il rimpatrio. La visita attesta se vi siano condizioni che rendono la persona incompatibile con la detenzione nel centro. “Sono controlli medici – ricorda lo Smi – finalizzati a verificare che una persona non abbia malattie contagiose, problemi di salute cronici, disturbi psicologici o psichiatrici che non potrebbero essere curati dentro a un CPR, anche perché in molti casi non ci sono ambulatori medici al loro interno, ma solo presidi sanitari con un medico presente per alcune ore al giorno. I medici, nel caso di Ravenna, s’ipotizza, avrebbero volontariamente firmato certificati incompleti o attestato condizioni non vere, come una patologia o un rischio per la salute, per evitare che i migranti entrassero nei CPR, facendoli risultare non idonei”.

“Rammentiamo che i medici hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute. I medici valutano solo lo stato di salute dei pazienti, non sono deputati ad esprimersi su altre questioni. La loro azione medica non può essere sottoposta a logiche di parte e di natura politica. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai medici coinvolti e sosteniamo l’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, perché la cura non è un reato e non deve discriminare nessuno” conclude De Matteis.

17 Febbraio 2026

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