Trapianto di rene da donatore vivente. Opportunità terapeutica, sicurezza, multidisciplinarietà, comunicazione: un convegno al Tor Vergata

Trapianto di rene da donatore vivente. Opportunità terapeutica, sicurezza, multidisciplinarietà, comunicazione: un convegno al Tor Vergata

Trapianto di rene da donatore vivente. Opportunità terapeutica, sicurezza, multidisciplinarietà, comunicazione: un convegno al Tor Vergata
Se negli Usa la percentuale dei trapianti da donatore vivente rispetto ai trapianti da donatore cadavere è circa del 30% (e in Gran Bretagna addirittura del 50%), nel nostro Paese la percentuale si ferma al 12%. Il convegno nella speranza che “nell’immediato futuro il numero dei trapianti di rene da donatore vivente al Ptv sarà incrementato”, secondo l'auspicio di Frittelli, Dg del Ptv

“Il trapianto di rene da donatore vivente rappresenta una fondamentale opportunità terapeutica per i pazienti affetti da insufficienza renale in fase terminale.  La presenza al Policlinico Tor Vergata di una équipe multidisciplinare di altissimo livello mi rende fiduciosa nel ritenere che nell’immediato futuro il numero dei trapianti di rene da donatore vivente al Ptv sarà incrementato”. Con questo auspicio Tiziana Frittelli, Direttore Generale del Policlinico Tor Vergata (Ptv) di Roma, ha aperto i lavori del convegno che si è tenuto nel policlinico romano venerdì 8 giugno. Si tratta sicuramente un'ottima notizia sia per i pazienti e le associazioni, che per i medici nefrologi, i chirurghi, gli infermieri ed i tecnici presenti nella gremita Aula Anfiteatro del Policlinico.

Il presidente del congresso Giuseppe Tisone ha poi spiegato come in Italia si eseguano ancora troppi pochi trapianti di rene da donatore vivente in confronto ad altri paesi del mondo: “Negli Usa – spiega infatti Tisone – la percentuale dei trapianti da vivente rispetto ai trapianti da donatore cadavere è circa del 30%; nel Regno Unito addirittura del 50%, in Italia solo del 12%. Per aumentare questo numero è importante informare il paziente di questa opzione terapeutica molto precocemente, anche prima dell’inizio del trattamento dialitico poiché tale trapianto può essere effettuato anche nella cosiddetta modalità 'pre-emptive' cioè prima dell'inizio della dialisi, con risultati eccezionali”.

Nicola Torlone, del Centro Regionale Trapianti Lazio ha illustrato altre modalità per incrementare il numero dei trapianti di rene da vivente: il trapianto in caso di incompatibilità Abo e il protocollo nazionale “Cross Over”. Quest'ultimo in particolare consiste nella possibilità che donatori viventi di coppie incompatibili possano donare a riceventi di altre coppie (anch'esse incompatibili) in maniera incrociata.

Giuseppe Iaria, chirurgo del Centro Trapianti del Ptv, ha sottilineato il ruolo della comunicazione: relazione, modalità e figure che sono dovrebbero essere maggiormente coinvolte nell'informazione ai pazienti ed ha annunciato che a tal fine il Ptv attiverà un ambulatorio dedicato, a cui i nefrologi del territorio potranno comunicare i nominativi dei pazienti candidati a trapianto da vivente e dei potenziali donatori per iniziare lo studio sulla “idoneità della coppia”. È solo attraverso uno studio accurato infatti che è possibile garantire con assoluta sicurezza al donatore di non subire alcun danno dalla donazione di un organo che peraltro, se opportunamente seguito nel tempo dopo la donazione, avrà addirittura una sopravvivenza superiore alla media della popolazione generale, come hanno dimostrato gli studi riportati nella sua presentazione da Emiliano Staffolani, Nefrologo del Ptv.

“Il trapianto da vivente rappresenta per il paziente la migliore possibilità terapeutica poiché i suoi risultati, anche a lungo termine, sono nettamente superiori al trapianto da donatore cadavere”, ha sottolineato Alessandro Anselmo, chirurgo del Centro Trapianti del Ptv, organizzatore e moderatore dell'evento. Inoltre oggi la chirurgia laparoscopica offre la possibilità di eseguire l'intervento di donazione del rene attraverso tecniche mininvasive, senza dolore, con una degenza ospedaliera di appena 2 giorni e con pronto recupero del donatore.

Queste tecniche, illustrate con l’ausilio di documentazione video, comprendono la chirurgia laparoscopica pura, la tecnica hand assisted e la robotica e sono state discusse e messe a confronto in una in una tavola rotonda a cui hanno partecipato tra gli altri Roberto Cacciola, consultant surgeon del Royal Hospital di Londra e Pierluigi Bove, urologo del Ptv. L'audience ha inoltre potuto partecipare in modalità interattiva alla creazione di scenari clinici in cui è stato simulato il processo di valutazione e studio del donatore. Si è trattato sicuramente un'iniziativa di successo che è auspicabile possa costituire un impulso all’incremento di questo tipo di trapianti nella Regione Lazio.

11 Giugno 2018

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