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Assemblea Farmindustria. Cattani: “Settore farmaceutico strategico per salute e crescita”. E poi al Governo: “Fissare limite al payback”. Bocciata la revisione del prontuario proposta da Aifa
Il presidente degli industriali del farmaco, rieletto per il terzo mandato, indica quattro priorità: payback, politica Usa sui prezzi, revisione del prontuario e tempi di accesso ai farmaci. Nel 2025 il comparto vale 74 miliardi di produzione, 69 miliardi di export e oltre 300mila occupati considerando l’indotto. “Serve un’alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti e affrontare i rischi geopolitici e sanitari”. E poi ribadisce: "Spesa farmaceutica non è fuori controllo, è un investimento".LE SLIDE DI CATTANI
Un settore industriale che corre più della media europea, sostiene l’export nazionale, investe in ricerca e produzione e rivendica un ruolo sempre più strategico non solo per la salute, ma anche per la crescita economica e la sicurezza del Paese. È il messaggio lanciato oggi da Farmindustria in occasione dell’Assemblea 2026, ospitata all’Auditorium Conciliazione di Roma e dedicata al tema “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”.
Al centro della relazione del presidente Marcello Cattani, rieletto ieri per il terzo mandato alla guida dell’associazione per il biennio 2026-2028, i risultati raggiunti dal comparto e le criticità che rischiano di frenare la competitività dell’Italia nella nuova geografia mondiale degli investimenti farmaceutici.
I numeri, sottolinea Farmindustria, fotografano un settore in forte espansione. Negli ultimi dieci anni l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 248%, più degli altri grandi Paesi europei e della media Ue, ferma al +148%. Nel 2025 il comparto ha raggiunto 69 miliardi di euro di export e 74 miliardi di produzione, arrivando a rappresentare circa il 2% del Pil nazionale. Gli addetti diretti sono 72.200, che diventano oltre 300mila considerando filiera e indotto.
Il contributo alla crescita delle esportazioni è considerato da Farmindustria particolarmente rilevante anche rispetto agli obiettivi fissati dal Governo. Per raggiungere quota 700 miliardi di euro di export entro il 2027, il Paese dovrà aumentare le esportazioni di 73,8 miliardi nel periodo 2022-2027. Secondo l’associazione, l’industria farmaceutica ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita dell’export, pari a circa un terzo dell’incremento atteso.
Ma il messaggio dell’Assemblea non riguarda solo i numeri economici. Farmindustria rivendica anche il valore sanitario dell’innovazione farmaceutica. Oggi, ricorda l’associazione, l’aspettativa di vita in Italia è vicina agli 84 anni, con un aumento medio di tre mesi all’anno negli ultimi cinquant’anni. In 25 anni la mortalità complessiva è diminuita del 31%, quella per patologie croniche del 41% e quella per neoplasie del 27%.
“Un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale”, ha affermato Cattani. “L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo”.
La ricerca, evidenzia Farmindustria, viaggia a una velocità senza precedenti. Nel mondo sono 23mila i farmaci in sviluppo, il doppio rispetto a dieci anni fa, tra molecole di sintesi chimica e prodotti biotech. Se tra il 2013 e il 2022 venivano approvati in media 58 nuovi farmaci all’anno, nel periodo 2023-2025 la media è salita a 78 nuovi medicinali annui. L’intelligenza artificiale sta inoltre accelerando i processi: gli studi clinici condotti con piattaforme di IA sono aumentati dell’82% tra il periodo 2016-2020 e quello 2021-2025, con tempi di ricerca che possono ridursi fino al 40%.
Per consolidare questi risultati, Farmindustria indica quattro priorità da affrontare con le Istituzioni.
La prima riguarda la politica della Most Favored Nation promossa dall’Amministrazione statunitense, che punta a riequilibrare il finanziamento dell’innovazione a livello globale chiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli Usa. Una dinamica che, secondo Cattani, rischia di penalizzare la competitività europea. “Mentre Usa e Cina aumentano gli strumenti per attrarre investimenti, l’Europa rischia di diventare meno competitiva”, ha osservato il presidente di Farmindustria, segnalando una riduzione del 40% dei lanci di nuovi farmaci in Europa nei dieci mesi successivi all’annuncio della MFN.
In questo quadro si inserisce anche il nodo del payback farmaceutico, che nel 2025 ha raggiunto circa 2,4 miliardi di euro. Per Farmindustria si tratta di un elemento di incertezza che penalizza l’Italia, anche perché nello schema MFN viene considerato come una riduzione del prezzo. Cattani lo definisce “una tassa sulle tasse” e chiede di fissare subito un limite pari al livello del 2023, cioè 1,6 miliardi, per poi superarlo progressivamente nell’arco di tre anni, introducendo un sistema basato sul valore delle terapie e sui costi evitati.
La seconda priorità è la revisione del prontuario terapeutico avviata dall’Aifa. Farmindustria esprime preoccupazione per le proposte ricevute dalle aziende e chiede che le decisioni restino guidate dalla scienza e dal valore terapeutico. “La personalizzazione delle cure è una delle grandi conquiste della medicina moderna”, ha detto Cattani. “Non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il Ssn, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi”.
Il terzo tema riguarda la necessità di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, integrare i benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini e aumentare gli investimenti del Ssn. Per Farmindustria servono modelli basati su valore ed esiti delle cure, valutazioni Hta capaci di considerare anche le dimensioni sociali, economiche e organizzative, e un superamento del sottofinanziamento della spesa farmaceutica.
Il quarto nodo è quello dei tempi di accesso. Secondo il WAIT Indicator di Efpia, ricorda Farmindustria, in Italia servono circa 400 giorni perché un farmaco, dopo l’approvazione europea, venga autorizzato a livello nazionale. A questi tempi si aggiungono poi quelli legati all’inserimento nei prontuari regionali. Da qui la richiesta di un meccanismo strutturato di early access, con l’obiettivo di rendere disponibili i nuovi farmaci dal primo giorno dopo l’approvazione dell’Ema.
Un capitolo specifico è dedicato alla ricerca clinica. L’Italia, secondo il Rapporto 2025 “Missed Opportunities” elaborato da Altems, è al quarto posto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati, ma continua a scontare ritardi organizzativi. In media occorrono 148 giorni per avviare l’arruolamento effettivo dei pazienti, 36 giorni in più rispetto alla Spagna. Secondo le stime citate da Farmindustria, ogni 2,5 giorni di ritardo equivalgono a un paziente perso per studio. Nel triennio 2022-2025 questo avrebbe comportato 10.540 pazienti non arruolati e una perdita potenziale di circa 180 milioni di euro per il Ssn.
Farmindustria propone quindi un Manifesto per fare dell’Italia un punto di riferimento europeo nella ricerca clinica e preclinica. “Dove si fa ricerca si cura meglio”, ha dichiarato Cattani. “L’Italia ha tutte le competenze per passare dall’attuale quarto al secondo posto in Europa negli studi clinici entro cinque anni. Dobbiamo accelerare autorizzazioni e procedure, valorizzare i dati e la Real World Evidence, investire nelle competenze Stem e medico-scientifiche, rendere strutturali gli incentivi alla ricerca e rafforzare le partnership tra imprese, università, Irccs e centri di eccellenza”.
In chiusura, l’associazione esprime apprezzamento per il percorso di riforma avviato da Parlamento e Governo e per l’obiettivo di arrivare entro l’anno a un Testo unico della farmaceutica, considerato una “grande opportunità” per rafforzare la competitività del settore. Ma chiede un ulteriore impulso politico.
“Siamo in una fase decisiva”, ha concluso Cattani. “Nei prossimi anni verranno allocati dall’industria farmaceutica globale nuovi investimenti in ricerca e produzione: gli Usa si sono già aggiudicati più di 400 miliardi. L’Italia ha tutte le carte in regola per attrarne una parte importante, ma servono scelte veloci e coraggiose. Ci appelliamo a tutto il Governo affinché la nostra Nazione resti protagonista della nuova geografia mondiale dell’innovazione e della produzione farmaceutica, diventando un hub per gli investimenti”.
Farmindustria accoglie infine con favore la proposta avanzata da Confindustria di riallocare 20 miliardi di euro di risorse strategiche pubbliche, senza aumento del debito, destinandone un terzo alla sanità, un terzo alla crescita e un terzo alla scuola, ritenendole leve decisive per competitività, innovazione e benessere sociale.
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