Il “Ghetto sanitario” per le persone LGBTI

Il “Ghetto sanitario” per le persone LGBTI

Il “Ghetto sanitario” per le persone LGBTI

Gentile Direttore,
abbiamo letto di due eventi molti importanti sulla gratuità dei test genetici per tumore al seno e dell'esistenza di un canale scientifico sulla Salute delle persone Senior ma abbiamo anche capito, girando tra i siti delle associazioni proponenti ed organizzatrici che in nessun modo questi riguarderanno le persone LGBTI.
 
L'effetto, anche rispetto alle importanti innovazioni terapeutiche per l'HIV e alla ricerca innovativa dell'ISS relativa alle persone Transgender, è quello di produrre oggi un Ghetto Sanitario in cui le persone LGBTI siano rappresentate solo per HIV e Transizione di Genere.
 
Gli articoli scientifici internazionali, siccome in Italia non esiste finora nessuna ricerca nel merito, dimostrano che le persone LGBTI hanno specifiche esigenze sanitarie e soprattutto subiscono una serie di ostacoli formali, burocratici, relazionali, fino all'omo-transfobia sanitaria.
 
Un nostro breve sondaggio online dimostrò che anche in Italia le donne lesbiche e bisex che richiedano il Pap Test subiscono discriminazione e rischiano di essere rifiutate per un pregiudizio inaccettabile. Ancora più difficile è la condizione delle persone Transgender e Intersessuali che ovviamente hanno nel corso della propria vita delle modifiche del corpo o della condizione ormonale o della condizione anagrafica, che possono diventare un ostacolo burocratico nella richiesta degli esami di Screening.
 
Fermo restando che anche i maschi obesi hanno bisogno di fare la Mammografia ed eventualmente gli esami genetici per il rischio di Tumore al Seno, è oggi noto che le persone Transgender, maschi, donne o non binarie che siano, abbiano comunque un rischio tumorale al seno, per le quali è necessario che nei futuri protocolli sia inserita la Gratuità Indipendentemente dal Genere e dal Sesso Anagrafico.
 
Nel merito della Terza età, la condizione degli attuali Senior LGBTI è molto particolare, dal momento che spesso hanno vissuto un'esistenza nascosta e sono nati in epoche in cui la omo.transfobia e la misoginia erano feroci.
 
Durante la vecchiaia e nel fine vita le persone LGBTI oggi hanno una serie di problemi che sono generalmente ignorati dalle strutture socio-sanitarie:
1) Rivittimizzazione in strutture eteronormate o religiose;
2) Demenza con ritorno a memorie drammatiche anche se poi durante la vita si è fatto Coming Out e si è vissuti serenamente;
3) Conseguenze di Stili di Vita pericolosi, in assenza di prevenzione, diagnosi e perfino di cure adeguate a causa della discriminazione reale o della paura dell'omo-transfobia sanitaria;
4) Bisogno di conforto da parte di Partner non riconosciuti, Famiglia di Scelta, e di dialogo rispetto a queste relazioni e, data l'età dei lutti conseguenti;
5) Bisogno di essere difesi da familiari che li hanno abbandonati durante la vita, maltrattandoli, ma che possono avere interessi economici relativi ad eventuali eredità;
6) Maggiore povertà, in realtà, della maggior parte delle persone LGBTI, e Solitudine, con assenza di Caregivers e possibilità di pagare badanti o anche solo di essere accompagnati per motivi sanitari… ecc
 
Anche per loro speriamo che i canali del Ministero della Salute si aprano a queste tematiche per le quali restiamo a disposizione come consulenti scientifici per garantire la necessaria Formazione e l'organizzazione di Protocolli/PDTA ufficiali a tutela della Salute delle persone LGBTI.
 
Manlio Converti
Psichiatra
Presidente AMIGAY aps
 

21 Luglio 2021

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