Progetto Eupati. Al via il 22 aprile a Dublino la terza tappa annuale

Progetto Eupati. Al via il 22 aprile a Dublino la terza tappa annuale

Progetto Eupati. Al via il 22 aprile a Dublino la terza tappa annuale
Il workshop dell'iniziativa lanciata a livello europeo tratterà l'implementazione del progetto nei 12 Paesi coinvolti. Raccolta una nuova adesione, quella dell'Associazione Medici Endocrinologi. "E' importante poter contare su pazienti consapevoli per una migliore gestione della malattia sia cronica che rara, e che partecipano attivamente, attraverso l’attenzione alle cure e il dialogo con lo specialista".

Al via il 22 aprile a Dublino la terza tappa annuale del progetto Eupati, l’Accademia europea dei pazienti sulle terapie innovative. Nel corso del workshop verrà trattata l’implementazione del progetto nei 12 Paesi coinvolti. “In Italia, rispetto a quanto succede negli altri Paesi Europei, il rapporto tra le associazioni dei pazienti, da un lato, e le aziende farmaceutiche e le istituzioni sanitarie, dall’altro, è evidentemente improntato ad una maggiore collaborazione se, come constatiamo – spiega Rinaldo Guglielmi, Presidente Ame – Associazione Medici Endocrinologi, il nostro è il Paese dove c’è stata una più ampia partecipazione sia dei pazienti che dell’industria e delle istituzioni al progetto Eupati, l’Accademia Europea dei pazienti sulle terapie innovative. La presenza di 105 associazioni di pazienti, di 15 aziende farmaceutiche e di 12 istituzioni al lancio della National Platform, l’assemblea di Eupati, ne è una dimostrazione”.

“Il progetto Eupati avviato nel 2012 – prosegue Dominique Van Doorne, responsabile Ame per il progetto Eupati e membro del comitato esecutivo Eupati Italia – si pone l’obiettivo di formare i pazienti e i loro familiari sul lungo processo di ricerca e sviluppo dei farmaci, con l’obiettivo finale di dare ai pazienti gli strumenti per poter dialogare pariteticamente con i medici, le istituzioni, le aziende farmaceutiche e gli enti di ricerca. I pazienti chiedono, come evidenziato da una ricerca pubblicata sul Bmj recentemente, di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni riguardanti la ricerca, la partecipazione ai protocolli clinici, i comitati bioetici, i consensi informati e la medicina preventiva e predittiva”.

“L’endocrinologia, continua Van Doorne, tratta un numero molto rilevante di pazienti, considerando che afferiscono a questa specialità tre tra le più diffuse patologie: infatti il diabete, le malattie della tiroide e l’osteoporosi colpiscono, insieme, circa 14 milioni di italiani ma, in endocrinologia sono oltre 300 le malattie rare che colpiscono oltre 3000 persone, solo in Italia, per le quali la diagnosi è molto difficile e può portare ad un ritardo diagnostico che può arrivare anche a 10 anni. In questi casi è importante poter contare su pazienti consapevoli per una migliore gestione della malattia sia cronica che rara, e che partecipano attivamente, attraverso l’attenzione alle cure e il dialogo con lo specialista e l’esperienza che solo il paziente ha della sua malattia”.
 

21 Aprile 2015

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